13/10/2020 di Manuela Antonacci

Dopo il ddl Zan ecco un altro pericolo. Ora il gender vuole entrare nelle scuole

Un vero fuoco di fila è quello a cui la libertà di pensiero e la libertà educativa sono sottoposte in questo periodo: non bastava il ddl Zan, ora è apparso all’orizzonte un forse ancor più pericoloso ddl, il numero 2634. Una proposta per la quale dobbiamo “ringraziare” Laura Boldrini e gli esponenti delle frange della sinistra che hanno collaborato ad avanzare questa proposta, ovvero i deputati Fusacchia, Muroni, Quartapelle Procopio, Carbonaro, Lattanzio, Palazzotto e Ciampi, come si legge nel documento ufficiale della Camera.

La proposta di legge in questione è probabilmente la longa manus del ddl Zan in ambito scolastico, per imporre e diffondere l’ideologia gender negli adolescenti e nei bambini. In alcuni articoli di questa proposta si parla della creazione di un “osservatorio nazionale” che abbia “il compito di redigere le linee guida sulla diversità e sull’inclusione nei libri di testo scolastici” ( e sappiamo bene oggi cosa si intenda, oggi, per “diversità” e “inclusione”).

Ma è bene riportare i passaggi del ddl stesso che sono alquanto eloquenti “L’articolo 1 istituisce presso il Ministero dell’istruzione un osservatorio nazionale sulla diversità e sull’inclusione nei libri di testo scolastici, stabilendo la sua composizione e la durata in carica dei suoi membri”. L’articolo 2, invece, “assegna all’osservatorio il compito di redigere le linee guida sulla diversità e sull’inclusione nei libri di testo scolastici, da aggiornare ogni cinque anni, e di effettuare una ricognizione dei libri utilizzati nelle scuole di ogni ordine e grado e nei diversi ambiti disciplinari secondo un calendario triennale. L’osservatorio, inoltre, esprime un parere sui libri esaminati, motu proprio o su segnalazione di un editore o di una scuola.”

In soldoni, questo famigerato “osservatorio” sarebbe incaricato di verificare che ogni testo aderisca perfettamente ai criteri di “inclusione” che, ovviamente, intende l’osservatorio stesso. Da notare poi il termine “segnalazione” che è quella che riceverà questo bel club di censori e che, in seguito ad essa, costringerà gli editori “disobbedienti” a rivedere la propria linea di pensiero. Si legge infatti, in calce all’articolo 2, che nel caso in cui il parere dell’osservatorio, in seguito alla segnalazione che riguarda l’editorem “risulti positivo, al libro viene assegnato un riconoscimento positivo che l’editore appone sul libro stesso. In caso di parere negativo o di mancato esame, l’osservatorio si rende disponibile a collaborare con l’editore ai fini della revisione del testo”.

L’intento sotteso a questo ddl è, inoltre, facilmente dimostrato dal ruolo ambiguo e apparentemente inutile ricoperto proprio dall’ osservatorio, se si pensa che in realtà già esiste una commissione che vigila sui testi scolastici. Peraltro, nel settore dell’editoria scolastica, esiste anche un codice di autoregolamentazione nei libri di testo (POLITE) dell’Associazione italiana editori, approvato dal Ministero dell’istruzione. Quindi non si capisce bene il ruolo effettivo di questa sorta di tribunale dell’inquisizione scolastico. O meglio, dovremmo dire che il ruolo lo si intuisce ma, probabilmente, lo vedremo pienamente in azione solo dopo l’approvazione del ddl Zan.

Si legge, infatti, che il ddl 2634 è stato depositato lo scorso agosto ma non è stato ancora discusso, strano ma non tanto: probabilmente rappresenta semplicemente il secondo step, dopo che, con l’approvazione del ddl Zan ci si sarà assicurati di aver chiuso la bocca a tutti i cittadini e, dunque, dopo che si sarà imbavagliato il dissenso, si procederà direttamente all’indottrinamento sfacciato, senza che più nessuno ormai possa più fiatare.

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