18/08/2015

Eutanasia -Il trionfo della morte

Un valido argomento che i prolifer invocano contro l’eutanasia, il suicidio assistito e i vari tipi di DAT che si vorrebbero regolamentare per legge è quello del “piano inclinato”.

Qualsiasi intervento umano in materie del genere, che rende disponibile, regolamentabile, ciò che va lasciato alla competenza della natura e delle sue leggi, libera lo spirito prometeico dell’uomo che a poco a poco giungerà a decidere per legge (in base a ciò che pensa la maggioranza?) chi merita di vivere e chi merita di morire. Peggio: la legge darà a qualcuno il diritto di vita o di morte su qualcun altro. E la morte verrà dispensata a piene mani.

E’ successo con l’aborto (che era stato presentato come un evento eccezionale: la 194, secondo i suoi sostenitori, poneva ferrei paletti invalicabili), è successo con la fecondazione artificiale, succederà con l’eutanasia.

I fatti dimostrano che è questo ciò che avviene nel Nord Europa.

In Olanda, la clinica Levenseindekliniek  nel 2012 ha ucciso 162 pazienti. L’8.2% di essi aveva problemi psichiatrici, ma era fisicamente in buona salute. Il 7% erano semplicemente stanchi di vivere. E’ dotata di circa 40 furgoncini attrezzati che girano il Paese per fornire il servizio a domicilio. Eppure pare che detta clinica neghi le sue prestazioni a circa la metà di quelli che si presentano, molti dei quali si sono già visti rifiutare l’eutanasia dal medico curante.

C’è tanta voglia di morire: sarà contagiosa?

In Belgio, ci informa BioEdge, l’eutanasia è legale dal 2002. Dal 2007 al 2013 la percentuale dei morti per eutanasia è salita dall’1,9 al 4,6% di tutti i decessi. Oggi, soprattutto nelle Fiandre, un morto ogni 20 muore per eutanasia. L’opinione pubblica (e i media) vedono nell’autonomia personale un valore supremo: quando essa è compromessa bisogna farla finita. I medici hanno cominciato a farci l’abitudine: la pratica è inserita ipocritamente nell’ambito delle “cure palliative” e chi dà la morte può star certo di non dover subire grane legali.

Anche questo punto è fondamentale: la legge plasma la mentalità della gente. La forza pedagogica delle norme giuridiche era stata rilevata già da Socrate, 24 secoli fa.

Queste considerazioni dovrebbero fare ancor più riflettere quando non sono frutto di una mentalità prolife (bigotta, cattofascista ecc), ma sono espresse da due tra i più quotati bioeticisti americani, assolutamente laici e di principio favorevoli all’eutanasia.

BioEdge riporta  un articolo del JAMA Internal Medicine , firmato da Art Caplan e Barron H. Lerner. Caplan era a favore della legalizzazione del suicidio assistito in Massachusetts, nel 2012. Ma i dati provenienti dal Nord Europa lo preoccupano non poco: il crescente numero di morti per eutanasia significa , da un lato che i medici si stanno adeguando al principio dell’auto-determinazione del paziente, ma dall’altro [visto che spesso si uccidono persone inconsapevoli e / non consenzienti, ormai, NDR] mostrano che è più semplice per tutti farla finita piuttosto che impegnarsi a risolvere i problemi (le malattie, il dolore o il “mal di vivere”) che inducono all’eutanasia.

“I medici devono essere e devono restare principalmente dei guaritori, devono curare”, dice Caplan. Anche perché esistono svariate categorie di persone, che sono proprio quelle socialmente più deboli, che meritano la nostra solidarietà (si veda anche l’art.2 della nostra Costituzione laddove richiede “l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”) e non la morte.

L’Italia non ha ancora imboccato la china. Ma sappiamo bene quanto la strada verso il baratro sia vista da molti, tra “quelli che contano“, come la strada del progresso e della civiltà.

Francesca Romana Poleggi

DIFENDIAMO I BAMBINI E LA FAMIGLIA DALLA LEGGE CIRINNA’

 

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