05/10/2025

Elezioni Toscana 2025. Intervista alla candidata Cutrini (FdI)

Mara Cutrini, classe 1976, impiegata presso il MiC, è candidata alle elezioni regionali in Toscana, con Fratelli d’Italia, nella circoscrizione di Firenze 3.

 

Perché ha deciso di impegnarsi in politica, quali sono i valori fondamentali che la animano e ispirano sia nella vita privata che in quella politica?

«Ho deciso di impegnarmi in politica per garantire un futuro ai miei figli e a tutti i giovani toscani. Purtroppo il declino valoriale della nostra società e la relativizzazione dei suoi principi espongono i nostri ragazzi e noi tutti ad un’erosione della nostra vita sociale, ormai incentrata quasi esclusivamente sulla narcisistica affermazione di sé».

L’Italia sta affrontando un drammatico declino demografico e in alcuni casi alcune Regioni – come di fatto la sua Toscana - hanno liberalizzato la pillola abortiva RU486, rendendola dunque accessibile anche al di fuori degli ospedali. Quali strumenti ha a disposizione la Regione e quali proposte concrete sosterrà per agevolare le natalità anche garantendo alternative all’aborto? A tal proposito, pensa di replicare il buon esempio della Regione Piemonte che ha dato vita all’efficace Fondo “Vita Nascente”?

«La liberalizzazione della pillola abortiva è un atto irresponsabile che non tiene minimamente conto degli enormi sconvolgimenti che essa produce nel corpo della donna e solleva la nostra società dal confronto con la responsabilità che la scelta dell’aborto impone. Di fatto abbandona la donna alla solitudine di fronte alle sue fragilità, senza che possa condurre una riflessione serena sul valore della vita che le sta crescendo in grembo. Noi dobbiamo prima di tutto abolire la legge che ha permesso questa liberalizzazione, ma dobbiamo anche condurre un’azione educativa che possa restituire alla maternità e alla paternità la dignità che meritano, senza doverle percepire come alternative al benessere, al lavoro e alla socialità. Per fare questo servono fondi di sostegno alle famiglie, in modo che possano vivere senza essere ossessionate da un logorante senso di precarietà. Ovviamente ciò che ha ben funzionato in altre regioni, deve essere preso a modello e replicato in Toscana».

La Toscana è stata, purtroppo, la prima – e finora l’unica – a legiferare sul suicidio medicalmente assistito. Pensa sia un tema di competenza regionale? Se eletto, si impegna ad abrogare tale legge, bloccare simili fughe in avanti e ad aumentare i fondi a disposizione delle cure palliative, degli Hospice e dell'assistenza domiciliare per anziani, fragili e malati?

«La regione non può e non deve legiferare su un tema così importante e complesso come quello del suicidio medicalmente assistito. Ritengo che anche una legge varata da un governo nazionale non raccoglierebbe mai il mio favore, perché la vita è sacra e il mistero che la circonda non è ancora stato compreso nella sua totalità. Non possiamo quindi, come società, accettare di porre per legge un termine a ciò che ci è stato donato al concepimento. Chiaramente, in tale ottica dobbiamo trovare la forza di affrontare il dolore che talvolta alcune situazioni impongono, accompagnando i nostri cari verso un percorso che restituisca loro tutta la dignità di cui hanno bisogno, senza che il dolore, la disabilità, la fragilità o l’angoscia precludano il diritto alla vita di cui sono naturalmente titolari come ogni altro essere umano».

In che senso, secondo lei, la famiglia è la cellula fondamentale della società? Ci fa l’esempio di una misura sociale e fiscale concreta che presenterà in Consiglio Regionale per agevolare le famiglie, in particolare se numerose e/o con disabili o anziani a carico?

«La famiglia è il luogo in cui i nostri figli imparano i principi fondamentali della convivenza sociale, dal rispetto alla cooperazione. Ma è soprattutto il luogo in cui coltiveranno i valori che dovranno difendere se vorranno crearsi un futuro. Purtroppo molte famiglie tendono a sfaldarsi di fronte alle difficoltà quotidiane e a pagare il prezzo più alto sono sempre i figli. Sebbene non possa entrare nel cuore di una mamma o di un papà e nel rispetto di ogni loro scelta, credo comunque che una rete di aiuto psicologico alla famiglia, che miri a conservarne l’integrità, sia il primo passo per combattere questa deriva. Troppo spesso ci si focalizza sull’affermazione individuale e si assecondano le debolezze di ognuno di noi, senza cercare di preservare l’integrità del nucleo familiare. Chiaramente l’aspetto economico per le famiglie è fondamentale ed affiancare un assegno unico familiare regionale a quello già previsto dalla legge nazionale potrebbe essere uno strumento valido per aiutare le famiglie numerose o con presenza di disabilità».

Spesso le associazioni LGBT o “trans-femministe” si fanno promotori – a volte anche con patrocini e finanziamenti pubblici – di istanze aberranti quali utero in affitto, carriera alias nelle scuole, matrimonio egualitario, transizione di genere per minori. E proprio su questo ultimo punto la Toscana ha vissuto l’inchiesta ministeriale che ha coinvolto l’Ospedale Careggi, che si occupa di disforia di genere. Che ne pensa? È pronto/a a difendere la libertà educativa dei genitori, a contrastare ogni tipo di propaganda Lgbtqia+? E’ pronto a contrastare – come stanno già facendo alcuni Paesi del Nord Europa – il cosiddetto “approccio affermativo” per scongiurare qualsiasi possibile futura deriva sul tema della transizione di genere?

«I genitori hanno il pieno diritto di educare i propri figli secondo i principi che ritengono più opportuni e nessuna società si deve permettere di sostituirsi alle figure della mamma e del papà (a meno che non siano presenti situazioni di violenza ovviamente). Inoltre ritengo che un minore, proprio per la fragilità che caratterizza la sua età, non dovrebbe essere sottoposto ad alcune pressione propagandistica esterna: la cosa che più mi spaventa è che la transizione di genere venga percepita come la panacea di tutte le sofferenze psicologiche di un ragazzo o di una ragazza, inducendolo a compiere un passo del quale si potrebbe poi pentire».

 

 

 

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