12/09/2019

Eutanasia, parla il Prof. Gambino: «Sensibilizzare la società alla cultura della vita»

Tra i vari interventi, e tra i più applauditi, che si sono susseguiti durante il convegno “Eutanasia e Suicidio assistito. Quale dignità della morte del morire?”, organizzato ieri dal tavolo “Famiglie e Vita” presso la Cei con la partecipazione di numerose associazioni pro life, c’è stato quello di Alberto Gambino, presidente di Scienza e Vita e Direttore del Dipartimento di Scienze Umane dell’Università Europea di Roma.

Intervistato da Pro Vita & Famiglia a margine dell’incontro, il prof. Gambino ha voluto spiegare il «falso mito dell’autodeterminazione» che finisce per trasformarsi in una reale mancanza di libertà, soprattutto per i malati e i più sofferenti. Ma il vero interesse della sua attività non è legato solo a questa fase storica, la battaglia è culturale e ce la spiega.

 

Prevalgono più le speranze o i timori dopo le parole di Conte al Senato e quali i vostri obiettivi?

«Il nostro ruolo è quello di far capire che questo tema riguarda anche le famiglie perché i malati non nascono così dal nulla, ma si trovano appunto all’interno di relazioni e di famiglie. Cercheremo di far capire e far passare un concetto che è antropologico e culturale prima ancora che politico, ovvero che il vero problema non è una legge, ma è la domanda, la logica sul tema della sofferenza. Per questo motivo, personalmente non porrei la questione sulla contrapposizione “legge sì-legge no”. È chiaro che noi siamo favorevoli ad un non pronunciamento della Consulta, però ci interessa anche riuscire a parlare al Paese reale, alle persone, altrimenti c’è uno scollamento tra realtà diverse. Il nostro interesse invece è proprio quello di rendere le persone consapevoli di quello di cui si sta parlando».

Rispetto a questa fase storica le varie associazioni si sono fatte sentire, però cosa serve ancora, cosa si può fare di più?

«Serve far diventare queste tematiche la quotidianità, cioè questa cosa non deve arrivare sempre quando si è arrivati al limite delle questioni e non dobbiamo fare solo campagne mediatiche. Al contrario c’è bisogno di parlare con la gente, dialogare e seminare una cultura della vita dal basso, perché la cultura della vita non si insegna ma si capisce».

 

di Salvatore Tropea

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