24/09/2025

Elezioni Marche 2025. Intervista al candidato Gnocchini (Marchigiani per Acquaroli)

Marco Gnocchini, classe 1970, docente di storia e filosofia, è candidato alle elezioni regionali delle Marche, per la lista “I marchigiani per Acquaroli” nella circoscrizione di Ancona. E’ già stato consigliere comunale dal 2001 al 2014, ed è presidente di Edma, società partecipata pubblica per la distribuzione di gas. Ha svolto attività di ricerca e di sostegno alla didattica alla cattedra di filosofia della politica e di filosofia del diritto delle Università di Perugia e di Camerino ed è stato relatore in convegni e seminari di studio dell’Università di Perugia e dell’Università Lateranense di Roma. Esperto in formazione, ha collaborato a progetti FSE sul recupero dei giovani all'obbligo scolastico e sull’innovazione tecnologica e il sostegno alle imprese locali.

 

Perché ha deciso di impegnarsi in politica, quali sono i valori fondamentali che la animano e ispirano sia nella vita privata che in quella politica?

«Da amministratore pubblico, da presidente di società partecipate e di servizi, da uomo di scuola, da persona impegnata nel sociale intendo con la mia candidatura dare un contributo di qualità e un valore aggiunto alla lista dei Marchigiani per Acquaroli. Per costruire una società che ponga al centro la persona e veda protagoniste le comunità e i corpi intermedi».

L’Italia sta affrontando un drammatico declino demografico e in alcuni casi alcune Regioni hanno liberalizzato o vogliono farlo la pillola abortiva RU486. Quali strumenti ha a disposizione la Regione per fare la sua parte e quali proposte concrete sosterrà, se eletto/a, per agevolare le natalità anche garantendo alternative all’aborto?

«Mi batto da anni per un modello di società diversa e per un welfare che ponga al centro la Persona umana, portatrice di una dignità assoluta dal cui riconoscimento nascono i diritti individuali. Mi impegno cioè per un’etica pubblica che parta dal principio di responsabilità e dal piano dei doveri da cui discendono i diritti e non viceversa come invece accade oggi. Per questo il sostegno alla vita nascente e alla genitorialità diventa fondamentale per costruire una società più umana e più giusta».

Alcune Regioni stanno lavorando su leggi locali sul suicidio medicalmente assistito. Proprio nelle Marche ci sono stati casi di malati e fragili che hanno chiesto questa “procedura”, nonostante non ci sia una legge Regionale. Pensa sia un tema di competenza regionale? Se eletto, si impegna a bloccare simili processi nella sua regione e ad aumentare i fondi a disposizione delle cure palliative, degli Hospice e dell'assistenza domiciliare per anziani, fragili e malati?

«Chi come me pensa che la politica debba porre al centro la Persona umana non può che impegnarsi per una cultura della vita e non della morte. Come dicevo prima, dal dovere di riconoscimento della dignità assoluta della Persona umana nascono i diritti di ciascuno a vedere tutelata la propria vita e la vita altrui. Diversamente diventeremmo una società fatta di individui egoisti che rivendicano persino il diritto alla morte, che è un’assurdità sia da un punto di vista etico sia da quello politico. Dunque: no all’eutanasia legalizzata, si alle cure palliative garantite a tutti».

In che senso, secondo lei, la famiglia è la cellula fondamentale della società? Ci fa l’esempio di una misura sociale e fiscale concreta che presenterà in Consiglio Regionale per agevolare le famiglie, in particolare se numerose e/o con disabili o anziani a carico?

«In un’ottica di un welfare di comunità che veda il protagonismo della società civile e si ispiri al principio di sussidiarietà circolare la famiglia e la genitorialità diventano produttori di ricchezza e di servizi, per cui vanno sostenuti. Le istituzioni devono guardare in particolare ai soggetti più deboli, in primo luogo e poi a quelli che fanno scelte di responsabilità, nel senso del matrimonio e di essere genitori. Dunque: si deve introdurre il quoziente familiare nella distribuzione dei carichi fiscali».

Sapeva che le associazioni LGBT o “trans-femministe” a livello regionale si fanno promotori di istanze aberranti quali utero in affitto, carriera alias nelle scuole, matrimonio egualitario, transizione di genere anche per minori? In alcune Regioni, addirittura, avvalendosi del patrocinio e quindi di finanziamenti proprio da parte della politica. Che ne pensa? È pronto/a a difendere la libertà educativa dei genitori e a contrastare ogni tipo di propaganda Lgbtqia+?

«In un modello di società che ho descritto non c’è spazio per una educazione di Stato che imponga i suoi valori alle persone e alle famiglie. La libertà educativa non è solo un diritto ma un principio di civiltà. La Regione la deve difendere e promuovere anche economicamente».

 

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