Juri Gorlandi, classe 1990, imprenditore, candidato alle elezioni regionali in Toscana per Fratelli d’Italia, nella Circoscrizione di Massa Carrara. E’ vice Presidente Consiglio Comunale di Aulla, assessore Protezione Civile ed Associazioni, Consigliere e Capogruppo presso l’Unione dei Comuni Montana Lunigiana. E’ stato Consigliere Provinciale di Massa Carrara, presidente commissione di inchiesta sul Carrione, e membro dell’Unione delle Province Italiane.
Perché ha deciso di impegnarsi in politica, quali sono i valori fondamentali che la animano e ispirano sia nella vita privata che in quella politica?
«Ho deciso di impegnarmi in politica perché credo che la Lunigiana meriti voce, rispetto e opportunità concrete. Nella mia vita ho sempre servito la comunità: come volontario di protezione civile, come donatore Avis, come cittadino che non si è mai tirato indietro davanti alle difficoltà. I valori che mi guidano sono la serietà, la lealtà e la presenza costante, non solo a parole ma nei fatti. Credo nella forza della famiglia, nelle radici delle nostre tradizioni e nell’impegno quotidiano per costruire un futuro migliore, senza presenzialismo ma con lavoro vero e investimenti sul territorio. Ho ricevuto dal Presidente della Repubblica la medaglia d’argento al merito civile per aver salvato la vita ad un mio concittadino durante gli eventi alluvionali che hanno colpito Aulla».
L’Italia sta affrontando un drammatico declino demografico e in alcuni casi alcune Regioni – come di fatto la sua Toscana - hanno liberalizzato la pillola abortiva RU486, rendendola dunque accessibile anche al di fuori degli ospedali. Quali strumenti ha a disposizione la Regione e quali proposte concrete sosterrà per agevolare le natalità anche garantendo alternative all’aborto? A tal proposito, pensa di replicare il buon esempio della Regione Piemonte che ha dato vita all’efficace Fondo “Vita Nascente”?
«Come padre di tre bambini di 7, 2 e 1 anno so bene che la vera sfida di oggi è permettere alle famiglie di mettere al mondo figli senza sentirsi sole. La Regione deve creare condizioni concrete: più asili nido e servizi per l’infanzia, sostegni economici stabili alle giovani coppie, politiche per la conciliazione tra lavoro e famiglia. Ritengo importante offrire alternative reali all’aborto, attraverso aiuti immediati, centri di ascolto e supporto pratico alle donne in difficoltà. In questo senso il modello del Fondo “Vita Nascente” del Piemonte è un buon esempio da replicare anche in Toscana: un fondo che accompagna e sostiene la maternità con strumenti concreti e non con slogan. Perché la natalità non si difende con le parole, ma con scelte che danno fiducia e speranza alle famiglie».
La Toscana è stata, purtroppo, la prima – e finora l’unica – a legiferare sul suicidio medicalmente assistito. Pensa sia un tema di competenza regionale? Se eletto, si impegna ad abrogare tale legge, bloccare simili fughe in avanti e ad aumentare i fondi a disposizione delle cure palliative, degli Hospice e dell'assistenza domiciliare per anziani, fragili e malati?
«Credo che la vita sia un valore non negoziabile e che la Regione Toscana abbia sbagliato ad aprire la strada al suicidio medicalmente assistito, materia che non dovrebbe essere normata a livello regionale. Se eletto, mi impegnerò ad abrogare questa legge e a bloccare altre fughe in avanti che rischiano di trasformare la sofferenza in solitudine. La vera risposta al dolore non è anticipare la fine, ma garantire dignità, accompagnamento e cure. Per questo sosterrò l’aumento dei fondi per le cure palliative, gli hospice e l’assistenza domiciliare a anziani, fragili e malati, perché nessuno deve sentirsi abbandonato»
In che senso, secondo lei, la famiglia è la cellula fondamentale della società? Ci fa l’esempio di una misura sociale e fiscale concreta che presenterà in Consiglio Regionale per agevolare le famiglie, in particolare se numerose e/o con disabili o anziani a carico?
«La famiglia è la cellula fondamentale della società perché è il primo luogo in cui si imparano i valori della solidarietà, del rispetto e della responsabilità. Dove c’è una famiglia forte, c’è una comunità più solida. Per sostenerla in modo concreto, proporrò in Consiglio Regionale una “card famiglia” che preveda agevolazioni fiscali e tariffe ridotte su trasporti, servizi scolastici e sanitari, in particolare per nuclei numerosi e per quelli che hanno disabili o anziani a carico. Un aiuto pratico, immediato, che riconosce il ruolo insostituibile delle famiglie nel costruire il futuro della nostra terra».
Spesso le associazioni LGBT o “trans-femministe” si fanno promotori – a volte anche con patrocini e finanziamenti pubblici – di istanze aberranti quali utero in affitto, carriera alias nelle scuole, matrimonio egualitario, transizione di genere per minori. E proprio su questo ultimo punto la Toscana ha vissuto l’inchiesta ministeriale che ha coinvolto l’Ospedale Careggi, che si occupa di disforia di genere. Che ne pensa? È pronto/a a difendere la libertà educativa dei genitori, a contrastare ogni tipo di propaganda Lgbtqia+? E’ pronto a contrastare – come stanno già facendo alcuni Paesi del Nord Europa – il cosiddetto “approccio affermativo” per scongiurare qualsiasi possibile futura deriva sul tema della transizione di genere?
«Ritengo che la Regione debba occuparsi delle vere priorità – sanità, lavoro, infrastrutture – e non farsi promotrice di sperimentazioni ideologiche che dividono e rischiano di minare la libertà educativa delle famiglie. Sono padre di tre figli piccoli e credo che il diritto/dovere di educarli spetti anzitutto ai genitori, non ad associazioni o apparati politici. Per questo mi impegno a difendere la libertà educativa delle famiglie, a contrastare qualsiasi forma di propaganda ideologica nelle scuole e a vigilare perché non si introducano scorciatoie pericolose come il cosiddetto “approccio affermativo” sulla disforia di genere nei minori, già messo in discussione da Paesi del Nord Europa. La Regione deve garantire cure serie e supporto psicologico a chi è in difficoltà, ma mai incoraggiare percorsi irreversibili su bambini e adolescenti».
