15/07/2019

Eutanasia in Italia, tra rinvii e indagini sulle ‘morti caritatevoli’

Nei giorni scorsi, dopo una serie di rinvii, si è deciso di rimandare a settembre la discussione nella Commissione Giustizia della Camera sulle varie proposte di legge in merito alla legalizzazione dell’eutanasia nel nostro paese.

Dissidi e punti di vista diametralmente opposti, soprattutto sul mantenimento, la riforma o l’abolizione del reato di aiuto al suicidio (oggi in vigore), allontaneranno ancora la discussione sul tema. Noi siamo contrarissimi ad ogni forma di annacquamento o introduzione di norme che favoriscano l’eutanasia o l’aiuto al suicidio, così come qualunque forma di suicidio assistito o terminazione volontaria o omicidio del consenziente, chiamatelo come volete: ogni perdita umana, morte naturale e ancor più se provocata è un danno e un dolore immenso per tutta la società, un ‘di meno’. Vigileremo con attenzione affinché, dopo la forzatura e il conseguente fallimento della norme sui testamenti biologici, non si passi anche in Italia al ‘livello successivo’ e via via, come dimostrano sin troppo bene le vicende di molti Paesi (Olanda e Belgio in primis) si scada nell’eutanasia ‘a la carte’ per tutti i consenzienti e i non consenzienti.

 Dai malati irreversibili a coloro che non si sentono accolti o vivono temporanei disagi psicologici, il passo verso il baratro è rapido. Negli stessi giorni in cui si è preso atto del rinvio a settembre di ogni discussione sull’eutanasia in Italia, emergeva dalle cronache la denuncia penale fatta da Massimiliano Giordano nei confronti di Emilio Coveri (Responsabile italiano dell’organizzazione Exit Italia) che si dedica ad ‘accompagnare’ in Svizzera pazienti e malati che vogliano metter fine alla propria vita. Il caso riguarda la morte della sorella di Massimiliano, Alessandra Giordano deceduta nei giorni scorsi. Secondo la denuncia di Massimiliano ci potrebbero essere interessi economici nel ‘generoso accompagnamento’ fornito da Exit Italia. La magistratura indagherà.

Fatto sta che giusto 13 mesi orsono, la Procura Generale di Zurigo aveva aperto un fascicolo di indagine contro il fondatore di un’altra associazione caritatevole terminale svizzera, promotrice della morte assistita, ben nota a livello internazionale, la Dignitas. Ludwig Minelli, suo fondatore, era apparso il 13 maggio 2018 per la prima volta davanti al tribunale distrettuale di Zurigo per accuse di profitti, cioè per scopo di lucro nell’organizzazione che si occupa del suicidio assistito. Il Pubblico ministero aveva affermato che Minelli aveva usato «tattiche commerciali non autorizzate» e addebitato «commissioni elevate che non hanno alcun rapporto con i costi effettivi». Secondo la legge svizzera, il suicidio assistito non è illegale fintanto che non ci sono “;motivi egoistici”, appunto se e quando viene addebitato troppo denaro. Infrangere la legge potrebbe significare fino a cinque anni di carcere o una multa. Il processo è in corso.

I dubbi sono molti, noi che riteniamo ogni forma di suicidio un danno e quello assistito una malvagità, non vorremmo trovarci a commentare che oltre al danno grave ci siano anche speculazioni economiche dietro ad insostenibili, a nostro parere, nuove forme di ‘carità mortifere’.

Luca Volontè

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