06/12/2021 di Manuela Antonacci

Eutanasia. Turri (Lega) in esclusiva: «Ecco cosa c’è dietro il Testo Unico e i pericoli che corriamo»

Il Testo Unico sul Suicidio Assistito arriverà in Aula, alla Camera, il 13 dicembre. Una proposta che rischia di aprire a una deriva mortifera senza precedenti nel nostro Paese. Intanto la discussione politica e partitica si fa infuocata, tra forze pro eutanasia e altre che vorrebbero bocciare totalmente il testo. Nel mezzo, invece, alcune proposte timidamente approvate dalla maggioranza, che aprono uno spiraglio di speranza ma, per ora, solo sulla questione dell’obiezione di coscienza. Per tutelare davvero malati, anziani e fragili c’è ancora tanto da fare e purtroppo questa non è sicuramente la strada giusta. Ne abbiamo parlato con il deputato Roberto Turri, capogruppo della Lega in commissione Giustizia

 

Il 13 dicembre sarà discusso dalla Camera, il Testo Unico sul Suicidio Assistito che, più che un tentativo di alleviare le sofferenze di chi è malato, appare come un invito subliminale a togliersi di mezzo, per chi si sente ormai “di peso”. Cosa ne pensa?

«È chiaro che l’intento di questa maggioranza è quella di aprire al suicidio assistito, peraltro, loro si fanno scudo della sentenza della Corte costituzionale [La Corte costituzionale con la sentenza 242/2019 definisce le condizioni in base alle quali un malato possa chiedere di accedere all’aiuto al suicidio ovvero: patologia irreversibile sofferenze fisiche o psichiche divenute intollerabili e  che sia tenuto in vita da un trattamento di sostegno vitale ndr] e il nostro tentativo, invece è quello di arginare il più possibile la deriva eutanasica. Peraltro non siamo d’accordo sull’impianto del ddl e anche sul fatto che il sistema sanitario possa supervisionare a queste operazioni. Abbiamo cercato anche di far stralciare l’articolo 1 ma non ci siamo riusciti, perché oltre le patologie reversibili e alla prognosi infausta, è rimasta la condizione clinica irreversibile che, a nostro avviso, apre ancora a situazioni simili a quelle di altri paesi che questa norma ce l’hanno da anni

 Si intravedono accordi di massima, in vista del 13 dicembre?

«Noi siamo contrari a questa norma e in ogni caso voteremo contro qualsiasi modifica che possa passare, perché è evidente che noi abbiamo capito che le modifiche che hanno accettato di apportare sono il massimo che potevano concederci. Quindi in Commissione Giustizia, abbiamo fatto il massimo che potevamo fare, ma ciò non vuol dire che in Aula non si cercherà, anche con i voti segreti, di introdurre altre modifiche».

I relatori della legge hanno deciso di aprire ad una delle principali richieste di Lega, Fi e Fdi, cioè la possibilità per il personale sanitario, di fare obiezione di coscienza. Si intravede qualche altro spiraglio?

«In realtà questa è l’unica nostra proposta che è stata accolta totalmente. Nel senso che, probabilmente, in Commissione, su quello che è l’articolo 5 bis, ovvero l’obiezione di coscienza, immagino che voteremo anche a favore. Perché a differenza delle altre modifiche che sono parziali e non ci soddisfano, in questo caso, è stata accolta completamente la nostra richiesta di introdurre l’obiezione di coscienza che prima non c’era proprio. Inoltre, inizialmente, era previsto, per l’obiezione di coscienza, che la regione controllasse e garantisse il servizio, anche attraverso la mobilità del personale. Una parte, questa, che è stata tolta nella riformulazione, perché poteva creare problemi, è comunque una proposta che arriva dai relatori e noi voteremo a favore della riformulazione. Sull’obiezione di coscienza abbiamo ottenuto quello che volevamo

La possibilità di ricorrere al suicidio assistito è prevista anche per chi “risulti affetto da sofferenze fisiche o psicologiche intollerabili”, come si fa a misurare una sofferenza psicologica, è una foglia di fico per permettere il suicidio assistito a chiunque? Anche questo aspetto della legge andrebbe rivisto?

 

«Anche questo è cambiato ed è stata una conquista importante, perché non è più sofferenza fisica “o” psicologica ma sofferenza fisica “e” psicologica. Quindi la mera sofferenza psicologica non è una condizione sufficiente. È una modifica fondamentale perché non potrà accedere a questo intervento il malato che ha una sofferenza solamente psicologica. Anche la Corte Costituzionale, nella sentenza, evidenziava questo che, effettivamente, poteva essere un problema, perché, mentre la malattia fisica è facilmente giudicabile, ci sono parametri per misurarla, la malattia psicologica, invece, non ha un parametro e a quel punto si poteva aprire a qualsiasi cosa».

Ci sono altre novità?

«Un altro discorso importante è quello del comitato clinico che poi valuta la relazione che gli invia il medico curante e il medico specialista. Inizialmente si era stabilito che il paziente che intendeva accedere a questo intervento si doveva rivolgere solo al suo medico curante, ma noi abbiamo fatto aggiungere anche il medico specialista: quindi c’è un doppio vaglio. Non è più solo il medico curante che fa la relazione e, riguardo questo punto, abbiamo anche aggiunto che il medico che ha ricevuto dal paziente la richiesta di morte, redige un rapporto dettagliato e documentato sulle condizioni non solo cliniche, ma, abbiamo fatto aggiungere, anche psicologiche, sociali e familiari del richiedente. Perché molte volte c’è anche una condizione di indigenza che può spingere il malato ad accedere al suicidio assistito».

Si sta tentando dunque, almeno di porre dei limiti, per evitare la deriva eutanasica?

«Di paletti ne abbiamo messi diversi, anche se non è affatto semplice. Questa è la linea che in Commissione Giustizia è emersa: cercare di rendere meno azzardato e semplice possibile, il ricorso al suicidio assistito.

Tuttavia non so se, su questa proposta di legge, per quanto riguarda il mio partito, sarà lasciata libertà di coscienza ad ogni singolo parlamentare. È vero che in Commissione, la Lega sta mantenendo la posizione che ho appena accennato. Quindi, per quanto ci riguarda, per noi è inaccettabile che il medico possa assecondare e supportare il malato in questo tipo di richiesta. Il medico deve curare e non certo porre fine alla vita delle persone. Quindi qualunque modifica sarà fatta, per noi non sarà sufficiente.  D’altronde questo provvedimento facciamo fatica a bloccarlo alla Camera, per cui cerchiamo almeno di “migliorarlo” il più possibile».

 

 

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