Renato Luparini, classe 1966, di professione avvocato, è candidato all elezioni regionali in Toscana nella circoscrizione di Livorno per la lista civica "E' Ora! Per Tomasi Presidente". È anche consulente della Commissione Bicamerale di indagine sul caso "Forteto" . In passato dirigente provinciale e regionale del Movimento Giovanile DC e segretario dell'unione comunale di Livorno dell'UDC. E’ stato componente e attivista del comitato "Scienza e Vita" ai tempi del referendum sulla PMA.
Perché ha deciso di impegnarsi in politica, quali sono i valori fondamentali che la animano e ispirano sia nella vita privata che in quella politica?
«Sono un vecchio "Papa Woityla Boy" e ho partecipato alla Giornata Mondiale della Gioventù a Santiago di Compostela nel 1989. Passano gli anni ma mi sento ancora un giovane in cammino verso Santiago e questo è il mio spirito di impegno in politica».
L’Italia sta affrontando un drammatico declino demografico e in alcuni casi alcune Regioni – come di fatto la sua Toscana - hanno liberalizzato la pillola abortiva RU486, rendendola dunque accessibile anche al di fuori degli ospedali. Quali strumenti ha a disposizione la Regione e quali proposte concrete sosterrà per agevolare le natalità anche garantendo alternative all’aborto? A tal proposito, pensa di replicare il buon esempio della Regione Piemonte che ha dato vita all’efficace Fondo “Vita Nascente”?
«Le politiche della sinistra in Toscana sulla denatanalità sono una follia: l'aborto va abolito o comunque ove non sia possibile ridimensionato al massimo, anche solo per evitare il collasso della previdenza sociale oltre che per ovvii, per me, motivi etici e scientifici. Le donne in difficoltà vanno aiutate e finanziate a fare figli, non a buttarli via».
La Toscana è stata, purtroppo, la prima – e finora l’unica – a legiferare sul suicidio medicalmente assistito. Pensa sia un tema di competenza regionale? Se eletto, si impegna ad abrogare tale legge, bloccare simili fughe in avanti e ad aumentare i fondi a disposizione delle cure palliative, degli Hospice e dell'assistenza domiciliare per anziani, fragili e malati?
«Il tema del fine vita va affrontato a livello nazionale, la legge regionale è una sciocchezza giuridica ed etica. La vita va difesa sempre e comunque, come ci ha insegnato anche San Giovanni Paolo II».
In che senso, secondo lei, la famiglia è la cellula fondamentale della società? Ci fa l’esempio di una misura sociale e fiscale concreta che presenterà in Consiglio Regionale per agevolare le famiglie, in particolare se numerose e/o con disabili o anziani a carico?
«La famiglia è "la società naturale fondata sul matrimonio" come previsto dall'art. 29 della Costituzione. Di tale norma costituzionale la sinistra, che si riempe la bocca con la presunta difesa della Costituzione, non parla mai. E' ora invece di parlare e soprattutto di fare. Ci vuole subito un quoziente familiare per i contributi e un addizionale di sostegno per i figli a carico».
Spesso le associazioni LGBT o “trans-femministe” si fanno promotori – a volte anche con patrocini e finanziamenti pubblici – di istanze aberranti quali utero in affitto, carriera alias nelle scuole, matrimonio egualitario, transizione di genere per minori. E proprio su questo ultimo punto la Toscana ha vissuto l’inchiesta ministeriale che ha coinvolto l’Ospedale Careggi, che si occupa di disforia di genere. Che ne pensa? È pronto/a a difendere la libertà educativa dei genitori, a contrastare ogni tipo di propaganda Lgbtqia+? E’ pronto a contrastare – come stanno già facendo alcuni Paesi del Nord Europa – il cosiddetto “approccio affermativo” per scongiurare qualsiasi possibile futura deriva sul tema della transizione di genere?
«Senza erigere muri nei confronti di alcuno, la scuola pubblica non può diventare il veicolo per ideologie non condivise e del tutto disctubili. Un conto è insegnare a rispettare le idee altrui, un altro è indottrinare i bambini. Il catechismo non si fa a scuola nemmeno per la fede, figuriamoci su questi temi».
