Sono trascorsi due anni dalla scomparsa della piccola Indi Gregory, la bambina inglese - affetta da una gravissima malattia mitocondriale - a cui non fu permesso di continuare le cure né di essere trasportata in Italia e la cui storia ha commosso il mondo. Oggi, giovedì 13 novembre 2025, presso la Basilica di Santa Maria sopra Minerva a Roma, la sua famiglia, arrivata dall’Inghilterra per l’occasione, ha voluto organizzare una veglia di preghiera (alle ore 18:30) per ricordarla e per riaffermare, con fede e speranza, il valore sacro di ogni vita umana, anche la più fragile.
A Indi, lo ricordiamo, furono negate la cure dal sistema sanitario britannico e fu costretta all’eutanasia, nonostante la contrarietà dei genitori e la disponibilità dell’Ospedale Bambino Gesù di Roma ad accoglierla per proseguire le cure, anche sperimentali. I tribunali britannici decisero invece di interrompere i trattamenti vitali, negando anche il trasferimento in Italia, nonostante il Governo italiano le avesse concesso la cittadinanza. La piccola si spense nella notte tra il 12 e il 13 novembre 2023. Quello di stasera a Roma sarà dunque un momento di raccoglimento ma anche di testimonianza per quanti hanno seguito la vicenda di Indi, come ha spiegato il padre, Dean Gregory - che sarà presente questa sera - intervistato da Pro Vita & Famiglia.
Lo stesso Dean ci tiene a raccontare quella che «è stata una vera coincidenza», ma forse «le coincidenze non esistono». Pochi giorni fa, infatti, si è recato al luogo dove riposa Indi, a Nottingham, «per filmare un video in memoria di Indi. Era una mattina presto - racconta - e quando sono tornato in macchina per fare ritorno a casa ho visto una grande piuma bianca sull’auto. Lì per lì non ho pensato a nulla in particolare ma l’ho solo raccontato a mia moglie Claire. Lei, mentre stavo girando il video, ha avuto l’impulso di fare un test di gravidanza: è risultato positivo».
Qual è il tuo ricordo - e quello vostro, come famiglia - della piccola Indi e come rivive oggi nei vostri cuori?
«Indi era una bambina bellissima e coraggiosa. La forza di Indi ci ha ispirati. Era la luce delle nostre vite: puro amore, gioia e innocenza. Anche attraverso tutte le sue difficoltà, ha mostrato una forza e un coraggio incredibili. Come famiglia, sentiamo la sua presenza ogni giorno. Vive nei nostri cuori, nella nostra casa e nell’amore e nella consapevolezza che continua a ispirare in tutto il mondo».
Due anni dopo, è cambiato qualcosa nel Regno Unito? C’è più umanità, o l’assistenza sanitaria e l’opinione pubblica tendono ancora verso l’eutanasia per i bambini?
«Purtroppo, non è cambiato molto nel Regno Unito. Esiste ancora una cultura, in alcune parti del sistema sanitario e legale, che permette ai medici di arrendersi troppo presto nei confronti dei bambini. Credo che ci sia ancora una mancanza di compassione e di rispetto per i diritti dei genitori. Il governo ora sta anche spingendo per legalizzare ancora di più l’eutanasia, il che creerà solo una cultura di morte e renderà le vite vulnerabili ancora più a rischio. Ma allo stesso tempo, la storia di Indi ha aperto molti occhi e cuori, ha ricordato alle persone che ogni vita, per quanto fragile, ha valore e dignità. Ed è per questo che ho deciso di scrivere un libro sulla storia di Indi (è ancora in corso di scrittura ndr) dal giorno in cui è nata fino al giorno in cui è stata condannata a morte, per aiutare a impedire che ciò accada di nuovo a un altro bambino innocente».
Perché avete scelto di tenere la commemorazione del 13 novembre qui a Roma, presso la Basilica di Santa Maria sopra Minerva?
«Roma occupa un posto molto speciale nella storia di Indi e nei nostri cuori. L’amore e il sostegno che abbiamo ricevuto dall’Italia — dal governo, dalla Chiesa e dalla gente comune — ci hanno dato speranza quando la speranza sembrava perduta. Tenere la commemorazione presso la Basilica di Santa Maria sopra Minerva è il nostro modo per dire grazie e per onorare quel legame. È un luogo di fede e di pace e ci sembra giusto che la luce di Indi risplenda lì. Abbiamo anche sentito un legame speciale con Santa Maria sopra Minerva perché è stato qui che Vienna (la sorella di Indi ndr) ha recitato la sua prima preghiera per Indi»
Cosa vorreste dire all’Italia e al popolo italiano due anni dopo la scomparsa di Indi?
