25/11/2021 di Manuela Antonacci

Ecco come il più importante dizionario francese scade nel gender fluid

La versione linguistica della fluidità di genere ha fatto ufficialmente il suo ingresso in Francia, nell'edizione online del vocabolario francese più celebre, “Le Robert”, che accanto al pronome maschile “il” e a quello femminile “elle” ora include anche “iel” frutto della contrazione del genere maschile e femminile dei due pronomi.

Per la precisione, la definizione contenuta sul sito di “Le Robert” recita così: «Pronome personale della terza persona singolare impiegato per parlare di una persona a prescindere dal suo genere». Una scelta che è stata criticata dal ministro dell'Istruzione Jean-Michel Blanquer: «non è il futuro della lingua francese». Ovviamente di tutt’altro avviso il direttore generale della casa editrice Le Robert, Charles Bimbenet, che ha invece difeso e motivato l’aggiunta di “iel” nel dizionario online.

«Da qualche mese – ha affermato Bimbenet - i ricercatori di Le Robert hanno rilevato un uso crescente della parola “iel”. La frequenza d’uso di una parola è studiata facendo analisi statistiche di ampi insiemi di testi, tratti da diverse fonti. Questa attenzione costante ci permette di riscontrare la comparsa di nuove parole, modi di dire e significati».

In realtà l’uso di “Iel” e il suo plurale “iels” hanno cominciato ad affermarsi una decina d’anni fa all’interno della comunità Lgbtquia+ francese, come specchio linguistico del rifiuto della concezione binaria dell’identità sessuale, attraverso il rifiuto del binarismo in grammatica.

Non parliamo, quindi, di un semplice pronome usato per indicare espressioni generiche che non facciano riferimento né al maschile né al femminile, ma di un pronome usato da persone che non si percepiscono né definiscono né uomini né donne. Quindi di una trasposizione linguistica di una vera e propria questione ideologica.

In italiano, invece, l’uso del pronome neutro ha il suo riflesso nelle desinenze che, più dei pronomi, spesso impliciti nella nostra lingua, indicano il genere di riferimento. E in effetti da noi la questione è sorta sullo schwa, desinenza che non indica alcun genere di riferimento e che è stata persino adottata nei post ufficiali di alcuni comuni italiani, in nome di una presunta “inclusività”. Un richiamo, questo, usato anche da “Le Petit Robert” per giustificare questa singolare scelta “linguistica”: «È un pronome personale della terza persona singolare e plurale, usato per riferirsi a una persona di qualsiasi genere. Riguarda l'uso del pronome nella comunicazione inclusiva».

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