25/03/2021 di Luca Marcolivio

Ddl Zan, Pillon (Lega): «Recente aggressione conferma che non c’è bisogno di una nuova legge»

Passata la buriana della crisi di governo, archiviata la transizione da Conte a Draghi, ridisegnata la maggioranza parlamentare, torna a fare capolino il dibattito sul ddl Zan. Non ci sono emergenze sanitarie o economiche che tengano, nel centrosinistra si gioca a carte scoperte: in particolare nel PD la legge anti-omotransfobia la vogliono a tutti i costi. A partire, naturalmente, dall’onorevole Alessandro Zan, che, nei giorni scorsi, ha mandato un messaggio alle forze di centrodestra: «Speriamo ci sia un cambio di passo e che al Senato FdI e Lega abbiano un atteggiamento non ostile».

Il ddl che porta la firma dei deputati piddini Zan, Boldrini e Scalfarotto è stato approvato alla Camera dei Deputati il 4 novembre 2020. Il disco verde anche al Senato sarà meno scontato, non solo per i rapporti più equilibrati tra centrodestra e centrosinistra, ma anche per il cambiamento di maggioranza manifestatosi con il debutto del governo Draghi. Se da un lato Zan parla di «forte ostruzionismo» da parte del centrodestra, c’è ora il rischio che forzando la mano sul ddl, la nuova maggioranza trasversale possa spaccarsi prima del tempo. Mentre il testo è in attesa di essere incardinato alla Commissione Giustizia di Palazzo Madama, il senatore leghista Simone Pillon fa sapere che il suo gruppo parlamentare non arretrerà di un millimetro nel difendere la famiglia naturale e la libertà d’espressione.

Raggiunto telefonicamente da Pro Vita & Famiglia, Pillon ha detto la sua anche sulla recente aggressione “omofoba” nella metropolitana di Roma, ribadendo la sua convinzione di sempre: il vero obiettivo dei sostenitori del ddl Zan non è sradicare l’omotransfobia ma sdoganare l’utero in affitto.

 

Senatore Pillon, da parte dell’onorevole Zan è arrivata l’accusa di “ostruzionismo” da parte del centrodestra nei confronti del suo ddl. Cosa c’è di vero?

«La Lega non sta facendo alcun ostruzionismo. Semplicemente ci stiamo opponendo all’incardinamento alla Commissione Giustizia del Senato. L’incardinamento può avvenire soltanto con il consenso della maggioranza. Poiché, però, adesso è forza di maggioranza, la Lega sta negando questo consenso».

Se però il PD o il M5S dovessero forzare la mano, quali potrebbero essere le conseguenze?

«Se insisteranno, in Commissione Giustizia arriverà un voto in cui si certificherà la spaccatura della maggioranza. Io, comunque, mi auguro che né il PD, né il M5S vogliano una spaccatura su un tema così divisivo».

La recente aggressione di presunta matrice “omofoba” nella metropolitana di Roma ha offerto lo spunto per nuove strumentalizzazioni polemiche a sostegno del ddl Zan. Lei cosa risponde?

«L’autore di quell’aggressione rischia 15 anni di reclusione già con la legislazione vigente. Da parte nostra, condanniamo fermamente l’accaduto. La legge già punisce in modo severo condotte di tal fatta, com’è giusto che sia. Non serve una nuova legge che, di fatto, si andrebbe a trasformare in un bavaglio o in una norma liberticida che impedirebbe il confronto politico. Chi malmena o aggredisce una persona dev’essere punito ma io voglio rimanere libero di dire che i bambini nascono da una mamma e da un papà e non dall’utero in affitto».

È quindi all’utero in affitto che in realtà vorrebbero surrettiziamente arrivare i sostenitori del dd Zan?

«Si tratta di strumentalizzazioni belle e buone, perché, come spiegavo già oggi, le persone sono ampiamente tutelate. Noi vogliamo essere liberi di batterci contro l’utero in affitto, che è una pratica disumana. Con la legge Zan sarebbe impossibile farlo, perché, avere figli attraverso questa pratica diventerebbe un diritto inalienabile delle coppie gay».

Quindi, lei continuerà a usare l’argomento utero in affitto, per contrastare l’avanzata del ddl Zan?

«Certamente».

Quali potrebbero essere le motivazioni di tanta insistenza per l’utero in affitto legale in Italia? Che interessi vede dietro?

«Le motivazioni loro non le conosco. Conosco bene, però, le nostre motivazioni: vogliamo essere liberi di educare i nostri figli, senza imporre loro l’ideologia gender nelle scuole, come accadrebbe con l’approvazione del ddl Zan».

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