11/06/2016

Femminicidio: un grande business contro la famiglia

Di tanto in tanto si torna a parlare di femminicidio. Alcuni terribili fatti di cronaca servono per rimettere al centro dell’attenzione la “questione femminile”.

Ora, se è vero che la violenza sulle donne (come qualsiasi altra forma di violenza, specie sui più deboli) va decisamente condannata, è altrettanto vero che il femminismo e gli ideologi gender strumentalizzano ed enfatizzano la cosiddetta violenza di genere (anche truccando i dati) con un fine ben dichiarato: la distruzione della famiglia naturale, ritenuta un sistema oppressivo e maschilista da cui liberarsi (non a caso esiste persino una teologia della liberazione in salsa femminista).

Le ridicole “quote rosa”, che Renzi ha voluto inserire nella nuova legge elettorale, sono una delle tante conseguenze di questa strategia della tensione tra maschi e femmine voluta dal mondo radical-progressista.

Dietro al “femminicidio” c’è pure un grande giro d’affari ed è molto evidente in Spagna, dove però i media, quasi totalmente asserviti al politicamente corretto, fanno finta di niente.

Il quotidiano on-line Actuall ha avuto il merito di svelare qualche altarino grazie all’Associazione Erich Fromm: un gesto di grande coraggio, dato il clima di terrore, censura e persecuzione che regnano sul tema.

Bisogna sapere che il governo Zapatero, nel 2004, approvò una Legge contro la violenza di genere, per applicare la quale venne poi elaborato un Piano strategico contro la violenza sulle donne e fondato l’Osservatorio statale per vigilare su questi casi di violenza. Una vera e propria macchina burocratica mangia-soldi.

Infatti, con la complicità e la connivenza di tutte le forze politiche presenti nel Parlamento spagnolo (compreso quindi il centro-destra, che ha il suo spazio in questo business), a guidare tali organismi governativi sono principalmente quattro associazioni femministe legate al Partito socialista: la Fundación Mujeres, la Federación de Mujeres Progresistas, la Federación Nacional de Asociaciones de Mujeres Separadas y Divorciadas e la Asociación de Mujeres Juristas Themis. Ebbene, queste stesse associazioni ricevono ingenti finanziamenti statali (pagati quindi dai contribuenti) per il loro “lavoro”: ben 2,5 milioni di euro all’anno! femminicidio_violenza-di-genere_Spagna

Ovviamente più casi di femminicidio ci sono, più denaro viene elargito, perché in teoria più lavoro c’è da fare. Viene dunque il grande sospetto che molti casi di violenza vengano costruiti ad arte o inventati, pur di prendere soldi e creare un clima di tensione utile ad applicare certe politiche. I media, poi, enfatizzano talmente tanto i (pochi) casi di reale violenza, che nell’arco di tempo in cui la notizia fa il giro di giornali, radio, tv e web, inevitabilmente i fenomeni di donne maltrattate aumentano davvero. Con grande gioia dei gruppi femministi e progressisti summenzionati.

Sempre l’Associazione Erich Fromm ha scoperto che l’87,7% dei casi di presunta violenza di genere, finiscono senza alcuna condanna, spesso perché palesemente inventati e senza alcuno straccio di prova. Ma la cultura di fondo sottesa alla legge spagnola (ed è una tendenza presente pure in Italia) è che la donna è sempre vittima e l’uomo sempre carnefice; l’uomo, per il fatto stesso di essere tale, ha sempre e comunque torto e non può vedersi applicata la presunzione di innocenza. La norma prevede che l’uomo denunciato, prima che venga emessa alcuna condanna a suo carico, può comunque essere detenuto, cacciato di casa e inabilitato a occuparsi dei figli. I vantaggi, insomma, sono tutti per le donne, mai per gli uomini. I casi di divorzio sono assai eloquenti, con i padri costretti a chiedere un posto letto e un pasto caldo alla Caritas ed impossibilitati a vedere i propri figli. Il femminismo radicale , peraltro, nasconde le molte violenze delle donne sugli uomini.

Ma allora chi è che in realtà fa del sessismo? Chi discrimina? E chi promuove e incentiva la violenza tra sessi, anziché la naturale mutua collaborazione?

Federico Catani


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