Emorragie durante l’aborto, un rischio da non sottovalutare

Nella più grande struttura di Planned Parenthood del Minnesota, due donne nell’arco di soli tre giorni sono state ferite durante un aborto e sono state immediatamente trasportate all’ ospedale di St. Paul, entrambe per emorragia, come racconta un articolo di Life News.

Sembra proprio che il classico mito dell’aborto “sicuro e legale”, da tanti invocato come garanzia di libertà ed emancipazione del genere femminile, faccia un po’ acqua da tutte le parti.

Pure coincidenze? Semplici casi di malasanità? Non proprio. La possibilità di andare incontro ad emorragie in seguito ad un aborto non è affatto irrisoria. Un articolo dell’ American Journal of Obstetrics and Gynecology, dal titolo «The frequency and management of uterine perforations during first-trimester abortions», redatto da ben tre medici abortisti, ammette che il tasso di perforazione uterina (e conseguente emorragia) è del 19,8 per mille nell’aborto chirurgico.

Per non parlare di quanto pericoloso possa essere l’aborto farmacologico, il quale potrebbe provocare emorragie dagli 8 ai 17 giorni, per via del possibile permanere di resti del bambino nel ventre materno; cosa che avviene a 2-8 donne su 100, per le quali dopo l’aborto farmacologico è necessario procedere all’aborto chirurgico al fine di espellere ciò che rimane del piccolo (come leggiamo sul Global Health: Science and Practice del 2016 in uno studio intitolato «Postabortion care: 20 years of strong evidence on emergency treatment, family planning, and other programming components»).

Vi sembra tanto fin ora? E invece non abbiamo detto ancora niente sulle possibili conseguenze dell’aborto volontario. Vengono informate le donne su tutto ciò? Non certo dagli abortisti.

Noi, invece, in collaborazione con Lorenza Perfori, abbiamo messo a disposizione un libretto, “Per la salute delle donne”, che spiega questo e molto altro ancora, con continui riferimenti alla letteratura medico scientifica (per ottenerlo, scrivi a [email protected])

 

di Luca Scalise

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