24/09/2025

Elezioni Toscana 2025. Intervista alla candidata Del Rosso (FdI)

Elena Del Rosso, nata e cresciuta a Pisa dove vive con il marito e i loro 5 figli. E’ architetto libero professionista e laureata a Firenze con un master in ingegneria, all’università di Pisa, sulle fonti rinnovabili. E’ candidata alle elezioni Regionali della Toscana, nella Circoscrizione di Pisa, per Fratelli d’Italia. Attualmente ricopre alcuni incarichi politici a livello locale: Consigliere comunale eletto con Fratelli d’Italia di Pisa, in carica dal 31 maggio 2023; vicepresidente della 1ª Commissione Controllo e Garanzia (ambiti: programmazione e controllo finanziario, verifica di coerenza tra provvedimenti deliberativi e obiettivi programmatici); componente della 1ª Commissione Consiliare Permanente (ambiti: assetto urbano, ambiente, urbanistica, traffico, lavori pubblici, edilizia), e dal novembre 2023 è stata nominata dal Sindaco di Pisa Presidente del Museo della Grafica di Pisa

 

Perché ha deciso di impegnarsi in politica, quali sono i valori fondamentali che la animano e ispirano sia nella vita privata che in quella politica?

«Il mio impegno in politica è nato proprio per difendere i valori, per me prioritari su ogni aspetto della Cosa Pubblica, di tutela della Vita (dal concepimento alla morte naturale) e Famiglia come nucleo fondamentale della società basato sull’unione stabile tra un uomo e una donna».

L’Italia sta affrontando un drammatico declino demografico e in alcuni casi alcune Regioni – come di fatto la sua Toscana - hanno liberalizzato la pillola abortiva RU486, rendendola dunque accessibile anche al di fuori degli ospedali. Quali strumenti ha a disposizione la Regione e quali proposte concrete sosterrà per agevolare le natalità anche garantendo alternative all’aborto? A tal proposito, pensa di replicare il buon esempio della Regione Piemonte che ha dato vita all’efficace Fondo “Vita Nascente”?

«La Regione potrebbe, e dovrebbe, introdurre risorse concrete e fattive di promozione della vita nascente, così come per la tutela delle gravidanze a rischio. Sono madre di 5 figli, le idee che sono alla base del mio programma elettorale ruotano attorno al diritto alla vita, alla natalità e alla tutela della maternità, con sostegni economici concreti quali, ad esempio, un contributo economico dal primo mese di gravidanza fino alla maggiore età del figlio. Credo che si debba anche agevolare l’IRAP (che in Toscana è praticamente raddoppiata in un anno) per tutte le aziende che prevedano facilitazioni di ogni tipo in ambito familiare quali premi, congedi, agevolazioni per la nascita di ogni figlio. Inoltre sono d’accordo col proporre anche qui un “Fondo Vita Nascente” sul modello Piemonte. E serve replicare in Toscana i Centri per la Famiglia: spazi di supporto concreto alla genitorialità, già potenziati dal Governo Meloni con 30 milioni di euro».

La Toscana è stata, purtroppo, la prima – e finora l’unica – a legiferare sul suicidio medicalmente assistito. Pensa sia un tema di competenza regionale? Se eletto, si impegna ad abrogare tale legge, bloccare simili fughe in avanti e ad aumentare i fondi a disposizione delle cure palliative, degli Hospice e dell'assistenza domiciliare per anziani, fragili e malati?

«Dopo aver appreso che a febbraio di quest’anno la Regione Toscana, in seguito ad aver legiferato sulla possibilità di accedere al suicidio assistito finanziato dalla stessa Regione, ha trasferito ben 30.000 € dal fondo della disabilità per spostarli sul suicidio assistito, disvelando un vero e proprio progetto eutanasico nei confronti dei più fragili, degli anziani e degli “improduttivi”, non ho potuto che farmi avanti per difendere coloro ai quali non viene più garantito il diritto alla cura, ma solo il diritto (dovere!) di morire. Lotterò con tutte le mie forze perché questa barbarie venga abrogata, e perché siano aumentati i fondi a disposizione delle cure palliative, degli Hospice e dell'assistenza domiciliare per anziani, fragili e malati, come ho evidenziato nel mio programma di mandato. La vita ha sempre una dignità, dal concepimento alla morte naturale, anche se segnata dalla sofferenza più intensa. Sempre».

In che senso, secondo lei, la famiglia è la cellula fondamentale della società? Ci fa l’esempio di una misura sociale e fiscale concreta che presenterà in Consiglio Regionale per agevolare le famiglie, in particolare se numerose e/o con disabili o anziani a carico?

«Sono una “mamma numerosa”, come piace definirmi. So bene la ricchezza, e la difficoltà, di portare avanti, con mio marito, una famiglia numerosa. Attualmente non ci sono misure reali in Toscana per promuovere chi decide di investire nel futuro mettendo al mondo figli. Credo che questa sorta di “rischio d’impresa”, di investimento per la società, debba essere premiato e sostenuto, e non lasciato alle sole forze del nucleo familiare.  Sono fermamente convinta che si debba introdurre un “fattore famiglia” che preveda agevolazioni su fisco, sanità e servizi calcolato in base al numero di figli: più figli uguale meno tasse!».

Spesso le associazioni LGBT o “trans-femministe” si fanno promotori – a volte anche con patrocini e finanziamenti pubblici – di istanze aberranti quali utero in affitto, carriera alias nelle scuole, matrimonio egualitario, transizione di genere per minori. E proprio su questo ultimo punto la Toscana ha vissuto l’inchiesta ministeriale che ha coinvolto l’Ospedale Careggi, che si occupa di disforia di genere. Che ne pensa? È pronto/a a difendere la libertà educativa dei genitori, a contrastare ogni tipo di propaganda Lgbtqia+? È pronto a contrastare – come stanno già facendo alcuni Paesi del Nord Europa – il cosiddetto “approccio affermativo” per scongiurare qualsiasi possibile futura deriva sul tema della transizione di genere?

«La libertà di educazione è un tema centrale per me. Da sempre, da che ne ho memoria, ho portato aventi battaglie e sostenuto associazioni che si sono spese per garantire ai genitori il diritto - e dovere - costituzionale di educare i propri figli. Anche in questo campo è la famiglia ad essere sotto attacco, dietro iniziative che sembrano innocue: progetti contro il bullismo e la discriminazione. Ma la verità è un’altra. Il problema nasce prima, quando si decide cosa insegnare ai ragazzi e chi lo decide. Ci sono associazioni legate alla sinistra che si muovono come vere lobby. Le ho viste io stessa: anche in Consiglio comunale a Pisa si è tentato di introdurre, ma sono stati prontamente bloccati in questa sede (anche se purtroppo la Provincia di Pisa lo sta facendo in alcune scuole), progetti che portano avanti ideologie, non il bene dei ragazzi. Per questo chiedo che ogni progetto educativo passi solo con il consenso informato dei genitori. E voglio che le famiglie siano libere di scegliere la scuola per i propri figli. Come? Con il buono scuola, per mettere pubblico e privato in sinergia, secondo il principio di sussidiarietà».

 

 

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