04/10/2019

Eutanasia fuori controllo, anziani tra le prime vittime

Qualche giorno fa, il 2 ottobre, si è celebrata la festa dei nonni, un momento privilegiato per riflettere su quanto siano importanti queste figure nella vita di ciascuno. Se la parola “rispetto”, come nella sua etimologia latina, significa “guardare indietro”, non c’è atteggiamento migliore di questo con cui rapportarsi agli anziani: guardare alle loro fatiche, ai sacrifici di una vita e onorarli per il bene che hanno compiuto.

Con l’avanzare dell’età, le forze vengono meno e le malattie aumentano. Una società veramente civile dovrebbe, quindi, dare per scontato che gli anziani siano una di quelle categorie da tutelare, attivandosi al massimo per fornire loro tutte le cure e l’assistenza di cui necessitano. Invece, proprio scontato non è.

In nome di una falsa compassione, sempre più spesso, gli Stati che hanno già legalizzato l’eutanasia invece di offrire agli anziani il sostegno economico, sanitario e umano di cui hanno bisogno, propongono la morte come soluzione al peso dell’età ed alle sofferenze. Dopotutto, non ci vuole molto a convincere un anziano solo, fatto sentire come una zavorra o gravemente malato, che la sua vita in quel momento non ha senso e, quindi, a chiedere l’eutanasia. E poi si ha il coraggio di chiamarla libera scelta…

Un articolo di Adf International riporta alcuni dati sconcertanti: «L'introduzione di leggi sull'eutanasia in Paesi europei come il Belgio e i Paesi Bassi ha visto aumentare drasticamente il numero di casi di eutanasia. Nel 2018, il 67,1% degli oltre 2000 casi di eutanasia registrati avevano più di 70 anni. […] Secondo l'ultimo rapporto governativo, più di sei persone al giorno vengono uccise in questo modo».

Insomma, ciò che viene mostrato come un diritto all’avanguardia e come garanzia di libertà non fa altro che produrre una strage di persone deboli e indifese, ma con tanta voglia di vivere, tanto amore da dare e tanto da insegnare alle nuove generazioni.

 

di Luca Scalise

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