Elisa Rizzello, 43 anni, candidata al Consiglio Regionale della Puglia con Fratelli d’Italia, circoscrizione di Lecce. Componente Commissione Welfare e Politiche di Coesione di ANCI Puglia. Assessore e già Vicesindaco di San Cesario di Lecce, delegata alle politiche sociali, dell'inclusione e per la disabilità.
Perché ha deciso di impegnarsi in politica e quali sono i valori fondamentali che la animano e ispirano sia nella vita privata che in quella politica?
«Mi candido perché ogni volto, ogni storia che incrocio mi ricorda quanto valga la pena lottare per qualcosa di più giusto, più vicino alle persone. Porto con me ogni esperienza che incontro, ogni speranza che mi viene affidata anche solo con uno sguardo. La politica, quella vera, non si fa parlando sopra gli altri, ma per gli altri: con rispetto, con coraggio».
L’Italia sta affrontando un drammatico declino demografico e in alcuni casi alcune Regioni hanno liberalizzato o vogliono farlo la pillola abortiva RU486. Quali strumenti ha a disposizione la Regione e quali proposte concrete sosterrà per agevolare le natalità anche garantendo alternative all’aborto? A tal proposito, pensa di replicare il buon esempio della Regione Piemonte che ha dato vita all’efficace Fondo “Vita Nascente”?
«La vita che nasce è un dono da custodire, non un peso da sopportare. Ogni madre deve sentirsi accolta, non giudicata. Credo in aiuti reali: un fondo per la natalità, presenza concreta di volontari CAV nei consultori contribuendo a far superare le cause che potrebbero indurre le interruzioni delle gravidanze, incentivi per le giovani coppie in prime fasce di reddito, nidi accessibili, accompagnamento psicologico e centri di ascolto per mamme in difficoltà. Ogni figlio è una speranza per la comunità: la genitorialità dev’essere una scelta possibile, sostenuta e condivisa».
Alcune Regioni stanno lavorando su leggi locali sul suicidio medicalmente assistito. Pensa sia un tema di competenza regionale? Se eletta, si impegna a bloccare simili processi nella sua regione e ad aumentare i fondi a disposizione delle cure palliative, degli Hospice e dell'assistenza domiciliare per anziani, fragili e malati?
«La dignità chiede cura, presenza e sollievo dal dolore, non abbandono. Nessuna legge potrà mai sostituire la mano che stringe un’altra nel momento più fragile. La risposta al dolore è la cura: più fondi per le cure palliative, più hospice, più ore di assistenza domiciliare integrata, personale formato e famiglie sostenute. La compassione non è un’idea, ma un’azione concreta che abbraccia la vita fino all’ultimo respiro».
In che senso, secondo lei, la famiglia è la cellula fondamentale della società? Ci fa l’esempio di una misura sociale e fiscale concreta che presenterà in Consiglio Regionale per agevolare le famiglie, in particolare se numerose e/o con disabili o anziani a carico?
«La famiglia è la bussola che educa, protegge e tiene insieme le generazioni. Quando una famiglia regge, regge la società. Credo in interventi concreti: incentivi fiscali per famiglie numerose, attuazione del servizio di trasporto verso i centri socio-riabilitativi per persone con disabilità, sostegno ai caregiver, voucher per la realizzazione del progetto di vita individuale, personalizzato e partecipato nella propria comunità. La cura non è assistenza ma corresponsabilità: è investimento nel futuro e atto di giustizia».
Sapeva che le associazioni LGBT o “trans-femministe” a livello regionale si fanno promotori di istanze aberranti quali utero in affitto, carriera alias nelle scuole, matrimonio egualitario, transizione di genere anche per minori? In alcune Regioni, addirittura, avvalendosi del patrocinio e quindi di finanziamenti proprio da parte della politica. Che ne pensa? È pronta a difendere la libertà educativa dei genitori e a contrastare ogni tipo di propaganda Lgbtqia+?
«E’ giusto che la scuola resti un luogo di formazione e non di propaganda: ogni tentativo di imporre visioni ideologiche è una minaccia alla responsabilità genitoriale. I genitori sono i primi e naturali educatori dei figli. La scuola deve essere alleata, non alternativa alla famiglia. Ogni progetto formativo va condiviso, non imposto. No a derive ideologiche, sì al rispetto reciproco. La libertà educativa è un pilastro della democrazia e della serenità sociale che nasce dalla famiglia».