10/09/2019

Eutanasia, i cattolici dicono NO: l'appello al Parlamento

Da AdnKronos: Domani più di settanta realtà cattoliche si daranno appuntamento a Roma all'incontro di riflessione 'EUTANASIA e suicidio assistito. Quale dignità della morte e del morire?', che come momento cardine vedrà un intervento del cardinale presidente della Cei Gualtiero Bassetti.

«Da questa giornata uscirà un appello ai parlamentari e ai vertici del Parlamento», spiega all'Adnkronos Alberto Gambino, giurista, prorettore dell'Università Europea di Roma e presidente di Scienza e vita , fondazione che lavora in sinergia con la Cei sui temi della vita «affinchè siano consapevoli che c'è stata una mancanza da parte del Parlamento rispetto alla richiesta della Corte Costituzionale. E su un tema così delicato e dirompente per la vita dei cittadini è purtroppo un inadempimento imperdonabile da parte del Parlamento perchè lasciare ai giudici costituzionali la responsabilità di un tema tanto delicato in cui andranno a toccare la norma del reato di aiuto al suicidio - perchè su quello soltanto potrà intervenire la Corte - significa davvero aprire ad esiti devastanti perchè nel momento in cui la Corte stabilisse che l'aiuto al suicidio in certi casi non è un reato, a cascata questa decisione inciderebbe su tutte quelle vicende dove si potrebbe intravedere un aiuto al suicidio e, invece, in base alla Corte potrebbe non esserlo».

Quello che le associazioni cattoliche vogliono evitare - osserva Gambino è che venga «affidata alla giurisprudenza dei giudici la decisione dei casi singoli di pazienti dentro le strutture ospedaliere con il rischio che a rimetterci siano i pazienti più inconsapevoli ad esprimere pienamente il consenso». Alla giornata di riflessione e di appello al Parlamento di domani interverranno tante realtà del mondo cattolico. «Abbiamo superato le settanta associazioni, tutte molto rappresentative. E' davvero una delle manifestazioni con un maggior livello di unitarietà in questi ultimi anni a livello di realtà cattoliche. Si sono rinsaldate realtà più dedite al sociale con quelle più attente ai temi antropologici, in gioco c'è un tema delicatissimo». La giornata di domani sarà l'occasione per chiedere una moratoria alla Consulta: «Il 24 settembre - ricorda Gambino - la Corte dovrebbe pronunciarsi. Prenderà atto che il Parlamento nulla ha fatto e quindi a quel punto deciderà molto probabilmente in linea con quell'ordinanza che aveva prodotto a novembre scorso».

Si ricorda che la Consulta, lo scorso 24 ottobre, aveva deciso di non esprimersi e di rinviare di un anno la decisione sulla costituzionalità dell'articolo 580 del codice penale, che punisce il reato di istigazione o aiuto al suicidio. La Consulta si sarebbe dovuta esprimere sulla vicenda di Marco Cappato, assolto dal tribunale di Milano dopo aver accompagnato a suicidarsi dj Fabo in una clinica svizzera. Nell'ordinanza depositata, la Consulta ha poi spiegato che il divieto di aiuto al suicidio «anche nell'odierno assetto costituzionale, ha una sua 'ragion d'essere' soprattutto nei confronti delle persone vulnerabili che potrebbero essere facilmente indotte a concludere prematuramente la loro vita, qualora l'ordinamento consentisse a chiunque di cooperare anche soltanto all'esecuzione di una loro scelta suicida, magari per ragioni di personale tornaconto».

La giornata di domani, dunque, per dirla con il presidente di Scienza e Vita, si tradurrà in un «appello in extremis al Parlamento, che in dieci giorni naturalmente non potrà legiferare, quindi noi chiediamo che il Parlamento a questo punto ridia spessore alla richiesta della Corte, facendo intendere che riavvierà il dibattito, superato lo stallo anche per la crisi di governo». Le associazioni cattoliche sperano a questo punto che la Consulta non deliberi il 24 settembre. «Serve una proroga», osserva Gambino «per riavviare il dibattito in seno al Palamento e riformulare una proposta legislativa«. Da qui l'appello: «Il Parlamento non resti inerte e dia prova di volere ricominciare a dibattere sul tema e, contestualmente, chieda alla Corte un breve differimento dell'udienza del 24 affinchè la Corte possa prendere atto, magari tra un paio di mesi, che davvero c'è questa volontà del Parlamento di rimettere in moto il discorso».

 

di Redazione

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