Riccardo Memeo, 44 anni, medico cardiologo e capogruppo di Fratelli d’Italia in Consiglio comunale a Barletta. E’ candidato in Consiglio regionale della Puglia nella circoscrizione BAT.
Perché ha deciso di impegnarsi in politica e quali sono i valori fondamentali che la animano e ispirano sia nella vita privata che in quella politica?
«Da oltre dieci anni lavoro nella Cardiologia del Policlinico di Bari, dove mi occupo di elettrostimolazione cardiaca. Ho militato da sempre nel centrodestra, condividendo il percorso politico con Raffaele Fitto e con Fratelli d’Italia. I valori che mi guidano: coerenza, lealtà, identità, merito».
L’Italia sta affrontando un drammatico declino demografico e in alcuni casi alcune Regioni hanno liberalizzato o vogliono farlo la pillola abortiva RU486. Quali strumenti ha a disposizione la Regione e quali proposte concrete sosterrà per agevolare le natalità anche garantendo alternative all’aborto? A tal proposito, pensa di replicare il buon esempio della Regione Piemonte che ha dato vita all’efficace Fondo “Vita Nascente”?
«L’Italia sta invecchiando e la natalità crolla: non è solo un dato statistico, è una ferita sociale. Da medico vedo ogni giorno cosa significa non avere politiche che sostengano davvero chi vuole diventare genitore. Credo in un modello che aiuti le famiglie prima, durante e dopo la nascita: sostegno economico, servizi sanitari efficienti, asili accessibili, meno burocrazia. La politica deve scegliere da che parte stare: io starò sempre dalla parte della vita».
Alcune Regioni stanno lavorando su leggi locali sul suicidio medicalmente assistito. Pensa sia un tema di competenza regionale? Se eletto, si impegna a bloccare simili processi nella sua regione e ad aumentare i fondi a disposizione delle cure palliative, degli Hospice e dell'assistenza domiciliare per anziani, fragili e malati?
«Chi vive la malattia non ha bisogno di soluzioni rapide, ma di dignità, cura, vicinanza. Come cardiologo ho visto persone morire tra le braccia di chi le ama e altre morire da sole: la differenza la fa lo Stato, quando c’è. Le cure palliative non sono un tema “tecnico”, ma umano. In Regione mi batterò perché nessuno debba scegliere tra soffrire o morire, ma possa essere accompagnato a vivere fino all’ultimo con rispetto e assistenza reale».
In che senso, secondo lei, la famiglia è la cellula fondamentale della società? Ci fa l’esempio di una misura sociale e fiscale concreta che presenterà in Consiglio Regionale per agevolare le famiglie, in particolare se numerose e/o con disabili o anziani a carico?
«Credo nella famiglia non come slogan, ma come realtà quotidiana fatta di sacrifici, mutui, figli, genitori anziani da assistere. Una Regione che non sostiene le famiglie le costringe a rinunciare ai figli, al lavoro, alla dignità. Serve una fiscalità regionale che premi chi cresce figli, incentivi chi assume mamme, sostenga chi accudisce disabili e anziani. La famiglia non è un “tema”, è la prima comunità dove si impara ad amare e a resistere».
Sapeva che le associazioni LGBT o “trans-femministe” a livello regionale si fanno promotori di istanze aberranti quali utero in affitto, carriera alias nelle scuole, matrimonio egualitario, transizione di genere anche per minori? In alcune Regioni, addirittura, avvalendosi del patrocinio e quindi di finanziamenti proprio da parte della politica. Che ne pensa? È pronto a difendere la libertà educativa dei genitori e a contrastare ogni tipo di propaganda Lgbtqia+?
«I genitori hanno il diritto e il dovere di educare i propri figli, non lo Stato, non le lobby cultural-ideologiche. Ogni scuola deve formare, non indottrinare. Non accetto che si entri nelle classi bypassando le famiglie o imponendo visioni ideologiche. Difendere la libertà educativa non significa essere contro qualcuno, ma a favore della responsabilità dei genitori. La scuola deve unire, non confondere. E io difenderò questo principio senza ambiguità».