26/10/2013

“Sono fiero di quel che ho fatto”. Così parla Gosnell, boia e guru degli aborti

I bambini del titolo sono quelli a cui il dottor Kermit Gosnell ha fatto lo “snipping”, ovvero la recisione del midollo spinale. Una sorta di decapitazione nelle fasi più avanzate della gravidanza. “Gosnell’s Babies” è un libro-confessione. “Sulla mente del medico abortista più famoso d’America”, recita il sottotitolo. Il ginecologo dirigeva la Women’s Medical Society al 3801 di Lancaster Avenue a Philadelphia, la città dell’Amore Fraterno. Si trattava di una delle cinque cliniche d’America in cui si eseguivano “aborti a nascita parziale”, ovvero oltre la 24esima settimana di gravidanza.
“Volevo essere una forza positiva per le minoranze”, dice Gosnell nel libro scritto assieme al giornalista Steve Volk, l’unico ammesso a intervistare il dottore. “Aspiravo alla perfezione per i miei pazienti, a dare loro quello che avrei dato a mia figlia”. Gosnell ha praticato centinaia di interventi attraverso una sforbiciata alla colonna vertebrale, che separava il cervello dal resto del corpo dei bambini. Lo scorso maggio è stato condannato per l’omicidio di tre neonati, colpevole di centinaia di casi di infanticidio, di gestione corrotta, di omicidio per la morte di Karnamaya Mongar, deceduta dopo un aborto fallito, e di ventuno dei ventiquattro aborti oltre il limite di 24 settimane. Ma secondo Leon Kass, bioeticista principe sotto i due mandati di George W. Bush, il caso Gosnell indica qualcosa di più rispetto ai sofismi legali che circondano l’aborto in America. Si tratta della “mancanza di orrore che circonda ormai il maltrattamento della vita umana”. Ed è proprio questo che emerge dal libro scritto a due mani con Volk.

Gosnell parla dell’aborto come di una “war on poverty”, della guerra alla povertà, di un “servizio”. “Il dottore ha un forte senso della giustizia per quel che faceva, per cui qualunque regola avesse infranto ne valeva la pena”, spiega il giornalista. “Vede il mondo come un luogo oscuro in cui lui svolgeva una funzione nobile”. Gosnell attacca il profilo cattolico della pubblica accusa al processo. “Lo sapeva che Seth (Williams, il procuratore generale di Philadelphia, ndr) era un chierichetto?”. Il dottore, che nel libro si dice “spiritualmente innocente”, confessa di aver chiesto di lavorare per la Gates Foundation, l’ammiraglia umanitaria del patron di Microsoft, e per quella dell’ex presidente Bill Clinton. “Come ho fatto a uccidere quei bambini?”, scrive il dottore. “Erano vittime di una guerra più grande, perché la loro nascita e la loro sofferenza avrebbe rappresentato un danno maggiore. Non provo rimpianto per quello che ho fatto”. Così parla il boia degli aborti.

“Chi è il mostro qui?”
Intanto questa settimana il prestigioso mensile The Atlantic dedica all’argomento una lunga inchiesta, dal titolo “La nuova frontiera dell’aborto”. Visto che è risultato impossibile rovesciare la sentenza Roe vs. Wade che nel 1973 ha trasformato l’aborto in un diritto costituzionale, come la libertà di parola, i pro life stanno cercando di vietarlo oltre la ventesima settimana. Dodici stati, compresa la Camera dei Rappresentanti, hanno già votato per mettere fuori legge l’aborto oltre quel limite temporale.
Vietare l’aborto dopo venti settimane rappresenta la nuova frontiera del movimento antiabortista, volto a riportare indietro i limiti stabiliti dalla Corte Suprema”, scrive l’Atlantic. “La sentenza Roe vs. Wade ha legalizzato aborti fino a quando un feto è vitale al di fuori del grembo materno, a 24 settimane. L’argomento del movimento antiabortista è che un feto può sentire dolore a venti settimane, ma l’obiettivo finale è molto più radicale: lanciare una sfida legale alla Corte Suprema che dovrebbe rovesciare Roe”.

“L’idea del dolore del feto è qualcosa che sapevamo gli americani erano disposti ad accettare”, spiega Mary Spaulding Balch, architetto legale della battaglia delle venti settimane per la National Right to Life. I sondaggi vedono infatti una solida maggioranza nazionale a favore della messa fuori legge dell’aborto oltre le venti settimane. Intanto la battaglia si combatte a colpi di immagini choc, fatte per motivare l’opinione pubblica. Il senatore dell’Arkansas e beniamino dei Tea Party, Jason Rapert, ha paragonato l’aborto tardivo alle stragi con il gas del presidente Bashar el Assad contro i civili in Siria. “Si pensa sempre all’Olocausto, al Ruanda, all’11 settembre, ma che ne è di noi?”, ha detto Rapert. “Cos’è smembrare un feto dentro l’utero di una donna? Chi è il mostro qui?”.

di Giulio Meotti

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