Giuseppe Negro, classe 1968, imprenditore, è candidato alle elezioni regionali in Puglia con Fratelli d’Italia, nella Circoscrizione di Lecce. E’ consigliere comunale di maggioranza nel Comune di Tiggiano, eletto con una lista civica. Nato a Glarus, in Svizzera, ma originario del Salento dove risiede da anni con la moglie Anna Rita e i figli, Benedetta e Clemente. Ha fondato ASCLA (L'Associazione Scuole e Lavoro), un ente di formazione che accompagna giovani e adulti nel lavoro e nella vita.
Perché ha deciso di impegnarsi in politica e quali sono i valori fondamentali che la animano e ispirano sia nella vita privata che in quella politica?
«Credo nella politica come servizio, nella forza delle relazioni e nella concretezza. Mi guidano i valori della famiglia, del lavoro, della responsabilità e della comunità».
L’Italia sta affrontando un drammatico declino demografico e in alcuni casi alcune Regioni hanno liberalizzato o vogliono farlo la pillola abortiva RU486. Quali strumenti ha a disposizione la Regione e quali proposte concrete sosterrà per agevolare le natalità anche garantendo alternative all’aborto? A tal proposito, pensa di replicare il buon esempio della Regione Piemonte che ha dato vita all’efficace Fondo “Vita Nascente”?
«La Regione può e deve sostenere la vita nascente con misure concrete. La Puglia deve tornare amica delle famiglie e delle mamme. Mi impegnerò a istituire anche in Puglia un Fondo Vita Nascente, sul modello piemontese, per offrire alle madri in difficoltà un aiuto economico, psicologico e abitativo. Serve una rete di consultori e centri famiglia che accompagni la maternità, incentivi il lavoro femminile e favorisca la natalità come bene comune, non come scelta solitaria».
Alcune Regioni stanno lavorando su leggi locali sul suicidio medicalmente assistito. Pensa sia un tema di competenza regionale? Se eletto, si impegna a bloccare simili processi nella sua regione e ad aumentare i fondi a disposizione delle cure palliative, degli Hospice e dell'assistenza domiciliare per anziani, fragili e malati?
«Il tema del fine vita non può essere materia di competenza regionale. La Regione deve invece garantire cure e dignità a ogni persona, non scorciatoie di morte. Mi impegnerò a bloccare ogni tentativo di introdurre il suicidio assistito e a potenziare la rete delle cure palliative, degli Hospice e dell’assistenza domiciliare, perché nessuno si senta abbandonato nella fragilità o nella malattia».
In che senso, secondo lei, la famiglia è la cellula fondamentale della società? Ci fa l’esempio di una misura sociale e fiscale concreta che presenterà in Consiglio Regionale per agevolare le famiglie, in particolare se numerose e/o con disabili o anziani a carico?
«La famiglia, fondata sul matrimonio tra uomo e donna, è la prima comunità educativa e il vero motore sociale. È la prima comunità dove si nasce, si cresce e si impara la solidarietà. In Consiglio regionale proporrò il Fattore Famiglia, per modulare tasse, tariffe e servizi in base ai reali carichi familiari. Sosterrò misure specifiche per famiglie numerose, con disabili o anziani, valorizzando il ruolo educativo e sociale che quotidianamente svolgono».
Sapeva che le associazioni LGBT o “trans-femministe” a livello regionale si fanno promotori di istanze aberranti quali utero in affitto, carriera alias nelle scuole, matrimonio egualitario, transizione di genere anche per minori? In alcune Regioni, addirittura, avvalendosi del patrocinio e quindi di finanziamenti proprio da parte della politica. Che ne pensa? È pronto a difendere la libertà educativa dei genitori e a contrastare ogni tipo di propaganda Lgbtqia+?
«Credo che la libertà educativa dei genitori sia un diritto inviolabile. La scuola deve formare, non indottrinare. Mi opporrò a ogni progetto o finanziamento regionale che promuova l’ideologia gender o iniziative LGBTQIA+ che coinvolgano i minori senza consenso familiare. Mi impegnerò a garantire trasparenza, rispetto e consenso informato in tutte le attività scolastiche, difendendo il ruolo primario della famiglia nell’educazione dei figli».