Ieri la Camera dei deputati ha approvato il Disegno di legge Valditara n. 2423, recante “Disposizioni in materia di consenso informato in ambito scolastico”, con 151 voti a favore, 113 contrari e un astenuto. Una legge che rappresenta una vera e propria svolta per la libertà educativa delle famiglie e un passo storico nella tutela dei genitori e dei loro figli contro ogni forma di indottrinamento ideologico nelle scuole. La proposta, presentata dal ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, introduce finalmente regole chiare: nessuna attività a tema sessuale potrà essere proposta agli studenti senza il consenso informato e preventivo delle famiglie, con il divieto di trattare questi temi nella scuola materna e nella scuola elementare.
Il consenso informato obbligatorio
Il cuore del provvedimento è contenuto nell’articolo 1, comma 1, che obbliga ogni scuola a richiedere il consenso informato preventivo dei genitori – o degli studenti stessi, se maggiorenni – prima di svolgere qualsiasi attività su temi legati alla sessualità. Non solo: prima di dare l’autorizzazione, le famiglie devono poter visionare i materiali didattici che la scuola intende utilizzare. È una garanzia di trasparenza e di rispetto della libertà educativa sancita anche dalla Costituzione. La norma prevede inoltre che ogni istituto adegui il Patto educativo di corresponsabilità (previsto dal DPR 249/1998) alle nuove disposizioni, riconoscendo così formalmente il diritto dei genitori a conoscere e a decidere in anticipo cosa verrà insegnato ai propri figli su temi così delicati e chi parlerà loro.
Trasparenza sugli esperti esterni e le associazioni
Gli articoli successivi della legge specificano con grande chiarezza anche le modalità operative. Ogni attività extracurricolare o progetto formativo inserito nel Piano triennale dell’offerta formativa (PTOF) e riguardante la sessualità richiederà un consenso scritto e informato, da ottenere almeno sette giorni prima dello svolgimento. La richiesta dovrà contenere le finalità educative, i contenuti, i temi, le modalità di svolgimento e l’elenco di eventuali esperti esterni o associazioni coinvolte. I genitori avranno quindi piena visibilità su chi entra a scuola e con quali obiettivi. In caso di mancata adesione, poi, gli studenti non parteciperanno all’attività e la scuola sarà tenuta a offrire un’alternativa formativa equivalente, comunque prevista nel PTOF. Inoltre, per garantire un’ulteriore tutela dei minori, la legge stabilisce che un docente dovrà essere sempre presente durante ogni attività che coinvolga studenti di minore età. Un sistema dunque di massima trasparenza, che tutela le famiglie e rende impossibili i “progetti a sorpresa” o gli interventi ideologici mascherati da educazione civica, inclusione o nascosti con la scusa della giusta lotta al bullismo e alle discriminazioni.
No educazione sessuale a materne ed elementari, ma sì alle medie
L’articolo 1, comma 5, stabilisce poi che nelle scuole dell’infanzia e primarie non potranno in alcun caso essere svolte attività o progetti aventi per oggetto la sessualità. Resta però consentita, previa autorizzazione dei genitori, la possibilità di proporre tali iniziative alle scuole medie e superiori. E proprio qui si trova l’unica nota stonata della legge: rispetto alla versione originaria, infatti - che estendeva il divieto anche alle scuole medie - il testo approvato alla Camera ha accolto una richiesta dell’opposizione, eliminando tale divieto. Una richiesta che però è sembrata più ideologica che didattica, se pensiamo che durante la discussione in Aula - e in particolare nella giornata di lunedì 10 novembre - la deputata del Partito Democratico Sara Ferrari ha dichiarato rivolgendosi alla maggioranza di centrodestra: «Se toglierete l’infamia più grande di questo ddl, ovvero il divieto di educazione sessuale anche alle medie, rimarrà comunque una legge che fa male alla scuola italiana e ai ragazzi…». Una frase - si parla addirittura di “infamia” - che lascia trasparire quanto la Sinistra fosse contraria alla legge. Solo su questo dettaglio la maggioranza non è riuscita a rimanere compatta e ha quindi finito per eliminare questo divieto, ma rimane comunque una legge di buon senso e libertà educativa, che restituisce voce e ruolo ai genitori.
Controllo sugli attivisti esterni
Continuando nella lettura degli articoli della nuova legge - in totale sono tre, l’ultimo si limita ad assicurare che tale norma non avrà alcun impatto economico o finanziario sulle casse pubbliche - l’articolo 2 è sempre dedicato ai soggetti esterni nelle attività scolastiche, disciplinandone il coinvolgimento. Ogni intervento, infatti, dovrà essere approvato dal collegio dei docenti e dal consiglio di istituto, che valuteranno la coerenza del progetto con la finalità educativa della scuola e l’adeguatezza rispetto all’età degli studenti. I criteri di selezione dovranno basarsi su titoli accademici, esperienza professionale o scientifica e comprovata competenza nelle materie oggetto dell’intervento. Una misura che mette finalmente fine all’ingresso indiscriminato nelle scuole di associazioni ideologiche o di attivisti, garantendo che chi parla ai nostri figli lo faccia con serietà, preparazione e rispetto dei valori educativi condivisi.
La palla passa al Senato
Dopo l’approvazione alla Camera, ora il ddl Valditara passa al Senato della Repubblica. Come per ogni legge ordinaria, per diventare definitiva dovrà essere approvata con lo stesso identico testo, senza modifiche. Se anche un solo articolo o comma venisse cambiato, il provvedimento dovrebbe tornare alla Camera per un nuovo voto. Pro Vita & Famiglia Onlus auspica quindi che l’iter sia rapido e senza intoppi e si appella alla maggioranza di centrodestra in Senato affinché la legge venga approvata in via definitiva il prima possibile, per restituire finalmente ai genitori il pieno diritto di sapere, scegliere e proteggere i propri figli.