07/11/2025

Elezioni Veneto 2025. Intervista alla candidata Argenti (FdI)

Antonella Argenti, nata a Padova nel 1968, è sindaco di Villa del Conte dal 2019 ed è candidata al Consiglio regionale del Veneto per Fratelli d’Italia nella circoscrizione di Padova. Laureata in Scienze giuridiche all’Università degli Studi di Padova, attualmente lavora come funzionario sanitario presso l’Azienda Sanitaria trevigiana. Ha lavorato nel settore bancario e successivamente come funzionario in ambito sanitario nell’Azienda ULSS di Padova, maturando una solida esperienza nella gestione amministrativa e nei rapporti istituzionali. Impegnata nella vita pubblica dal 2014 come consigliera comunale e poi come sindaco, ha promosso politiche di sostegno alle famiglie, valorizzazione dei piccoli comuni, tutela ambientale e innovazione nei servizi locali.  Nel 2021 è stata selezionata tra i 12 sindaci migliori al mondo dalla City Mayors Foundation di Londra, unica donna europea in graduatoria. Alle elezioni europee del 2024, candidata per Fratelli d’Italia nella circoscrizione Nord-Est, ha ottenuto quasi 9.000 preferenze, confermando un forte consenso personale costruito sul territorio.

 

Perché ha deciso di impegnarsi in politica e quali sono i valori fondamentali che la animano e ispirano sia nella vita privata che in quella politica?

«I principi fondamentali sono racchiusi in “Dio, Patria e Famiglia” e ho praticato lo scautismo per 10 anni nell’Agesci. Sono stata iscritta ad Azione Cattolica per 20 anni e il mio attivismo pro vita è presente in ogni ambito, in particolare all’Università e come amministratore».

L’Italia sta affrontando un drammatico declino demografico e in alcuni casi alcune Regioni hanno liberalizzato o vogliono farlo la pillola abortiva RU486. Quali strumenti ha a disposizione la Regione e quali proposte concrete sosterrà per agevolare le natalità anche garantendo alternative all’aborto? A tal proposito, pensa di replicare il buon esempio della Regione Piemonte che ha dato vita all’efficace Fondo “Vita Nascente”?

«Come persona pro life, è incoraggiante vedere che il Veneto ha messo in campo politiche strutturate e coerenti con una cultura della vita, riconoscendo il valore sociale della maternità e della genitorialità. Alla luce di queste iniziative, una Regione come il Veneto potrebbe: istituire un fondo dedicato alla vita nascente, sul modello del Piemonte, per aiutare le donne a portare avanti gravidanze difficili; rafforzare i consultori familiari, garantendo la presenza di figure pro vita e servizi di ascolto; limitare l’accesso alla RU486 nei consultori pubblici, promuovendo invece percorsi di accompagnamento alla maternità; valorizzare l’adozione e l’affido, come risposte generose alla fragilità sociale».

Il fine vita è un argomento d’attualità in tutta Italia e soprattutto in Veneto. Nel gennaio 2024 la sua regione si è resa protagonista in positivo per aver bloccato una legge dei radicali sul suicidio medicalmente assistito, ma poche settimane fa – ai primi di settembre – l’Asl di Venezia ha fatto una vergognosa e grave fuga in avanti deliberando una procedura dettagliata per come accedere e “usufruire” del suicidio medicalmente assistito. Pensa sia un tema di competenza regionale? Se eletta, si impegna a bloccare simili processi nella sua regione e ad aumentare i fondi a disposizione delle cure palliative,  degli Hospice e dell'assistenza domiciliare per anziani, fragili e malati?

«Sì, ritengo che il fine vita sia una questione che interpella profondamente la coscienza civile e sanitaria di una Regione. Mi impegno con fermezza a contrastare ogni tentativo di normalizzare il suicidio medicalmente assistito e a rafforzare concretamente le alternative di cura e accompagnamento alla vita. Il fine vita non può essere ridotto a una procedura amministrativa. È un ambito che richiede ascolto, accompagnamento, dignità e soprattutto cura».

In che senso, secondo lei, la famiglia è la cellula fondamentale della società? Ci fa l’esempio di una misura sociale e fiscale concreta che presenterà in Consiglio Regionale per agevolare le famiglie, in particolare se numerose e/o con disabili o anziani a carico?

«La famiglia è la cellula fondamentale della società perché è il primo luogo in cui si impara la solidarietà, il rispetto, la responsabilità e l’amore gratuito. È nella famiglia che si formano le persone, si custodiscono le fragilità e si trasmettono i valori che tengono insieme il tessuto sociale. Una società che non investe nella famiglia è una società che si indebolisce, che perde coesione e futuro. Come sindaco, ho istituito l’Assessorato alla Solitudine proprio per intercettare e contrastare quella sofferenza silenziosa che colpisce anziani, disabili, ma anche giovani e genitori soli. Ora, come consigliere regionale, intendo portare avanti una proposta concreta: l’introduzione del “Fattore Famiglia Regionale”, ossia parametri fiscali personalizzati che tengano conto del numero dei figli, della presenza di disabili o anziani a carico, e della situazione abitativa. Ma penso anche alla riduzione delle tariffe regionali (trasporti, servizi sanitari, rette scolastiche) per le famiglie numerose e fragili; a voucher di cura per chi assiste in casa anziani non autosufficienti o persone con disabilità, riconoscendo il valore sociale del caregiver familiare; a più sostegni alla natalità, con contributi economici per ogni figlio nato o adottato, e incentivi per l’accesso alla casa».

Sapeva che le associazioni LGBT o “trans-femministe” a livello regionale si fanno promotori di istanze aberranti quali utero in affitto, carriera alias nelle scuole, matrimonio egualitario, transizione di genere anche per minori? In alcune Regioni, addirittura, avvalendosi del patrocinio e quindi di finanziamenti proprio da parte della politica. Che ne pensa? È pronta a difendere la libertà educativa dei genitori e a contrastare ogni tipo di propaganda Lgbtqia+?

«Abborro queste iniziative, perché credo che ogni bambino abbia diritto a una mamma e a un papà. L’utero in affitto è una pratica che sfrutta il corpo della donna e tratta i bambini come oggetti da comprare. È giusto che resti vietata. La carriera alias e la transizione di genere per minori sono argomenti che non devono entrare nelle scuole. I bambini hanno bisogno di stabilità, non di confusione. L’educazione deve rispettare i valori delle famiglie, non imporre ideologie. Il matrimonio è tra uomo e donna, perché solo da questa unione nasce la vita. Difendere questo significa difendere la verità della natura umana. Sì quindi alla libertà educativa, sì alla famiglia, sì alla vita. No alla propaganda ideologica nelle scuole e nelle istituzioni»

 

 

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