13/12/2025 di Luca Marcolivio

Ecco come l’Europa finanzia i giornali progressisti contro i pro life

«Calunniate, calunniate, qualcosa resterà». Evidentemente, il vecchio (e cinico) adagio deve essere stato preso sul serio dalla Commissione Europea. Attraverso il progetto S-info (Sustainable information), Bruxelles sta promuovendo una vera e propria campagna denigratoria a mezzo stampa ai danni dell’associazionismo pro-life e pro-family e di altre istanze legate a principi etichettati come conservatori. L’iniziativa coinvolge quattro Paesi UE (Belgio, Italia, Malta e Romania) e, orwellianamente, si presenta come ispirata «dall'esigenza di rafforzare la democrazia». Il messaggio tra le righe è meno implicito di quanto appaia: alla luce dei risultati ottenuti, difendere i principi non negoziabili è incompatibile con la democrazia e con il libero pensiero.

«Il progetto esplorerà i modi in cui gli attivisti della società civile e i giornalisti indipendenti possono collaborare per svolgere giornalismo investigativo, combattere la disinformazione, combattere la corruzione, promuovere i diritti sociali e difendere l’ambiente», si legge sul sito di S-info. «L’obiettivo finale è quello di creare un modello operativo di attivismo mediatico sostenibile che possa essere trasferito ad altri Paesi e contesti».

Mezzo milione di euro di fondi

L’iniziativa è stata finanziata con poco meno di 500mila euro, attraverso l’agenzia Eacea, per incoraggiare servizi di giornalismo investigativo, non a caso portati avanti da testate notoriamente schierate a sinistra. Tra i partner italiani del progetto S-info figurano gruppi mediatici legati alle ideologie woke in tutte le ramificazioni possibili (immigrazionismo, gender, ecc.): Globalproject.info, Melting pot Europa, Sherwood.it. Tra le inchieste a marchio S-info, prodotte sul sito web del progetto UE, figura un reportage – a cura di Alice Dominese, giornalista di esplicito orientamento ultraliberal – sull’«uso che le associazioni pro vita fanno dei finanziamenti regionali e sul ruolo della Stanza dell’ascolto, il presidio che ha permesso a queste associazioni di inserirsi nel primo ospedale per numero di interruzioni volontarie di gravidanza». Chiaro il riferimento alle misure e alle iniziative portate avanti dall’assessore alle Politiche Sociali della Regione Piemonte, Maurizio Marrone, il quale ha puntualmente ribattuto: «Da Bruxelles arriva una palese ingerenza estera per screditare azioni deliberate dal governo regionale eletto dai piemontesi, peraltro con allarmismi propagandistici smentiti dalla realtà». Secondo Marrone, «ci troviamo di fronte a un grave precedente, irrispettoso delle autonomie locali italiane e della loro sovranità». Da parte sua, l’europarlamentare Carlo Fidanza ha presentato un’interrogazione alla Commissione Europea «per fare luce sui finanziamenti dell’agenzia Eacea a questi attacchi mediatici creati a tavolino per alimentare odio ideologico contro il volontariato pro vita. L’Unione Europea», aggiunge Fidanza, «dovrebbe sostenere le politiche delle Regioni italiane, non alimentare con soldi pubblici la macchina del fango contro le loro iniziative non omologate al pensiero unico woke».

Una censura sistematica, anche contro Pro Vita

S-info non è ovviamente l'unico progetto sistematico di contrasto alle istanze delle associazioni pro-life e pro-family messo in atto dalla Commissione Europea. Vale la pena ricordare la paventata (e mai realizzata) cancellazione di Pro Vita & Famiglia dal registro trasparenza dell'UE. Anche in quel caso, il polverone era stato sollevato da un servizio giornalistico – a cura del quotidiano Domani – che indagava sui presunti (e falsi) legami tra la onlus e Forza Nuova. La cancellazione di Pro Vita & Famiglia da tale registro era stata oltretutto perorata dal deputato PD Alessandro Zan (primo firmatario del ddl contro l’omotransfobia naufragato durante la scorsa legislatura) attraverso un’interrogazione parlamentare.

 

 

 

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