24/09/2021 di Manuela Antonacci

Ecco come ti faccio diventare la Costituzione arcobaleno… per bambini!

Incredibile ma vero, per introdurre surrettiziamente l’indifferentismo sessuale si arriva a scomodare anche la Costituzione, redatta in un periodo storico in cui il gender non si sapeva nemmeno cosa fosse.

 In particolare l’art. 3 che recita “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.” In un libro di educazione civica di una scuola elementare, dal titolo “La nuova educazione civica" (Fabbri editori), questa dichiarazione di uguaglianza sociale e civile è stata trasformata in un riferimento neanche tanto indiretto all’indifferentismo sessuale.

E sì perché in un trafiletto del libro, per esplicitare meglio il concetto espresso dall’articolo 3 della Costituzione, si legge: “Non esistono differenze che giustifichino un trattamento diverso: né il colore della pelle, né l’orientamento sessuale, né la lingua che parliamo o la religione che professiamo”.

Mentre il senso dell’articolo è chiaramente legato al concetto di persona, in quanto tale, proprio per sottolineare che la non discriminazione non va legata a delle condizioni particolari della persona a cui si applica e, invece, paradossalmente, l'interpretazione che ne fa il libro, invece, è restrittiva, rispetto alla completezza dell'articolo della Costituzione.

Ma non finisce qui, perché anche un altro articolo della Costituzione viene presentato in modo alquanto ideologico. Si tratta dell’articolo 37: “La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore”, ma nella spiegazione riportata nel testo, si pone l’accento sulla donna in quanto “persona che può procreare se vuole”. È evidente che nell’articolo della Costituzione non vi è alcun cenno alla procreazione e che, dunque, nel testo in questione, appare piuttosto ridondante e sembra piuttosto, fare accenno a qualcos’altro. Viene da pensare, dunque, che ancora una volta, l’educazione civica venga usata come cavallo di Troia per promuovere determinate idee che con l’educazione civica stessa hanno molto poco a che fare. L’intento del libro, inoltre, sembra essere quello di promuovere una visione che può benissimo discostarsi da quella dei genitori, presentandola come se fosse una verità indiscutibile  

Certo, il rispetto e la ripugnanza di ogni forma di discriminazione vanno insegnati nei vari ambienti educativi, ma forse è il caso di farlo in modo diverso, senza strumentalizzazioni di sorta e senza imporre visioni ideologiche che non trovano mai una larga condivisione. Peraltro è davvero il caso di chiedersi, nelle delicatissime questioni morali, dove finisce il dovere dello Stato e dove inizia, invece, il ruolo della famiglia?

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