Marco Ausili, classe 1988, anconetano, laureato in Lettere e insegnante di Lettere dal 2015 nelle Scuole Secondarie, sposato dal 2019 e padre di una bambina dal 2022. E’ candidato per Fratelli d’Italia alle elezioni regionali delle Marche che si terranno il 28 e 29 settembre 2025 In politica fin da giovanissimo: a 18 anni è entrato in Alleanza Nazionale, nel 2009 è stato eletto Consigliere di Circoscrizione, nel 2018 Consigliere Comunale di Ancona e nel 2020 è stato eletto Consigliere Regionale delle Marche per Fratelli d’Italia.
Perché ha deciso di impegnarsi in politica, quali sono i valori fondamentali che la animano e ispirano sia nella vita privata che in quella politica?
«A mio parere, la politica è prima di tutto un modo per mettersi al servizio degli altri, della propria comunità, del proprio territorio, insomma della propria Nazione. Dobbiamo difendere quel patrimonio di ideali, identità, valori, spiritualità, che ci hanno consegnato i nostri padri e consegnarlo a nostra volta ai nostri figli. Questa campagna elettorale mi vede nuovamente candidato al Consiglio regionale delle Marche, carica che ho già ricoperto negli ultimi cinque anni».
L’Italia sta affrontando un drammatico declino demografico e in alcuni casi alcune Regioni hanno liberalizzato o vogliono farlo la pillola abortiva RU486. Quali strumenti ha a disposizione la Regione per fare la sua parte e quali proposte concrete sosterrà, se eletto/a, per agevolare le natalità anche garantendo alternative all’aborto?
«Una della cose fatte in questa legislatura che più mi rendono orgoglioso è proprio una nuova legge regionale – a mia prima firma – a sostegno della famiglia. In questo modo abbiamo aggiornato e rafforzato la normativa vigente, portando un'impostazione valoriale solida, maggiori risorse economiche, una revisione dell'organizzazione interna delle politiche regionali sulla famiglia e temi di forte interesse e attualità: psicologia perinatale, medicina prenatale, prematurità, infertilità, bigenitorialità, adozione e affido».
Alcune Regioni stanno lavorando su leggi locali sul suicidio medicalmente assistito. Proprio nelle Marche ci sono stati casi di malati e fragili che hanno chiesto questa “procedura”, nonostante non ci sia una legge Regionale. Pensa sia un tema di competenza regionale? Se eletto, si impegna a bloccare simili processi nella sua regione e ad aumentare i fondi a disposizione delle cure palliative, degli Hospice e dell'assistenza domiciliare per anziani, fragili e malati?
«Non si può lasciare che le singole Regioni vadano in ordine sparso su un tema così importante e allo stesso tempo delicato. In questo momento il centro-destra è lavoro per una proposta di legge in tal senso, che cerca di limitare alcuni dei possibili eccessi aperti dalla Corte Costituzionale sei anni fa (ad esempio richiamandosi alla necessità di cure palliative o di un comitato etico nazionale). Dobbiamo, però, ricordarci che la vita è un bene inestimabile e sacro, a maggior ragione proprio di fronte alle difficoltà e alle fragilità che il dolore e la malattia portano con sé».
In che senso, secondo lei, la famiglia è la cellula fondamentale della società? Ci fa l’esempio di una misura sociale e fiscale concreta che presenterà in Consiglio Regionale per agevolare le famiglie, in particolare se numerose e/o con disabili o anziani a carico?
«Grazie alla nostra nuova legge abbiamo introdotto il principio della programmazione triennale degli interventi, garantendo una visione strategica delle politiche familiari e soprattutto creato un fondo dedicato alla famiglia, alimentato da risorse di provenienza europea, statale e regionale. Questo strumento finanziario consentirà di sostenere misure concrete a favore della natalità, dei servizi alla genitorialità e delle iniziative territoriali».
Sapeva che le associazioni LGBT o “trans-femministe” a livello regionale si fanno promotori di istanze aberranti quali utero in affitto, carriera alias nelle scuole, matrimonio egualitario, transizione di genere anche per minori? In alcune Regioni, addirittura, avvalendosi del patrocinio e quindi di finanziamenti proprio da parte della politica. Che ne pensa? È pronto/a a difendere la libertà educativa dei genitori e a contrastare ogni tipo di propaganda Lgbtqia+?
«Da educatore so bene quanto sia importante che le scuole rimangano uno spazio libero, lontano dalle farneticazioni tendenziose e ideologiche di qualcuno, soprattutto quando le si prova a far passare come qualcosa di neutrale o addirittura scientifico (ad esempio nel caso della cosiddetta “teoria gender”)».
