In questi giorni abbiamo assistito al tam tam mediatico di odiatori seriali, scatenati come uno stormo di avvoltoi sul cadavere caldo di un ragazzo, un padre, morto a 31 anni. I giornali e gli influencer che riportano a sproposito le sue frasi, distorcendole, non conoscono realmente Charlie Kirk, lo odiano senza conoscerlo.
Ho visto centinaia di suoi video, in molti anni. I megafoni dell’odio estrapolano frasi di Charlie Kirk dal contesto in cui le ha dette. Ne stravolgono il significato e le usano per infangare la memoria di un ragazzo limpido e buono, che non ha mai cercato altro se non avere un confronto pubblico, pacifico e libero con tutti, che ha sempre cercato il dialogo, volendo bene - uso queste parole consapevolmente - ai suoi oppositori politici: si trovano un'infinità di video online dove è lampante il suo amore per il prossimo, senza alcun riguardo per il colore della pelle o per l’orientamento sessuale, e persino per tutti quelli che lo insultavano o addirittura che alzavano le mani su di lui.
Non condividevo alcune opinioni di Charlie, per esempio quella sulla pena di morte o quella sul Secondo Emendamento (sul diritto dei cittadini di possedere e portare armi), ma il punto è proprio questo: perché stiamo parlando delle sue opinioni a cadavere caldo? Perché una certa parte politica, di fatto, accetta che queste opinioni vengano silenziate con la violenza, con la morte.
È stato raccapricciante ascoltare le disgustose parole di personaggi come il noto matematico Piergiorgio Odifreddi («sparare a Martin Luther King e sparare a un rappresentante MAGA sono due cose molto diverse») e Roberto Saviano («non riesco ad accodarmi al coro morale di chi dice che qualsiasi vita umana vada rispettata»).
La realtà è che nel mare infinito dell’ipocrisia benpensante, sedicente democratica, si rischia di precipitare nel baratro di un regime imposto da una minoranza violenta. Ecco perché oggi affermo: io sono Charlie Kirk. Perché condivido quasi tutte le sue opinioni, che non sono tollerate dalla stampa e dalla politica “progressista”, come dimostrano i continui e ripetuti attacchi (anche con ordigni esplosivi) alla sede nazionale di Pro Vita & Famiglia a Roma, nella totale assenza di solidarietà da parte del sindaco Roberto Gualtieri e dal segretario del PD Elly Schlein, che ha risposto, anzi, con un vergognoso «specchio riflesso».
Io sono Charlie Kirk perché vedo l’odio montare anche intorno a me e a chiunque “osi” difendere e promuovere la dignità innata di ogni essere umano fin dal concepimento, la famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna come pilastro della società, la libertà dei genitori di educare i loro figli. Tutti coloro che condividono questi valori - per nulla “estremisti” ma anzi fondamento del bene comune - sono chiamati oggi, nel loro piccolo, a raccogliere il testimone di Charlie e a raddoppiare i loro sforzi per testimoniare con coraggio la verità. Se lasceremo passare nell’indifferenza il messaggio infame per cui Charlie Kirk non è stato vittima dell’odio politico dei suoi avversari ma delle sue idee, allora ci staremo esponendo, tutti, allo stesso odio che lo ha silenziato. Non possiamo e non dobbiamo permetterlo.
Io sono Charlie Kirk. Noi siamo Charlie Kirk.