«Dal profondo del mio cuore, grazie. Le vostre preghiere, la vostra compassione e la vostra forza ci hanno sostenuto nei giorni più difficili. Avete trattato Indi come una di voi, e per questo vi sarò sempre grato. Due anni dopo, voglio che l’Italia sappia che la sua luce brilla ancora e che il vostro amore ha contribuito a mantenerla accesa. “Forever Indi!”».
«Ricordate questo: Indi non era un caso clinico o una patologia. Era mia figlia. Aveva un modo di rendere silenziosa una stanza semplicemente respirando. Sto lottando per preservare questo: la verità su chi era» (dal prologo del libro-testimonianza di Dean Gregory su Indi).
Two years ago Indi Gregory died. Her father Dean: «She was not a clinical case, she was my daughter». And this evening the vigil in Rome with the family
Two years have passed since the passing of little Indi Gregory, the English child - suffering from a very severe mitochondrial disease - who was not allowed to continue treatment nor to be transported to Italy and whose story moved the world. Today, Thursday 13 November 2025, at the Basilica of Santa Maria sopra Minerva in Rome, her family, arrived from England for the occasion, wanted to organise a prayer vigil (6:30 PM) to remember her and to reaffirm, with faith and hope, the sacred value of every human life, even the most fragile.
To Indi, we recall, treatment was denied by the British health system and she was forced into euthanasia, despite her parents’ opposition and the willingness of the Bambino Gesù Hospital in Rome to receive her to continue treatment, including experimental ones. The British courts instead decided to discontinue life-sustaining treatments, also denying the transfer to Italy, despite the Italian Government having granted her citizenship. The little girl passed away during the night between 12 and 13 November 2023. This evening in Rome will therefore be a moment of recollection but also of witness for those who followed Indi’s story, as her father, Dean Gregory - who will be present this evening - explained, interviewed by Pro Vita & Famiglia.
Dean himself is keen to tell what «was a real coincidence», but perhaps «coincidences do not exist». A few days ago, in fact, he went to the place where Indi rests, in Nottingham, «to film a video in memory of Indi. It was early morning - he says - and when I returned to the car to go back home I saw a large white feather on the car. There and then I did not think anything in particular of it but I only told my wife Claire. She, while I was filming the video, had the impulse to take a pregnancy test: it was positive».
As parents and as a family, what is your personal memory of little Indi, and how does she live on in your hearts today?
«Indi was a beautiful and brave little girl. Indi’s strength inspired us. She was the light of our lives — pure love, joy, and innocence. Even through all her struggles, she showed incredible strength and courage. As a family, we feel her presence every day. She lives on in our hearts, in our home, and in the love and awareness she continues to inspire around the world».
Two years later, has anything changed in the UK? Is there more humanity, or do healthcare and public opinion still lean toward euthanasia for children?
«Sadly, not much has changed in the UK. There’s still a culture within parts of the healthcare and legal system that allows doctors to give up on children too soon. I believe there’s still a lack of compassion and respect for parental rights. The government is also now pushing to legalise euthanasia, which will only create a culture of death and make vulnerable lives even more at risk. But at the same time, Indi’s story opened many eyes and hearts — she reminded people that every life, no matter how fragile, has value and dignity. And this is why I have decided to write a book on Indi’s story, from the day she was born until the day she was sentenced to death, to help prevent this from happening again to another innocent child».
Why did you choose to hold the 13 November memorial here in Rome, at the Basilica of Santa Maria sopra Minerva?
«Rome holds a very special place in Indi’s story and in our hearts. The love and support we received from Italy — from the government, the Church, and from ordinary people — gave us hope when hope felt lost. Holding the memorial at the Basilica of Santa Maria sopra Minerva is our way of saying thank you and honouring that connection. It’s a place of faith and peace, and it feels right that Indi’s light should shine there. We also felt a special connection to Santa Maria sopra Minerva because this was where Vienna said her first prayer for Indi».
What would you like to say to Italy and the Italian people two years after Indi’s passing?
«From the bottom of my heart, thank you. Your prayers, compassion, and strength carried us through the hardest days. You treated Indi like one of your own, and for that, I will always be grateful. Two years on, I want Italy to know that her light still shines — and that your love helped keep it burning. Forever Indi».