23/10/2025 di Redazione

Famiglia e natalità: cosa c’è nella Legge di Bilancio (e cosa manca)

Lo scorso 17 ottobre il Consiglio dei Ministri ha approvato il testo base della nuova Legge di Bilancio 2026, che interviene su fisco, pensioni, sanità, ma anche su famiglia, natalità, minori e cura dei più fragili. Nel testo ci sono alcuni segnali incoraggianti verso la tutela della maternità e la valorizzazione del ruolo dei genitori, ma anche diversi nodi irrisolti e possibilità ancora da percorrere per migliorare ancora di più la proposta. Vediamo nel dettaglio i punti più rilevanti.

Resta il nodo dell’ISEE

Tra gli interventi principali:

  • Un’integrazione al reddito delle mamme che lavorano con due o più figli, pari a 60 euro per ogni mese da gennaio a novembre 2026, erogata in un’unica soluzione a dicembre, a condizione che il reddito da lavoro non superi 40.000 euro. Una misura sicuramente positiva, ma ancora troppo timida se pensiamo il bonus passa da 40 a 60 euro. 
  • Il testo interviene poi anche sui criteri ISEE, portando la franchigia sulla prima casa a 91.500 euro, con un incremento di 2.500 euro per ogni figlio dal secondo in poi e anche la scala di equivalenza viene ritoccata, aumentando il coefficiente per i nuclei con più figli. Tuttavia, non introduce la revisione strutturale che escluderebbe la prima casa dal calcolo complessivo e che adeguerebbe molto di più l’ISEE al numero dei componenti.
  • Sono stati, inoltre, confermati alcuni bonus già previsti negli scorsi anni come l’assegno unico, il contributo per l’asilo nido e quello per i nuovi nati da mille euro una tantum.

Altri punti della Manovra si dedicano poi alla promozione dell’occupazione femminile e genitoriale, prevedendo:

  • Esoneri contributivi per l’assunzione di madri con due o più figli, con uno stanziamento statale che cresce dai 5,7 milioni di euro per il 2026 fino ai quasi 29 milioni nel 2035.
  • Estesi anche i congedi parentali e di malattia per i figli minori: due anni in più - non più fino al 12esimo ma fino al 14esimo anno di età - entro cui poter godere del periodo di astensione dal lavoro. Si tratta di 10 mesi complessivi, contando entrambi i genitori, coperti con l'80% dello stipendio per i primi tre mesi e poi al 30%. 
  • E’ previsto poi di poter prolungare i contratti a termine in caso di sostituzione di una lavoratrice madre, per consentire un periodo di affiancamento fino al primo anno di età del bambino.

Cure ai fragili ed educazione dei minori

Per quanto riguarda l’educazione, la sanità e le cure da segnalare che la Legge di Bilancio:

  • Istituisce un fondo per le attività socio-educative a favore dei minori, con una dotazione stabile di 60 milioni di euro l’anno dal 2026. Le risorse andranno ai Comuni per centri estivi, servizi socio-educativi e centri ricreativi, con criteri di monitoraggio e verifica.
  • Prevede un fondo per il caregiver familiare, con 1,15 milioni nel 2026 e 207 milioni annui dal 2027. Si tratta di una base finanziaria concreta per riconoscere chi si prende cura in casa di un familiare non autosufficiente e fragile.
  • Stanzia per le cure palliative 20 milioni annui dal 2026, rafforzando la legge 38/2010. 
  • Amplia gli interventi contro le dipendenze patologiche, finanziando formazione degli operatori, prevenzione e reinserimento sociale.

Segnali importanti, insomma, per una società che voglia davvero curare sempre, promuovendo una cultura della prossimità. Infine per quanto riguarda l’associazionismo - ne avevamo già parlato - la Legge di Bilancio aumenta la dotazione complessiva, dunque il tetto massimo, del 5xMille a 610 milioni di euro a partire dal 2026, rispetto ai 525 milioni del quadriennio precedente. Una misura attesa e importante, che permette a enti e associazioni non profit - come Pro Vita & Famiglia onlus - di poter contare su più fondi per le loro attività di solidarietà e assistenza. 

Una buona Manovra, ma può diventare ottima

Guardando nel complesso alla Manovra, emergono segnali di attenzione ma anche mancanze e punti da migliorare. Il riconoscimento delle spese per la natalità come investimento pubblico resta per ora solo un auspicio, non ancora tradotto in norma vincolante né si prevede un buono scuola universale o una dote educativa. Mancano anche misure più drastiche per abbassare le tasse ai ceti medi a partire dalle famiglie con figli, e non c’è una tax unit familiare in grado di valorizzare il contributo dei genitori al bene comune. Per quanto riguarda le politiche attive per il lavoro femminile – pur presenti – appaiono parziali, perché non toccano le cause strutturali della denatalità: l’insicurezza economica e l’assenza di un contesto che permetta di conciliare famiglia, lavoro e vita. Nel campo delle cure, invece, la legge avvia un percorso molto positivo: il fondo per i caregiver, il sostegno alle cure palliative e gli interventi contro le dipendenze sono fondamentali, ma anche qui è possibile fare di più se pensiamo alla possibilità di una rete H24 realmente operativa e di avere standard minimi di assistenza definiti per legge. 

Un’occasione da non sprecare

In definitiva, dunque, possiamo dire che La Legge di Bilancio 2026 segna importanti passi avanti per la famiglia e la vita ed è dunque un’occasione importante che però non va sprecata. Ecco perché ci si aspetta - e ci si augura - che durante l’iter parlamentare arrivino emendamenti concreti a favore della natalità e della maternità, della scuola e della cura dei più deboli. Da qui a fine dicembre, infatti, è ancora possibile emendare il testo per tentare di battere quella che sembra la più importante strada da percorrere. Stiamo parlando di una riforma strutturale, una rivoluzione copernicana della famiglia e della vita in primis con una revisione più profonda dell’ISEE che alleggerisca il peso della prima casa, con politiche di conciliazione che non costringano le donne - e in generale le coppie - a scegliere tra lavoro e figli e un sistema fiscale a quoziente familiare. Solo così l’Italia potrà tornare a essere un Paese che accoglie la vita, sostiene la famiglia e guarda con speranza al futuro, soprattutto se pensiamo al dramma demografico che continua a segnare una tragica media di almeno 380.000 nascite annue in meno.

 

 

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