Lorenzo Innocenti, classe 1987, docente universitario e libero professionista, è candidato alle elezioni regionali del Veneto con Forza Italia, nella circoscrizione di Padova. Vice segretario Forza Italia Padova, già membro della Commissione bicamerale di inchiesta sul sequestro e l’omicidio di Aldo Moro (2014-2018), è anche consigliere pastorale e responsabile della pastorale giovanile della parrocchia di Santa Sofia in Padova.
Perché ha deciso di impegnarsi in politica e quali sono i valori fondamentali che la animano e ispirano sia nella vita privata che in quella politica?
«Il mio impegno politico nasce dal mio essere cattolico. Non lo farei altrimenti. Vedo un enorme bisogno di testimonianza al giorno d’oggi e per questo ho scelto di portare il mio impegno dall’ambito privato a quello pubblico. Vedo la politica, per dirla con Paolo VI, come “la forma più alta di carità”».
L’Italia sta affrontando un drammatico declino demografico e in alcuni casi alcune Regioni hanno liberalizzato o vogliono farlo la pillola abortiva RU486. Quali strumenti ha a disposizione la Regione e quali proposte concrete sosterrà per agevolare le natalità anche garantendo alternative all’aborto? A tal proposito, pensa di replicare il buon esempio della Regione Piemonte che ha dato vita all’efficace Fondo “Vita Nascente”?
«La denatalità è la prima e più grande sfida da vincere, perché si tratta di portare le persone ad avere fiducia nella vita. Sono tempi di nichilismo e questo si riverbera su ogni aspetto sociale, culturale e non solo. Credo che misure efficaci potrebbero essere: un piano casa per i giovani sotto i 30 anni, perché possano pensare di farsi una vita e una famiglia propria prima dei 40 anni o più. Poi incentivi e sgravi fiscali maggiori per chi ha figli. Ancora, maggiore accessibilità ad asili nido e scuole materne, così come potenziamento dell’ottimo strumento dell’assegno unico per chi ha figli, così da permettere anche eventualmente a uno dei due genitori di lavorare “part-time” e dare la giusta attenzione alla crescita e l’educazione dei propri figli. Si tratta di creare le condizioni materiali dei giovani e delle famiglie, ma anche di modificare la narrazione. Avere figli è la più grande gioia e ricchezza possibile, non è solo sacrifici e pannolini da cambiare: è importante farlo capire».
Il fine vita è un argomento d’attualità in tutta Italia e soprattutto in Veneto. Nel gennaio 2024 la sua regione si è resa protagonista in positivo per aver bloccato una legge dei radicali sul suicidio medicalmente assistito, ma poche settimane fa – ai primi di settembre – l’Asl di Venezia ha fatto una vergognosa e grave fuga in avanti deliberando una procedura dettagliata per come accedere e “usufruire” del suicidio medicalmente assistito. Pensa sia un tema di competenza regionale? Se eletto, si impegna a bloccare simili processi nella sua regione e ad aumentare i fondi a disposizione delle cure palliative, degli Hospice e dell'assistenza domiciliare per anziani, fragili e malati?
«Per me la vita è un valore assoluto, non negoziabile, dunque sono contrario in ogni caso ad eutanasia e aborto. Questo non mi impedisce di comprendere gli enormi drammi che si celano dietro a tali fenomeni (purtroppo diffusissimi, specie l’aborto). Credo dunque si debbano anche qua creare le condizioni perché le persone scelgano di portare avanti una gravidanza, scelgano di vivere nonostante le sofferenze fisiche e psicologiche. Si è visto ad esempio che, laddove crescono gli investimenti sulle cure palliative, diminuisce drasticamente la richiesta di eutanasia. Occorre spostare risorse su questo, dunque, e la Regione può e deve farlo. Maggiori fondi poi ai consultori e sostegno alla rete dei medici obiettori, presidi fondamentali di testimonianza di una via differente e meravigliosa da seguire».
In che senso, secondo lei, la famiglia è la cellula fondamentale della società? Ci fa l’esempio di una misura sociale e fiscale concreta che presenterà in Consiglio Regionale per agevolare le famiglie, in particolare se numerose e/o con disabili o anziani a carico?
«Credo che la famiglia sia il nucleo fondamentale di educazione e formazione di un individuo e il primo luogo in cui si impara ad amare senza chiedere nulla in cambio e a rispettare e sostenere spazi, difetti, fragilità degli altri. La società ci sta portando verso derive individualistiche a mio avviso errate, nichiliste e dannose. Una politica su cui personalmente investire tanto in termini di energie, comunicazione e risorse è quella del così detto co-housing, ossia case con appartamenti privati, ma spazi comuni per le famiglie che li abitano (cucina, sala da pranzo, salotti, sale giochi e cinema…). Il co-housing è il modello perfetto per una vita maggiormente comunitaria, che aiuterebbe tantissimo le persone. Pensiamo ai genitori e all’affannoso bisogno che hanno spesso di tate, scuole a tempo pieno con attività anche pomeridiane. Nel co-housing ci si può dare un aiuto fra genitori e i bambini crescono in ambienti protetti, ricchi, vivaci, pieni di differenze, amicizie e socialità. È quella la strada giusta e occorre investirci!».
Sapeva che le associazioni LGBT o “trans-femministe” a livello regionale si fanno promotori di istanze aberranti quali utero in affitto, carriera alias nelle scuole, matrimonio egualitario, transizione di genere anche per minori? In alcune Regioni, addirittura, avvalendosi del patrocinio e quindi di finanziamenti proprio da parte della politica. Che ne pensa? È pronto/a a difendere la libertà educativa dei genitori e a contrastare ogni tipo di propaganda Lgbtqia+?
«L’ideologia gender è qualcosa di totalmente irrazionale e fallace. Nega non solo natura e biologia, ma anche intelligenza e buon senso. Credo che ognuno sia libero di portare avanti le proprie idee, entro i limiti della legge e della Costituzione. D’altra parte trovo che le proposte e i modi delle associazioni Lgbtq siano ideologiche, molto spesso aggressive e non rispondenti a reali bisogni della società. Occorre rispetto nei confronti delle diversità, tutte le diversità, sono d’accordissimo su questo, ma non vedo in Italia una minaccia nei confronti delle persone omo o transessuali. L’idea poi di portare l’illogica ideologia gender nelle scuole fa evidentemente parte di un progetto politico che, per parte mia, deve essere rigettato con decisione dalle istituzioni pubbliche».