Claudio Gemelli è candidato alle elezioni regionali in Toscana per Fratelli d’Italia, nella circoscrizione di Firenze 4. Attivo in politica da oltre diciotto anni, ha iniziato la sua attività prima con il movimento giovanile Azione universitaria e poi sul territorio a Scandicci, avendo esperienze amministrative anche nel Chianti. Attualmente è presidente provinciale di Fratelli d’Italia, consigliere comunale a Scandicci – dove è stato anche candidato sindaco – e da due consiliature ricopre il ruolo di Consigliere della Città metropolitana di Firenze.
Perché ha deciso di impegnarsi in politica, quali sono i valori fondamentali che la animano e ispirano sia nella vita privata che in quella politica?
«La mia passione per la politica è innata. Sono sempre stato un uomo di destra con valori chiari: rispetto, famiglia, merito, impegno, dedizione, serietà e concretezza. E questi sono i valori che animano la mia vita privata come la mia vita politica».
L’Italia sta affrontando un drammatico declino demografico e in alcuni casi alcune Regioni – come di fatto la sua Toscana - hanno liberalizzato la pillola abortiva RU486, rendendola dunque accessibile anche al di fuori degli ospedali. Quali strumenti ha a disposizione la Regione e quali proposte concrete sosterrà per agevolare le natalità anche garantendo alternative all’aborto? A tal proposito, pensa di replicare il buon esempio della Regione Piemonte che ha dato vita all’efficace Fondo “Vita Nascente”?
«La denatalità è un problema da non sottovalutare, come invece altri stanno facendo. La Regione Toscana deve intervenire per invertire questo trend negativo. Servono maggiori investimenti a sostegno delle giovani coppie per far sì che mettere su famiglia non sia un lusso. Ritengo che occorra promuovere il progetto “Culla della Vita”, proposta che ho presentato in Consiglio comunale a Scandicci affinché venga installata nel nuovo Pronto soccorso dell'ospedale Torregalli e in tutti quelli della Toscana. Infine, il progetto “Vita Nascente” della Regione Piemonte può essere un buon inizio per costruire un assetto che permetta di favorire la natalità utilizzando strumenti concreti».
La Toscana è stata, purtroppo, la prima – e finora l’unica – a legiferare sul suicidio medicalmente assistito. Pensa sia un tema di competenza regionale? Se eletto, si impegna ad abrogare tale legge, bloccare simili fughe in avanti e ad aumentare i fondi a disposizione delle cure palliative, degli Hospice e dell'assistenza domiciliare per anziani, fragili e malati?
«La Regione Toscana ha legiferato su una materia di cui non ha la competenza. La legge sul fine vita approvata dalla Toscana non è quindi legittima. La vita è un valore non negoziabile e le Istituzioni non possono ridurre le sofferenze al fine vita. Occorrono, invece, maggiori investimenti nella sanità e nell’assistenza alle persone fragili ed agli anziani, spesso abbandonati da una Regione che non garantisce loro la possibilità di accedere alla quota sanitaria per il soggiorno in RSA. Invece di legiferare su temi che non gli competono, la Regione avrebbe dovuto lavorare maggiormente sul tessuto sanitario che, attualmente, ha dei deficit evidenti e problemi disparati. Primo tra tutti, la centralizzazione dei servizi che ha lasciato interi territori senza alcun tipo di assistenza sanitaria».
In che senso, secondo lei, la famiglia è la cellula fondamentale della società? Ci fa l’esempio di una misura sociale e fiscale concreta che presenterà in Consiglio Regionale per agevolare le famiglie, in particolare se numerose e/o con disabili o anziani a carico?
«La Famiglia naturale è il nucleo fondante della società, pre-esistente a qualsiasi definizione legislativa. Spetta alla famiglia dare un'impostazione valoriale, a seconda delle sensibilità, ai propri figli. La Regione deve fare di più per proteggerla. Sulla linea del governo Meloni servono incentivi per la prima casa per le giovani coppie, ma anche maggiori sostegni economici che accompagnino i figli dalla nascita fino alla libertà economica e aiuti concreti alle famiglie numerose con agevolazioni per scuola, sport e centri estivi. Lasciare le famiglie in difficoltà vuol dire condannare la Toscana al baratro».
Spesso le associazioni LGBT o “trans-femministe” si fanno promotori – a volte anche con patrocini e finanziamenti pubblici – di istanze aberranti quali utero in affitto, carriera alias nelle scuole, matrimonio egualitario, transizione di genere per minori. E proprio su questo ultimo punto la Toscana ha vissuto l’inchiesta ministeriale che ha coinvolto l’Ospedale Careggi, che si occupa di disforia di genere. Che ne pensa? È pronto/a a difendere la libertà educativa dei genitori, a contrastare ogni tipo di propaganda Lgbtqia+? E’ pronto a contrastare – come stanno già facendo alcuni Paesi del Nord Europa – il cosiddetto “approccio affermativo” per scongiurare qualsiasi possibile futura deriva sul tema della transizione di genere?
«Dobbiamo difendere la libertà educativa dei genitori. Non possiamo correre il rischio che qualcuno voglia indottrinare i nostri figli all’interno degli istituti scolastici. La scuola serve per imparare. L’educazione la impartiscono i genitori. Cosa ancora peggiore è quando queste pratiche di assuefazione al pensiero woke sono finanziate proprio dalle Istituzioni come spesso vediamo accadere. Dalle lezioni fino a veri e propri comizi all’interno delle aule dove dovremmo mandare i nostri figli. Tutto questo è inaccettabile e non può più essere tollerato».
