Giulia Marchionni, classe 1989, avvocato, è candidata alla elezioni regionali nelle Marche, per la lista civica “I marchigiani per Acquaroli presidente”, nella circoscrizione di Pesaro e Urbino. Attualmente Consigliere comunale a Pesaro (eletta nella lista civica di centrodestra). Già consigliere comunale dal 2019 al 2024, sempre a Pesaro, sempre in minoranza, con Matteo Ricci come sindaco.
Perché ha deciso di impegnarsi in politica, quali sono i valori fondamentali che la animano e ispirano sia nella vita privata che in quella politica?
«Il mio impegno politico anche a livello locale è sempre teso alla difesa della vita dal concepimento fino alla morte naturale. In questo senso il mio impegno si manifesta anche nel cercare di diffondere la cultura della vita e della tutela della fertilità della donna attraverso i corsi de “Il corpo racconta” (meglio conosciuti come corsi Mamma e Figlia), un percorso rivolto alle mamme e alle loro bambine che scoprono i processi segreti del ciclo femminile per acquisire una visione positiva della femminilità, della sessualità e della trasmissione della vita. Un grande dono che posso portare avanti grazie all’attività dell’associazione Amamb Odv».
L’Italia sta affrontando un drammatico declino demografico e in alcuni casi alcune Regioni hanno liberalizzato o vogliono farlo la pillola abortiva RU486. Quali strumenti ha a disposizione la Regione per fare la sua parte e quali proposte concrete sosterrà, se eletto/a, per agevolare le natalità anche garantendo alternative all’aborto?
«La tutela della maternità, prevista espressamente fin dal titolo della legge 194, deve necessariamente mettere le donne nella condizione di poter scegliere. Ma la scelta, purtroppo, grazie alla “mentalità” generata proprio la legge 194, è orientata praticamente in un’unica direzione: è come se le donne si trovassero di fronte ad un imbuto, che indica già la strada da percorrere. Credo sia necessario invece – per garantire davvero la scelta – che il punto di partenza offerto alle donne sia almeno paritetico: poter interrompere la gravidanza o poterla proseguire, garantendo tutte le opzioni che la stessa legge prevede: “Il consultorio e la struttura socio-sanitaria… hanno il compito in ogni caso… di esaminare con la donna e con il padre del concepito, ove la donna lo consenta, … le possibili soluzioni dei problemi proposti, di aiutarla a rimuovere le cause che la porterebbero alla interruzione della gravidanza, di metterla in grado di far valere i suoi diritti di lavoratrice e di madre, di promuovere ogni opportuno intervento atto a sostenere la donna, offrendole tutti gli aiuti necessari sia durante la gravidanza sia dopo il parto”. L’impegno nel prossimo futuro dovrà andare in questa direzione: garantire alle donne la possibilità di far nascere il loro bambino, ricevendo tutti gli aiuti necessari come previsto dalla norma».
Alcune Regioni stanno lavorando su leggi locali sul suicidio medicalmente assistito. Proprio nelle Marche ci sono stati casi di malati e fragili che hanno chiesto questa “procedura”, nonostante non ci sia una legge Regionale. Pensa sia un tema di competenza regionale? Se eletto, si impegna a bloccare simili processi nella sua regione e ad aumentare i fondi a disposizione delle cure palliative, degli Hospice e dell'assistenza domiciliare per anziani, fragili e malati?
«Sul tema del fine vita credo valga quale principio cardine un detto molto efficace: di fronte al letto di un malato bisogna entrare senza i calzari. Ogni politico dovrebbe avere l'umiltà di iniziare un percorso serio di conoscenza profonda di tutto il mondo di professionisti operanti nella Regione Marche che si occupano di alleviare e curare i pazienti. Il vero rischio è che in nome della libertà di morire si possa incuneare il virus dell'indifferenza e dell’equità tra vita e morte quando invece tutti dovremmo lavorare per assicurare la migliore qualità di vita al malato in qualsiasi condizione e un’effettiva diffusione sull’intero territorio nazionale alle cure palliative, che non si riducono alla terapia del dolore. Del resto, lo stesso atteggiamento del malato nei confronti della sua patologia dipende per gran parte da come sia accolto: affinché non sperimenti solitudine, abbandono o carenza di supporti essenziali per la quotidianità della sua vita. Abbiamo bisogno di rilanciare in modo capillare e sempre più qualificato il grande tema delle cure palliative, moltiplicando non solo gli hospice ma tutte le forme di assistenza domiciliare, partendo dall’unico presupposto essenziale: le persone non vogliono morire prima del tempo, anzi se potessero allungherebbero il proprio tempo di vita, ma nessuno vuole soffrire, né vuole essere di peso alle persone care né vuole essere lasciato solo. Il tema da porre dunque è quello della appropriatezza e della proporzionalità delle cure rispetto alla condizione patologica. E già oggi le norme contenute nella legge 219 del 2017 (norme in materia di consenso informato, direttive anticipate di trattamento e pianificazione condivisa delle cure) sono sufficienti, anche alla luce delle recenti sentenze della corte costituzionale, a garantire a coloro che consapevolmente rifiutano le cure, che questo venga realizzato».
In che senso, secondo lei, la famiglia è la cellula fondamentale della società? Ci fa l’esempio di una misura sociale e fiscale concreta che presenterà in Consiglio Regionale per agevolare le famiglie, in particolare se numerose e/o con disabili o anziani a carico?
«Nel lontano 2007, non ancora maggiorenne, in Piazza San Giovanni, in occasione del primo Family Day, sbandieravo il manifesto: “Nella famiglia il futuro dell’Italia”. Un convincimento che oggi più che mai è radicato in me: anche se forse dovrei modificare il motto in: “nella famiglia, costituita da mamma e papà, il futuro dell’Italia”».
Sapeva che le associazioni LGBT o “trans-femministe” a livello regionale si fanno promotori di istanze aberranti quali utero in affitto, carriera alias nelle scuole, matrimonio egualitario, transizione di genere anche per minori? In alcune Regioni, addirittura, avvalendosi del patrocinio e quindi di finanziamenti proprio da parte della politica. Che ne pensa? È pronto/a a difendere la libertà educativa dei genitori e a contrastare ogni tipo di propaganda Lgbtqia+?
«Si, ne sono a conoscenza. Tanto che insieme ad un altro consigliere fummo gli unici in consiglio comunale a Pesaro, nel 2019, a votare contro una mozione volta a permettere le politiche di indottrinamento Lgbtqia+ nelle scuole, promossa dalla maggioranza PD. Da consigliere regionale sono certa che questo impegno potrebbe essere ancora più radicato e soprattutto efficace, anche nel tema della difesa della famiglia e della vita dal concepimento alla morte naturale».
