03/12/2013

Figli del Cielo

Proponiamo ai nostri lettori una riflessione inviataci da una scrittrice – imprenditrice romana, colpita dalle notizie sul dilagare dell’eutanasia – anche per bambini – in Belgio

Il senso della vita comincia dalla sua dipendenza. Le nostre vite dipendono da tutto ciò che è intorno a noi. Nulla di ciò che siamo o facciamo è un nostro diretto merito e niente è qui per caso. Senza mangiare moriremmo; senza dormire non saremmo capaci di vivere; se non sapessimo respirare, non potremmo camminare; se i nostri genitori non ci avessero messo al mondo, non esisteremmo. Non vedremmo niente, se non avessimo due occhi; non capiremmo nulla degli altri, se non potessimo ascoltarli; non saremmo in grado di ricordare la nostra vita, se non potessimo conservare la memoria della nostra storia; non impareremmo niente se l’esperienza non servisse a renderci tutti più saggi e più dotti; non avremmo nulla da raccontare, se fossimo davvero padroni di noi stessi. La vita si svolge e noi ne siamo, troppo spesso, saccenti spettatori. E’ una storia già scritta che nel dna di ognuno di noi mette il disegno preciso della nostra unicità, incidendo nei nostri cuori una sola verità: nulla ci appartiene e tutto ci prescinde.
Questo dovremmo dire ai nostri figli e ai nostri giovani quando ci chiedono cosa sia la vita, perché siamo qui e come mai a volte tutto sembra così duro, così strano, così indesiderato. Dovremmo confortarli insegnando loro cosa davvero rende la vita una cosa straordinaria e unica, pur nelle sue difficoltà. Dovremmo aiutarli a camminare verso il Cielo, indicare loro la via e puntare sempre lo sguardo verso l’alto, dove tutti andremo, dove già siamo. Dovremmo parlar loro d’amore, di bene, di bellezza, di accoglienza, di fede e di generosità, con l’esempio quotidiano e con quello che facciamo.
In un tempo in cui il Belgio apre la prima porta estrema sull’eutanasia estesa anche ai minori, non ci sarà altra via che ricordare loro sempre più spesso che tutti noi siamo Figli del Cielo. Non decidiamo quando, come o quanto vivere, né in quale posto, né con chi. Non scegliamo un colore di capelli o la lingua da parlare. Con lo stesso indomato, supremo stupore non sappiamo per cosa saremo ricordati, chi feriremo o chi renderemo felice. Sappiamo soltanto che Dio ci ha voluti qui, che ci ama come siamo, che è pronto in ogni momento a tenderci la mano e che la prima Grazia che ci dona, non per merito ma per virtù, è la vita: la nostra prima, vera, grande vocazione. Giorno per giorno, con lei cresciamo dipinti dalla mano di un Creatore che di ogni storia fa un’opera d’arte, un romanzo d’autore.
Sta a noi crescere i nostri figli, tra una fiaba e l’altra, aiutandoli a chiedersi se tutto questo sia soltanto un caso o uno strano scherzo del destino, o se Dio c’è. Allora cambierà tutto, la loro vita, la loro storia.

di Giorgia Petrini

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