Elena Rossi, classe 1977, è candidata alle elezioni regionali in Toscana per il collegio Firenze 1, nella lista di Fratelli d'Italia. Nata e cresciuta a Firenze, dove ha studiato e conseguito la laurea in Giurisprudenza con lode. E’ sposata con Filippo, ha due figli, ed esercita la professione di avvocato, iscritta all'albo dei cassazionisti.
Perché ha deciso di impegnarsi in politica, quali sono i valori fondamentali che la animano e ispirano sia nella vita privata che in quella politica?
«Sono profondamente legata a questa terra e sono convinta di poter contribuire a risollevarne le sorti mettendomi a servizio delle istituzioni e dei cittadini. Sono un avvocato, una mamma e una cittadina che ama la sua città. Ho deciso di mettermi in gioco per portare competenza, ascolto e concretezza al servizio delle persone per una Regione più attenta ai bisogni delle famiglie, dei giovani, dei professionisti».
L’Italia sta affrontando un drammatico declino demografico e in alcuni casi alcune Regioni – come di fatto la sua Toscana - hanno liberalizzato la pillola abortiva RU486, rendendola dunque accessibile anche al di fuori degli ospedali. Quali strumenti ha a disposizione la Regione e quali proposte concrete sosterrà per agevolare le natalità anche garantendo alternative all’aborto? A tal proposito, pensa di replicare il buon esempio della Regione Piemonte che ha dato vita all’efficace Fondo “Vita Nascente”?
«Sono favorevole al Fondo Vita Nascente e a ogni strumento che possa aiutare le madri e le famiglie. Se vogliamo che la famiglia continui ad essere il nucleo primario della nostra società, occorre sostenerla con supporti economici e servizi pubblici che siano efficienti. Mi impegnerò affinché le donne conoscano tutte le alternative all'aborto e possano compiere una scelta consapevole».
La Toscana è stata, purtroppo, la prima – e finora l’unica – a legiferare sul suicidio medicalmente assistito. Pensa sia un tema di competenza regionale? Se eletto, si impegna ad abrogare tale legge, bloccare simili fughe in avanti e ad aumentare i fondi a disposizione delle cure palliative, degli Hospice e dell'assistenza domiciliare per anziani, fragili e malati?
«Sono cattolica e, personalmente, non sceglierei mai il suicido assistito. Tuttavia, sono convinta che un tema delicato come questo debba essere lasciato alla sensibilità delle persone. Sono senz'altro favorevole ad aumentare i fondi per le cure palliative, hospice e assistenza domiciliare: le istituzioni devono garantire a tutti una vita dignitosa e supportare cittadini e famiglie in un periodo così delicato. Mi impegno, qualora verrò eletta, a tentare di abrogare la legge che, proprio in Toscana, ha istituito una procedura per il suicidio medicalmente assistito e credo che comunque la questione vada affrontata e regolamentata a livello nazionale, non regionale».
In che senso, secondo lei, la famiglia è la cellula fondamentale della società? Ci fa l’esempio di una misura sociale e fiscale concreta che presenterà in Consiglio Regionale per agevolare le famiglie, in particolare se numerose e/o con disabili o anziani a carico?
«La famiglia è al centro del mio programma. La Regione deve garantire un sostegno concreto: bonus economici, più posti negli asili nido, trasporti gratuiti per i più piccoli verso scuola e attività sportive, più fondi per le RSA per non lasciare indietro nessuno. La famiglia è la struttura fondante della società, per questo sono convinta che sia necessario mettere in campo strumenti concreti per sostenerla».
Spesso le associazioni LGBT o “trans-femministe” si fanno promotori – a volte anche con patrocini e finanziamenti pubblici – di istanze aberranti quali utero in affitto, carriera alias nelle scuole, matrimonio egualitario, transizione di genere per minori. E proprio su questo ultimo punto la Toscana ha vissuto l’inchiesta ministeriale che ha coinvolto l’Ospedale Careggi, che si occupa di disforia di genere. Che ne pensa? È pronto/a a difendere la libertà educativa dei genitori, a contrastare ogni tipo di propaganda Lgbtqia+? È pronto a contrastare – come stanno già facendo alcuni Paesi del Nord Europa – il cosiddetto “approccio affermativo” per scongiurare qualsiasi possibile futura deriva sul tema della transizione di genere?
«Sono favorevole a contrastare tutte queste derive. Le istituzioni devono essere in prima linea nella tutela di bambini e ragazzi da ogni deriva ideologica».
