Ilaria Valeri, classe 1980, impiegata, è candidata al Consiglio Regionale della Toscana per la Lega, nella circoscrizione di Firenze 3 (Empolese Valdelsa).
Perché ha deciso di impegnarsi in politica, quali sono i valori fondamentali che la animano e ispirano sia nella vita privata che in quella politica?
«Ho deciso di impegnarmi in politica per contribuire a portare quel cambiamento che la Toscana merita, dare ascolto e voce a i suoi cittadini. I valori per me fondamentali e imprescindibili sono la dignità e il rispetto della persona in quanto essere umano, la vita, la patria, la famiglia perché è sentendosi parte di qualcosa che possiamo avere la nostra identità e riconoscerci nella società».
L’Italia sta affrontando un drammatico declino demografico e in alcuni casi alcune Regioni – come di fatto la sua Toscana - hanno liberalizzato la pillola abortiva RU486, rendendola dunque accessibile anche al di fuori degli ospedali. Quali strumenti ha a disposizione la Regione e quali proposte concrete sosterrà per agevolare le natalità anche garantendo alternative all’aborto? A tal proposito, pensa di replicare il buon esempio della Regione Piemonte che ha dato vita all’efficace Fondo “Vita Nascente”?
«Quando un progetto ha un buon risultato ed un giusto obiettivo a beneficio sia per le madri che per i figli è più che doveroso portarlo anche nella nostra Regione. La Toscana può e deve fare qualcosa in più per le famiglie incentivando e agevolando il lavoro, l’ingresso e la permanenza al Nido, riportando nelle scuole il senso di società e comunità. La liberalizzazione della pillola abortiva RU486 rendendola accessibile anche al di fuori degli ospedali è inaccettabile, perché oltre a porre fine alla vita portata in grembo, può diventare molto pericolosa e mettere a rischio la vita della donna che l’assume».
La Toscana è stata, purtroppo, la prima – e finora l’unica – a legiferare sul suicidio medicalmente assistito. Pensa sia un tema di competenza regionale? Se eletto, si impegna ad abrogare tale legge, bloccare simili fughe in avanti e ad aumentare i fondi a disposizione delle cure palliative, degli Hospice e dell'assistenza domiciliare per anziani, fragili e malati?
«La vita umana in ogni sua forma è un valore inviolabile, per quanto la morte sia un fatto doloroso e straziante fa parte della vita ed è per questo che le persone vanno accompagnate con amore verso la fine e non interrompere il loro percorso. Tre anni fa ho perso mio padre in pochissimo tempo per una brutta malattia, con la mia famiglia abbiamo potuto accudirlo in casa fino alla fine. Penso però a tutte quelle persone che sono sole o che non hanno aiuto, penso a chi come me lavora nel privato e non può permettersi di perdere il lavoro o prendere aspettative, penso a quelle persone che si ritrovano di punto in bianco a dover affrontare la devastazione che porta la malattia. La Regione può e deve dare aiuto e sostegno a queste persone attraverso fondi a favore di permessi lavorativi per assistenza ai propri cari malati terminali senza dover ricorrere alla 104, maggior accesso agli Hospice e maggior fluidità nell’assistenza domiciliare, per garantire una, seppur breve, qualità di vita per chi ci sta lasciando».
In che senso, secondo lei, la famiglia è la cellula fondamentale della società? Ci fa l’esempio di una misura sociale e fiscale concreta che presenterà in Consiglio Regionale per agevolare le famiglie, in particolare se numerose e/o con disabili o anziani a carico?
«La famiglia è il nucleo fondamentale della società. E’ all’interno della famiglia che si impara il rispetto dell’altro, a proteggere il più piccolo, a dare valore e importanza alla persona. Voglio una Toscana che sostenga le famiglie e non solo quelle numerose, usando parametri fiscali più idonei e aiuti concreti soprattutto in ambito scolastico con mensa, libri, trasporto maggiormente accessibili riducendo la burocrazia».
Spesso le associazioni LGBT o “trans-femministe” si fanno promotori – a volte anche con patrocini e finanziamenti pubblici – di istanze aberranti quali utero in affitto, carriera alias nelle scuole, matrimonio egualitario, transizione di genere per minori. E proprio su questo ultimo punto la Toscana ha vissuto l’inchiesta ministeriale che ha coinvolto l’Ospedale Careggi, che si occupa di disforia di genere. Che ne pensa? È pronto/a a difendere la libertà educativa dei genitori, a contrastare ogni tipo di propaganda Lgbtqia+? E’ pronto a contrastare – come stanno già facendo alcuni Paesi del Nord Europa – il cosiddetto “approccio affermativo” per scongiurare qualsiasi possibile futura deriva sul tema della transizione di genere?
«Sono contenta che sia stata approvata in Parlamento la Risoluzione Sasso (risoluzione 7-00203) sul consenso informato. Perché i primi educatori sono i genitori ed è dovere, diritto e compito loro decidere sull’educazione dei figli. La scuola deve essere un punto centrale nella formazione delle nuove generazioni facendole crescere insegnando il rispetto dei valori e delle regole senza sfociare in ideologie. Tutelando e proteggendo la vulnerabilità della vita dei minori».
