03/08/2025 di Alex Schadenberg

Eutanasia fuori controllo: 241 morti basate sulla demenza. Ecco dove

Un articolo scritto da Angelo Bottone e pubblicato su ThinkSpot il 25 marzo 2025, che analizza le statistiche sull’eutanasia in Canada relative al 2023.

Bottone riporta i dati essenziali sull’eutanasia in Canada. Scrive: Nel 2023, 15.343 canadesi sono morti per eutanasia o suicidio assistito, secondo il “Quinto Rapporto Annuale sull’Assistenza Medica alla Morte” (Medical Assistance in Dying). Si tratta di un aumento del 15,8% rispetto al 2022 e rappresenta il 4,7% di tutti i decessi avvenuti nel 2023. Dalla legalizzazione avvenuta nel 2016, i casi noti di suicidio assistito ed eutanasia in Canada sono stati 60.301.

Bottone evidenzia alcune preoccupazioni particolarmente controverse, come il fatto che nel 2023 la demenza è stata indicata come condizione medica in 241 casi di persone sottoposte a eutanasia, e in 106 di questi casi era l’unica patologia presente. L’eutanasia per demenza è significativa perché la legge canadese la consente solo se la persona è ancora capace di intendere e di volere e se vi sono altre comorbilità (cioè altre condizioni mediche). I 106 decessi in cui la demenza era l’unica condizione dovrebbero essere oggetto di indagine da parte della Polizia Reale Canadese (RCMP) o degli Ordini dei Medici.

Bottone sottolinea che in 622 casi di morte, non era ritenuta “ragionevolmente prevedibile” una morte naturale. Questa categoria, chiamata “Tracciato 2” (Track 2), consente l’eutanasia anche per pazienti non terminali. La solitudine, come motivazione per ricorrere all’eutanasia, è risultata molto più comune nei decessi di Tracciato 2 rispetto a quelli di Tracciato 1 (pazienti terminali). Isabel Grant, docente di diritto all’Università della British Columbia, ha dichiarato: «Quando altre persone esprimono solitudine, perdita di dignità o desiderio di morire, in genere rispondiamo con sostegno o con interventi di prevenzione. Ma con le persone disabili, rispondiamo offrendo il MAID».

Bottone osserva che la percentuale di persone con disabilità tra i destinatari non terminali dell’eutanasia era significativamente più alta: il 58,3% rispetto al 33,5% tra i pazienti terminali. L’articolo si conclude con un riferimento al cambiamento di posizione da parte della British Columbia Civil Liberties Association (BCCLA), l’associazione che aveva promosso la causa giudiziaria iniziale sull’eutanasia (la Carter case). Bottone riporta le preoccupazioni espresse dalla BCCLA:

Tuttavia, il sistema è diventato talmente permissivo che perfino la BCCLA ha sollevato obiezioni, in particolare riguardo all’eutanasia per i detenuti e per le persone disabili. L’organizzazione ha evidenziato segnalazioni secondo cui alcune persone hanno avuto accesso al MAID a causa di circostanze sociali intollerabili o se lo sono visto proporre in situazioni che potrebbero non rispettare i requisiti legali.

«Preoccupano in modo particolare i casi in cui il MAID sarebbe stato praticato in carcere, mentre le persone erano incatenate al letto; la mancanza di controlli legali sul programma; la rappresentanza sproporzionata di persone indigenti tra coloro che ricevono il suicidio assistito; e medici che propongono il MAID a pazienti che cercano invece un supporto per continuare a vivere» ha dichiarato la BCCLA.

 

 

*Alex Schadenberg, direttore esecutivo della Euthanasia Prevention Coalition (EPC), è un attivista canadese nato a Woodstock, Ontario. Si oppone fermamente all’eutanasia e al suicidio assistito, promuovendo le cure palliative, diventando una voce influente a livello globale. Ha autorizzato la pubblicazione di questo articolo in lingua italiana, già pubblicato sul blog di Euthanasia Prevention Coalition.

 

 

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