05/11/2025

Elezioni Veneto 2025. Intervista al candidato Lovat (Resistere Veneto)

Davide Lovat è candidato alle elezioni regionali in Veneto per la lista civica Resistere Veneto, nella circoscrizione di Vicenza.

 

Perché ha deciso di impegnarsi in politica e quali sono i valori fondamentali che la animano e ispirano sia nella vita privata che in quella politica?

«Sono impegnato in politica da 25 anni come attivista, ma è la prima volta che mi candido. Sono stato il promotore dell’iniziativa di legge popolare contro l’indottrinamento Gender nella scuola pubblica, abbiamo raccolto oltre 50mila firme e si sono così create le condizioni per il Ddl Valditara. Sono stato per 17 anni libero professionista, per 8 anni docente di religione al liceo, sono Dottore Magistrale in Scienze Politiche, Filosofo del Diritto di impostazione giusnaturalista e Dottore in Scienze Religiose. Sono cattolico tradizionale praticante, e faccio politica per contrastare l’ideologia liberal progressista nemica di ogni identità, soprattutto quella cristiana».

L’Italia sta affrontando un drammatico declino demografico e in alcuni casi alcune Regioni hanno liberalizzato o vogliono farlo la pillola abortiva RU486. Quali strumenti ha a disposizione la Regione e quali proposte concrete sosterrà per agevolare le natalità anche garantendo alternative all’aborto? A tal proposito, pensa di replicare il buon esempio della Regione Piemonte che ha dato vita all’efficace Fondo “Vita Nascente”?

«La Regione non ha competenze legislative dirette su questi temi, infatti sono anticostituzionali le iniziative della Toscana, ma anche quelle del mio Veneto dove solo un miracolo ha impedito al radicale Luca Zaia (pochi sanno che è “pannelliano” sui tutti i temi etici) di anticipare la stessa Toscana. Tuttavia la Regione ha competenze importanti in materia di Sanità e l’impostazione culturale che si dà alla gestione del comparto è importante. Il problema è innanzitutto culturale. Io farò ogni cosa in mio potere, dall’opposizione ferma alle derive in materia bioetica allo stimolo culturale per la vera comprensione di questi temi, per cambiare la direzione impressa da Luca Zaia in 15 anni. E sarò aperto a ogni valido suggerimento, vorrei essere il “terminale” cattolico in Regione, sempre disponibile per le buone idee».

Il fine vita è un argomento d’attualità in tutta Italia e soprattutto in Veneto. Nel gennaio 2024 la sua regione si è resa protagonista in positivo per aver bloccato una legge dei radicali sul suicidio medicalmente assistito, ma poche settimane fa – ai primi di settembre – l’Asl di Venezia ha fatto una vergognosa e grave fuga in avanti deliberando una procedura dettagliata per come accedere e “usufruire” del suicidio medicalmente assistito. Pensa sia un tema di competenza regionale? Se eletto, si impegna a bloccare simili processi nella sua regione e ad aumentare i fondi a disposizione delle cure palliative, degli Hospice e dell’assistenza domiciliare per anziani, fragili e malati?

«Come detto sopra, il tema del suicidio assistito – che a me pare “concorso in omicidio del consenziente” - non è competenza della Regione e va sollevata l’eccezione di costituzionalità nella sede opportuna. Mi avvalgo della collaborazione di validi giuristi cattolici, non mancherò di fare una guerra senza frontiere contro chi vuole imporre il principio della Biopolitica, cioè l’estensione del dominio dello Stato sul corpo delle persone, dalla nascita alla riproduzione, dall’alimentazione alla libertà di movimento, fino alla morte. Per me queste sono anche materie di studio, se venissi eletto non starei sulla difensiva, ma andrei all’attacco. Non è più tempo di essere remissivi, per noi cristiani».

In che senso, secondo lei, la famiglia è la cellula fondamentale della società? Ci fa l’esempio di una misura sociale e fiscale concreta che presenterà in Consiglio Regionale per agevolare le famiglie, in particolare se numerose e/o con disabili o anziani a carico?

«La famiglia è il luogo dove la vita si riproduce e nel matrimonio si creano le condizioni per trasferire il patrimonio non solo genetico, come è evidente, ma anche culturale, valoriale, materiale, spirituale. La persona impara a stare in relazione con l’altro da sé tramite la famiglia, dove riceve la prima educazione e le prime nozioni. Essa fa tenuta libera dallo Stato poiché essa è prima dello Stato, come infatti evidenzia l’art. 29 della Costituzione. Ciò che si può fare in Regione sono delle mozioni di indirizzo per sollecitare il Parlamento a legiferare in materia: io sono favorevole al sostegno economico, più attraverso una significativa detassazione dei redditi di chi ha figli minori che attraverso sussidi. In ogni caso, anche qui il problema è culturale prima che materiale e vanno assunte iniziative rivolte ai giovani per far apprezzare la vita e desiderare di trasmetterla, in opposizione alla dominante cultura nichilista del consumo che porta a chiudersi in se stessi».

Sapeva che le associazioni LGBT o “trans-femministe” a livello regionale si fanno promotori di istanze aberranti quali utero in affitto, carriera alias nelle scuole, matrimonio egualitario, transizione di genere anche per minori? In alcune Regioni, addirittura, avvalendosi del patrocinio e quindi di finanziamenti proprio da parte della politica. Che ne pensa? È pronto a difendere la libertà educativa dei genitori e a contrastare ogni tipo di propaganda Lgbtqia+?

«Sono uno dei massimi divulgatori, allo scopo di denunciarla, dell’opera meticolosa dell’Open Society Foundation di Soros, e per mettere in evidenza come la legislazione dei vari Stati, soprattutto occidentali, sia pesantemente influenzata da organizzazioni sovranazionali non governative che dispongono di mezzi finanziari sconfinati per imporre alla società la propria visione del mondo e dell’essere umano. Per cui sì, sono pienamente al corrente delle dinamiche che muovono queste iniziative aberranti. Sono un nemico radicale della fecondazione artificiale, del conseguente “utero in affitto”, sono per l’abolizione della Legge Cirinnà sulle unioni civili perché ogni tipo di convivenza – anche non affettiva - diverso dal matrimonio non ha rilevanza sociale e si può tranquillamente regolare tramite contratti privati, senza coinvolgere il diritto di famiglia. Anche su questi temi, se venissi eletto non starei sulla difensiva. Lo ho già ampiamente dimostrato come attivista e non solo con l’iniziativa di legge contro l’indottrinamento Gender a scuola».

 

Questo articolo e tutte le attività di Pro Vita & Famiglia sono possibili solo grazie all'aiuto di chi ha a cuore la Vita, la Famiglia e la sana Educazione dei giovani. Per favore sostieni la nostra missione: fai ora una donazione a Pro Vita & Famiglia tramite Carta o Paypal oppure con bonifico bancario o bollettino postale. Aiutaci anche con il tuo 5 per mille: nella dichiarazione dei redditi firma e scrivi il codice fiscale 94040860226.