20/01/2022 di Luca Marcolivio

Elezione Metsola. Borchia: «Buon profilo, ora la attendiamo alla prova dei fatti»

Con la nuova presidente del Parlamento Europeo, Roberta Metsola, sono possibili numerose convergenze e collaborazioni, su temi come la vita e la famiglia. Ciononostante, occorre essere molto realisti, nella misura in cui anche i socialisti l’hanno votata, quindi, sugli stessi temi, saranno verosimili delle mediazioni. Così si è espresso l’eurodeputato Paolo Borchia (Lega – Identità e Democrazia), commentando con Pro Vita & Famiglia, l’elezione della Metsola alla guida dell’emiciclo di Strasburgo.

 

Onorevole Borchia, ritiene che la nuova presidente Roberta Metsola rappresenti una svolta per l’Europarlamento?

«Personalmente attendo la presidente Metsola alla prova dei fatti. Sulla carta i presupposti sono positivi: mi sembra un profilo che, dal punto di vista valoriale, è maggiormente affine alle nostre posizioni, a partire dal diritto alla vita. Gli auspici, però, vanno declinati con la realtà quotidiana del “palazzo”. I numeri, purtroppo, ci dicono che, negli ultimi anni l’Europa è stata l’area che a livello globale è cresciuta di meno: penso, ad esempio, all’ambito energetico, dove è ancora in difficoltà, mentre Stati Uniti e Cina stanno vedendo la luce in fondo al tunnel, per cui su tutti i “macrotemi” non possiamo dire le cose siano andate troppo bene, ultimamente. Servirà una certa discontinuità e, soprattutto, servirà un approccio che sia maggiormente inclusivo e rispettoso delle sensibilità di tutti i gruppi. Vedremo ora se ci sarà un cambio di passo rispetto al passato oppure se si limiterà ad essere soltanto un libro delle buone intenzioni».

Cosa apprezza di più della nuova presidente?

«Nonostante la Metsola sia anagraficamente giovane, è europarlamentare dal 2013; un’esperienza quasi decennale, quindi, ormai il suo è un profilo molto conosciuto e apprezzato nelle istituzioni. Da sinistra qualcuno ha storto il naso, perché avrebbe preferito una figura più in linea con i cliché che vanno oggi di moda, dal globalismo alle produzioni selvagge per quanto riguarda la tutela dei diritti sessuali e riproduttivi. Si tratta di un profilo che parte col piede giusto, dopodiché quello che mi interessa è ribadire che attendiamo la presidente Metsola alla prova dei fatti, senza pregiudizi, ma con i piedi ben piantati per terra e soprattutto consci delle problematiche che, a livello valoriale, l’Unione Europea ha determinato negli ultimi anni».

Cosa potrà cambiare nelle agende dell’Europarlamento sul fronte dei principi non negoziabili?

«Fondamentalmente è un’elezione che nasce da un accordo tra la famiglia dei socialisti e quella dei popolari, per cui, molto realisticamente, non mi attendo grandi sconvolgimenti. Sulla carta si tratta di un profilo a noi affine ma, fondamentalmente, poiché tra i 458 voti che hanno portato Roberta Metsola alla presidenza del Parlamento Europeo, molti arrivano anche dai socialisti, credo che tutte le sue posizioni sui temi etici dovranno essere mediate in base agli orientamenti del gruppo socialista».

Quali potranno essere i terreni di collaborazione tra la nuova presidente dell’Europarlamento e il vostro gruppo di Identità e Democrazia?

«Sarebbe auspicabile una notevole discontinuità rispetto al passato. In particolare, servirebbe un approccio caratterizzato da un desiderio di includere ed ascoltare tutte le opinioni, anche quelle non in linea con quanto portato avanti dall’establishment. Inoltre, provenendo la nuova presidente da Malta, paese dal punto di vista geografico molto esposto al fenomeno migratorio, speriamo ci sia la possibilità di un nuovo approccio a questo tema, anche a livello comunitario. Dare una risposta ai temi della povertà non deve implicare che le politiche si traducano necessariamente in una immigrazione di massa. Serve, piuttosto, un deciso cambio di programma sulla cooperazione allo sviluppo, anche partendo dai presupposti delle potenzialità del continente africano, specie dal punto di vista energetico. Per l’Africa, vanno create opportunità in loco, visto che l’Europa, sia dal punto di vista demografico che economico, non vive una fase particolarmente favorevole e non è nelle condizioni migliori per creare la ricchezza e il benessere necessari per una società che voglia farsi carico dell’accoglienza di persone da altre aree del globo».

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