Luca Buldorini, classe 1983, vigile del Fuoco e già vicepresidente della provincia di Macerata con delega a infrastrutture, viabilità e protezione civile. E’ candidato al Consiglio Regionale delle Marche alle elezioni che si terranno il 28 e il 29 settembre 2025 per la Lega, nella circoscrizione di Macerata. Già candidato sindaco ad Appignano, da anni impegnato su temi come famiglia, lavoro e territorio
Perché ha deciso di impegnarsi in politica, quali sono i valori fondamentali che la animano e ispirano sia nella vita privata che in quella politica?
«Mi candido per portare in Regione l’esperienza maturata sul territorio, con schiena dritta e spirito di servizio. Credo nei valori cristiani, nella famiglia naturale, nella libertà e nella responsabilità personale. La politica per me non è carriera ma missione: difendere la nostra terra, dare futuro ai nostri figli e voce a chi non ce l’ha».
L’Italia sta affrontando un drammatico declino demografico e in alcuni casi alcune Regioni hanno liberalizzato o vogliono farlo la pillola abortiva RU486. Quali strumenti ha a disposizione la Regione per fare la sua parte e quali proposte concrete sosterrà, se eletto/a, per agevolare le natalità anche garantendo alternative all’aborto?
«La Regione deve sostenere concretamente la natalità: asili nido gratuiti, sgravi fiscali alle famiglie numerose, sostegno alle mamme e ai papà. L’aborto non può mai essere la prima risposta: servono case di accoglienza per le madri in difficoltà e percorsi di supporto. Ho approfondito con i pediatri la fattibilità di un progetto concreto: la guardia medica pediatrica nei weekend, perché se un bimbo si ammala il venerdì non può aspettare il lunedì. Le risorse ci sono, serve solo la sensibilità di mettere le famiglie al primo posto».
Alcune Regioni stanno lavorando su leggi locali sul suicidio medicalmente assistito. Proprio nelle Marche ci sono stati casi di malati e fragili che hanno chiesto questa “procedura”, nonostante non ci sia una legge Regionale. Pensa sia un tema di competenza regionale? Se eletto, si impegna a bloccare simili processi nella sua regione e ad aumentare i fondi a disposizione delle cure palliative, degli Hospice e dell'assistenza domiciliare per anziani, fragili e malati?
«La vita non si tocca, dal concepimento alla morte naturale. Non è competenza della Regione legiferare su eutanasia e suicidio assistito, ma possiamo scegliere dove mettere le risorse. Io le metterò su cure palliative, hospice e assistenza domiciliare. Con il mio progetto del “Nonno a Casa”, l’anziano non deve essere un peso ma un gesto d’amore: rafforzare la sanità domiciliare, con specialisti vicini alle famiglie, significa permettere agli anziani di restare accuditi nel calore dei propri cari. Perché la prima cura è l’amore dei familiari, soprattutto dei nipoti».
In che senso, secondo lei, la famiglia è la cellula fondamentale della società? Ci fa l’esempio di una misura sociale e fiscale concreta che presenterà in Consiglio Regionale per agevolare le famiglie, in particolare se numerose e/o con disabili o anziani a carico?
«La famiglia naturale, fatta da un uomo e una donna, è il fondamento della società. Non accetterò mai che venga confusa con modelli artificiali o ideologie imposte dall’alto che negano la realtà. La famiglia è vita, educazione, trasmissione di valori e radici. Senza famiglie solide non c’è futuro per i nostri figli. In Consiglio Regionale proporrò un quoziente familiare regionale per ridurre il peso fiscale a chi cresce figli o assiste anziani e disabili, e un piano casa per le giovani coppie, perché sostenere la famiglia naturale significa sostenere l’intera comunità».
Sapeva che le associazioni LGBT o “trans-femministe” a livello regionale si fanno promotori di istanze aberranti quali utero in affitto, carriera alias nelle scuole, matrimonio egualitario, transizione di genere anche per minori? In alcune Regioni, addirittura, avvalendosi del patrocinio e quindi di finanziamenti proprio da parte della politica. Che ne pensa? È pronto/a a difendere la libertà educativa dei genitori e a contrastare ogni tipo di propaganda Lgbtqia+?
«La scuola non deve essere un laboratorio ideologico. Sono contrario a carriera alias, propaganda gender e utero in affitto. I bambini non si toccano: educare spetta ai genitori, non alle lobby. La Regione non deve finanziare progetti Lgbtqia+, ma sostenere famiglie, scuole libere e pluralismo educativo. La Costituzione riconosce che il diritto dei genitori viene prima dello Stato: per questo propongo il “Diritto di Recesso Educativo”, che consente alle famiglie di negare il consenso a progetti ideologici senza penalizzare i figli. Parallelamente, il voucher per l’Educazione Familiare sosterrà economicamente chi sceglie istruzione parentale o scuole paritarie. Difendere identità e radici cristiane significa garantire davvero libertà educativa».
