15/02/2026 di Mirko Ciminiello

Dalla Francia un cortocircuito gender da manuale (universitario)

A scuola, com’è noto, ci viene insegnato che, in matematica, moltiplicando due negativi si ottiene un prodotto positivo. In una dinamica molto simile, e ormai neanche troppo rara, l’assurdità di determinate ideologie è stata smascherata da un cortocircuito davvero da manuale (universitario).

Succede infatti che all’Ateneo transalpino di Limoges sia stato istituito un “congedo mestruale”, che permette a chi soffre di un ciclo particolarmente doloroso di saltare fino a dieci giorni di corsi l’anno. Non è un unicum in Francia, dove sono una dozzina le strutture educative che hanno preso simili iniziative. Nel dipartimento dell’Alta Vienna, tuttavia, il regolamento universitario prevede che questo permesso sia utilizzabile «senza distinzione di genere per evitare una stigmatizzazione», come ha confidato a Le Parisien Raphaël Jamier, Rettore Vicario con delega per la vita accademica: ovvero, che sia aperto a qualunque «persona con mestruazioni». Una perifrasi tipicamente politically correct, che sottintende l’eventualità, naturalmente del tutto ideologica e per ciò stesso illogica, che anche alcuni uomini possano avere la menorrea.

Un precedente con J. K. Rowling

Pure qui vi sono dei precedenti, come quello della statunitense Devex, piattaforma mediatica per la comunità dello sviluppo globale, che nel maggio 2020 analizzava in un articolo la possibilità di «creare un mondo post-COVID-19 più equo per le persone con mestruazioni». Folgorante, in quella circostanza, fu la risposta via Twitter della scrittrice inglese J. K. Rowling, “mamma” di Harry Potter. «Sono sicura che una volta esisteva una parola per quelle persone. Qualcuno mi aiuti. Wumben? Wimpund? Woomud?», con un riferimento ironico al termine woman (donna).

L’Università di Limoges come il Messico

Nel campus della Nuova Aquitania, però, la soglia del ridicolo si è spinta ancora un po’ oltre. Come infatti ha rivelato Le Figaro, si è scoperto che una cinquantina di studenti maschi della Facoltà di Ingegneria ha approfittato della vaghezza dell’espressione “incriminata”: ha quindi marinato le lezioni, incluse alcune obbligatorie, senza neppure dover presentare un certificato medico, accumulando un centinaio di giorni di assenze “giustificate” in tre mesi. Un caso che ricorda quanto era accaduto in Messico nel 2021, alla vigilia di una votazione locale nello Stato centromeridionale di Tlaxcala. In quell’occasione, 18 uomini del partito progressista Fuerza Por Mexico avrebbero dovuto lasciare il posto nella lista elettorale ad altrettante colleghe di sesso femminile per rispettare il principio delle quote rosa: invece, con un coup de théâtre, si autodichiararono donne per aggirare il sistema normativo e, con una semplice autocertificazione, ottennero effettivamente di potersi candidare alla carica di Sindaco o Consigliere comunale. Il Consiglio Generale dell’Istituto delle Elezioni di Tlaxcala, infatti, stabilì che l’auto-attribuzione del genere «non può essere legalmente messa in discussione».

Un cortocircuito da manuale

Sia Oltreoceano allora che Oltralpe oggi, la furbata ha sollevato indignazione e polemiche, con i protagonisti accusati a vario titolo di essere irrispettosi, di abusare di strumenti concepiti con finalità molto più nobili, e di prendersi gioco dei diritti altrui. A ben guardare, però, come recita il proverbio, chi è causa del suo mal dovrebbe piangere se stesso: perché prima o poi, di fronte alla realtà, il gender finisce sempre per venire al pettine.

 

 

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