30/09/2025

Elezioni Toscana 2025. Intervista alla candidata Cerdini (Lega)

Cinzia Cerdini, già consigliere comunale e provinciale a Pistoia, è candidata alle elezioni regionali in Toscana per la Lega, nella circoscrizione di Pistoia.

 

Perché ha deciso di impegnarsi in politica, quali sono i valori fondamentali che la animano e ispirano sia nella vita privata che in quella politica?

«I valori che mi guidano, sia nella vita privata che pubblica, sono il rispetto per la vita in ogni sua fase, la centralità della famiglia naturale, la libertà educativa e la difesa della dignità della persona umana, senza compromessi. Vivo la mia fede cattolica in modo concreto e quotidiano, cercando di coniugare l’impegno personale e familiare con il servizio agli altri. Sono attiva in Pro Vita & Famiglia per i valori che mi sono stati trasmessi fin dalla più tenera età».

L’Italia sta affrontando un drammatico declino demografico e in alcuni casi alcune Regioni – come di fatto la sua Toscana - hanno liberalizzato la pillola abortiva RU486, rendendola dunque accessibile anche al di fuori degli ospedali. Quali strumenti ha a disposizione la Regione e quali proposte concrete sosterrà per agevolare le natalità anche garantendo alternative all’aborto? A tal proposito, pensa di replicare il buon esempio della Regione Piemonte che ha dato vita all’efficace Fondo “Vita Nascente”?

«Il calo demografico è un’emergenza nazionale e culturale. Come donna e come cattolica, credo che la politica debba offrire alternative vere all’aborto, anche attraverso il sostegno concreto alla maternità. La Regione può fare molto: finanziare i Centri di Aiuto alla Vita, potenziare i consultori familiari non ideologizzati, creare fondi per le madri in difficoltà e per le famiglie numerose. È inaccettabile che in Toscana la pillola abortiva RU486 sia liberalizzata e distribuita anche fuori dagli ospedali perché significa banalizzare una scelta drammatica. Occorre invece promuovere una cultura della vita, che accoglie e accompagna».

La Toscana è stata, purtroppo, la prima – e finora l’unica – a legiferare sul suicidio medicalmente assistito. Pensa sia un tema di competenza regionale? Se eletto, si impegna ad abrogare tale legge, bloccare simili fughe in avanti e ad aumentare i fondi a disposizione delle cure palliative, degli Hospice e dell'assistenza domiciliare per anziani, fragili e malati?

«Credo profondamente che ogni vita, anche nella sofferenza, abbia un valore inviolabile. Il suicidio assistito non è un diritto, ma una resa. La Regione Toscana ha purtroppo aperto la strada a una deriva che considero gravissima perché l’introduzione del suicidio medicalmente assistito è una sconfitta per tutti, in particolare per i più fragili. Se eletta, mi impegnerò a chiedere l’abrogazione di questa legge, a bloccare ogni tentativo di legittimare pratiche eutanasiche, e a promuovere con decisione le cure palliative, l’assistenza domiciliare e il sostegno alle famiglie che si prendono cura dei malati. Una società giusta non è quella che "toglie di mezzo" chi soffre, ma quella che lo accompagna con amore fino alla fine».

In che senso, secondo lei, la famiglia è la cellula fondamentale della società? Ci fa l’esempio di una misura sociale e fiscale concreta che presenterà in Consiglio Regionale per agevolare le famiglie, in particolare se numerose e/o con disabili o anziani a carico?

«La famiglia, fondata sul matrimonio tra uomo e donna, è la prima comunità naturale, la cellula fondamentale della società. È in famiglia che si impara ad amare, a rispettare, a donarsi. Quando la famiglia sta bene, sta bene anche la società. Voglio una Toscana che valorizzi la solidarietà familiare e riconosca il ruolo sociale insostituibile della maternità e della cura».

Spesso le associazioni LGBT o “trans-femministe” si fanno promotori – a volte anche con patrocini e finanziamenti pubblici – di istanze aberranti quali utero in affitto, carriera alias nelle scuole, matrimonio egualitario, transizione di genere per minori. E proprio su questo ultimo punto la Toscana ha vissuto l’inchiesta ministeriale che ha coinvolto l’Ospedale Careggi, che si occupa di disforia di genere. Che ne pensa? È pronto/a a difendere la libertà educativa dei genitori, a contrastare ogni tipo di propaganda Lgbtqia+? È pronto a contrastare – come stanno già facendo alcuni Paesi del Nord Europa – il cosiddetto “approccio affermativo” per scongiurare qualsiasi possibile futura deriva sul tema della transizione di genere?

«Purtroppo sono a conoscenza di ciò che accade in molte scuole e associazioni regionali: progetti ideologici, finanziati con soldi pubblici, che promuovono utero in affitto, ideologia gender, transizione per minori e altre derive che nulla hanno a che vedere con il rispetto delle persone. Credo che i genitori siano i primi educatori dei propri figli, e che abbiano il diritto di essere informati e di dare o negare il consenso su contenuti sensibili. Mi opporrò con forza a ogni tipo di propaganda ideologica nelle scuole e lavorerò per una legge regionale che garantisca il pieno rispetto della libertà educativa delle famiglie».

 

 

 

 

 

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