30/01/2019

Disforia di genere, l’ultima censura: la “colpa” del sessuologo Zucker

L’ultima notizia dal fronte Lgbtq, non può che riguardare un ennesimo caso di spudorata censura di chi osa contestare l’ideologia arcobaleno, responsabile di una vera e propria ecatombe psico-emotiva delle nuove generazioni. Questa volta a essere messo al bando, è il pensiero di un importante esponente del mondo scientifico, reo di aver appoggiato le ultime ricerche sulla disforia di genere che sembrano smentire l’origine innata di certe tendenze.

Stiamo parlando di Kenneth Zucker, psicologo e sessuologo con esperienza quarantennale che, nei suoi studi, ha insistito sulle cause psicologiche e culturali della cosiddetta “disforia di genere a insorgenza rapida” (rapid-onset gender dysphoria, Rogd) che si verifica soprattutto negli adolescenti. Le osservazioni di Zucker, che insistono sulla base psicologica della disforia di genere, costituita da traumi o violenza e divorzio, dovevano essere contenute in un importante intervento sul New York Times, ma sono state completamente censurate e dell’articolo non c’è più la minima traccia.

Per capire meglio la questione messa in evidenza da Zucker, dobbiamo cominciare dall’inizio, ovvero dal momento in cui le ipotesi riprese dall’autorevole studioso, sono state avanzate per la prima volta e sulla base di uno studio scientifico serio.

Ci riferiamo alle ricerche di un’autorevole studiosa statunitense, Lisa Littman, ricercatrice presso la School of Public Health alla Brown University, la quale ha avuto l’“ardire” di pubblicare il suo studio sul disturbo della disforia di genere negli adolescenti (Rapid-onset Gender dysphoria in adolescents and young adults: a study of parental report) nel quale, soffermandosi ad analizzare, per l’appunto, la “disforia di genere a insorgenza rapida” (ripresa poi nell’articolo di Zucker) ha parlato a chiare lettere di «contagio sociale tra pari». In sostanza, la studiosa sostiene che l’influenza degli amici e del contesto sociale, in generale, peserebbe molto, sui disturbi legati all’identità di genere negli adolescenti.

Insomma, i ragazzi sarebbe portati a identificarsi come transgender, trascinati dall’esempio degli amici che hanno già deciso di abbracciare questo genere di “identità” e, in effetti, questa sarebbe un’ottima base di partenza per spiegare l’incredibile aumento dei casi di disforia di genere verificatisi negli ultimi anni. Ma ovviamente, neanche nel caso della Littman, il mondo Lgbt è rimasto a guardare: una vera e propria onda “censoria” ha travolto la studiosa al fine di imbavagliare risultati così eclatanti. Per cui, poiché la ricerca della Littman era stata pubblicata su un’autorevole rivista scientifica chiamata Plos One, dopo le proteste del mondo Lgbt, tale rivista è tornata sui suoi passi dichiarando di dover rivedere il lavoro della studiosa per verificarne la validità.

Tuttavia la questione che sembrava ormai essere chiusa, è stata inaspettatamente ripresa lo scorso 6 gennaio, grazie a un articolo comparso sul Wall Street Journal, a firma di Abigail Shrier dal titolo Quando tua figlia sfida la biologia, che in riferimento al tema della Rodg, riprende la tesi del “contagio sociale” sostenuto dalla Littman. In particolare l’autrice, che è una nota scrittrice americana, ha descritto la difficile condizione delle madri le cui figlie sono tornate a casa dal college con tanto di baffi cresciuti e  seno  rimosso. Shrier, nell’articolo, racconta di essere stata contattata da una madre, in particolare, la cui figlia aveva avuto problemi di ansia durante il primo semestre al college finché, insieme ad alcuni amici, «ha deciso che la loro angoscia aveva una causa alla moda: la disforia di genere». Nel corso di un anno, avrebbe iniziato un ciclo di testosterone, si sarebbe rasata la testa e avrebbe iniziato a indossare i vestiti da uomo.

La scrittrice, esterrefatta da un tale racconto, avrebbe intervistato 18 genitori nella stessa situazione, alla disperata ricerca di salvare le loro figlie, ma toccando con mano l’impossibilità di trovare alleati. «Quasi tutte le forze della società sono allineate contro questi genitori: terapisti e psichiatri minano l’autorità genitoriale affrettandosi a confermare le autodiagnosi dei ragazzi», scrive Shrier, aggiungendo che nei campus, i “counselors” si limitano a indicare, senza indugio, agli studenti, le cliniche che dispensano ormoni già dalla prima visita.

Un intervento forte, dunque, che ha meritato una replica, sul New York Times, da parte di Jennifer Finney Boylan, docente e attivista Lgbt, ha definito la Rodg una «falsa diagnosi» costruita ad arte dal mondo conservatore. È stata questa assurda replica, senza alcun riferimento a dati scientifici, a spingere Zucker a dire la sua, proprio nell’intervento censurato: «Come clinico e ricercatore nel campo della disforia di genere», ha scritto Zucker, «non sono d’accordo con la prospettiva di Boylan», aggiungendo di considerare la Rodg relativa a «un nuovo sottogruppo di adolescenti, principalmente femmine biologiche, che sembrano avere una storia evolutiva che porta alla disforia di genere che non era stata precedentemente descritta».

È il parere di uno degli autori principali del Dsm-5 che si ha avuto l’ardire di censurare, ma tutto questo non fa che dimostrare che l’ideologia gender non ha nulla di scientifico e la prova provata di ciò è che ha una gran paura della scienza.

Manuela Antonacci

Fonte: La Nuova BQ

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