02/02/2020

Fecondazione artificiale, i rischi di un inganno per donne e figli

L’infertilità è spesso causa di sofferenza, ma la “toppa” potrebbe essere decisamente “peggiore del buco”. Se una coppia non riesce ad avere figli, il “rimedio” troppo frequentemente proposto è la fecondazione artificiale.

I motivi etici per cui essere contrari a questa pratica si sprecano: essa comporta il sacrificio (una vera strage) di numerosissimi embrioni (cioè vite umane, bambini) affinché uno possa annidarsi in utero ed affrontare la gravidanza.

Ma non è tutto. La fecondazione artificiale causa anche seri rischi, a breve e a lungo termine, sia per le donne che per i figli. La Società italiana di pediatria (Sip) e il Sindacato italiano degli specialisti pediatri (Sispe), durante un convegno dal titolo “Procreazione medicalmente assistita: il bambino al centro”, «hanno constatato l’esistenza di una correlazione fra malattie fisiche e psichiche crescenti dei bambini e i nati da fecondazione artificiale», spiega La Nuova Bussola Quotidiana.

Questi ultimi potrebbero, infatti, «presentare alcune problematiche specificamente connesse alla possibile prematurità» e «a disturbi […] del comportamento, del linguaggio, deficit di attenzione, iperattività e disturbi dello spettro autistico», ha affermato Teresa Mazzone, presidente del Sispe, citando anche «dati sui giovani adulti nati da Pma che hanno dimostrato, ad esempio, maggiori problemi relativi all’ansia e all’assunzione di bevande alcoliche rispetto ai nati naturalmente».

E ricordiamo che uno studio pubblicato sull’American Journal of Obstetric & Gynecology indica, fra i pericoli per i bambini, quello di retinoblastoma, tumori del rene e del sangue, malformazioni congenite, tumori al sistema nervoso, leucemia e linfoma di Hodgkin.

Inoltre, avevamo già presentato un elenco di rischi che, come ha illustrato il professor Giuseppe Noia, ginecologo di fama internazionale e primario presso il policlinico Gemelli di Roma, possono colpire la donna che fa ricorso a questa pratica.

Per le “donatrici”, aumenta il rischio di tumore al seno. «Dopo la iperstimolazione ovarica circa il 10% delle donne soffrono di complicazioni immediate […] e più del 10% sono divenute sterili». In caso di gravidanza, aumenta il rischio di gestosi grave, gravidanze plurime, parti pretermine, ipertensione gestazionale, anomalie placentari, emorragie post partum, placenta ritenuta e parto cesareo.

«Per la “donatrice” di ovuli le emorragie interne e il sovradimensionamento delle ovaie hanno portato anche alla morte».

A ciò si aggiungono le considerazioni dei pediatri, che, nel citato convegno, hanno rilevato «una risposta emotiva molto forte da parte delle donne» alla quarta stimolazione ovarica, data la carica di aspettative e di sofferenza che accompagnano questa pratica, oltre che la «“sindrome del sopravvissuto”, che vede la madre considerare l’embrione sacrificato come l’eroe che si è appunto sacrificato per gli altri», nel caso della «soppressione di uno degli embrioni in utero, perché ritenuti eccessivi per la donna».

In conclusione, come nessuno ricorda (a differenza di noi), i nati dalla fecondazione artificiale «oggi hanno al massimo 40 anni»: ne serviranno altrettanti, o forse anche meno, per sapere come invecchieranno.

 

di Luca Scalise

 

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