16/05/2021 di Luca Volontè

DAL MONDO - Anche l’Australia chiede lo stop ai medicinali bloccanti della pubertà

Dopo la decisione della Svezia di interrompere l’uso di medicinali bloccanti la pubertà ai minori di 16 anni, visti i danni permanenti e i gravi rischi per la salute, anche dall’Australia uno studio dell’autorevole “Westemed Institute” solleva gravi preoccupazioni circa la medicalizzazione della disforia di genere per i bambini.

Uno studio durato cinque anni, che ha coinvolto quasi 80 bambini con un'età media di 13 anni, ha scoperto che i problemi sottostanti che contribuiscono alla disforia vengono ignorati. Tra questi fattori ci sono i “traumi familiari, abusi sessuali, depressione e autismo". I ricercatori di Westmead hanno sollecitato un cambiamento nella cura per i bambini che sono affetti da disforia, per i quali è necessario un più completo "modello di cura della salute mentale relativo al trauma che hanno subito" e che permetta ai bambini di avere tempo e spazio per esplorare tutte le questioni e salvaguardare gli standard etici dei clinici dai rischi di un modello medico "tick-a-box".

Il modello ‘tick-a-box’ è quella procedura che interviene subito con i farmaci bloccanti la pubertà non appena il bimbo presenta problemi di disforia, senza analizzarne le cause.  Il loro studio cita il lavoro del dottor D'Angelo, così come le esperienze della "detransitioner" britannica Keira Bell, 24 anni, la cui causa contro la clinica britannica Tavistock gender ha portato a una sentenza dell'Alta Corte inglese del 2020 secondo cui i bloccanti della pubertà per interrompere lo sviluppo sessuale indesiderato sono "sperimentali".

I ricercatori di Westmead hanno detto che la base di prove scientifiche che giustificano l’uso di farmaci bloccanti della pubertà e degli ormoni ‘cross-sex’ rimangono "scarse e contraddittorie". Lo studio australiano rileva anche che molti bambini sono arrivati alla clinica con convinzioni fortemente radicate e senza alcun interesse ad esplorare ulteriormente la loro situazione medica, psicologica, sociale o familiare.

In questi casi, che dimostrano come il condizionamento esterno sia fondamentale nella ‘scelta’ condivisa del bambino di cambiare il proprio sesso, ai medici è stato impedito di analizzare "altre questioni come il conflitto dei genitori, l'abuso, il maltrattamento, la depressione, spesso l'autismo non diagnosticato o la psicosi". Nello studio emergono prove di "alti tassi di ansia, depressione, idee suicide, disturbi comportamentali, autismo e "esperienze infantili avverse" come conflitti familiari, esposizione alla violenza domestica, genitori con malattie mentali, perdita di figure importanti attraverso la separazione e bullismo".

Invece di affrontare questi problemi, i genitori, e i bambini, spesso vogliono andare direttamente all'opzione medica senza considerare gli altri fattori. Il Partito democratico cristiano australiano, a fronte delle evidenze scientifiche emerse dallo studio, ha chiesto al Governo australiano di intervenire direttamente e fermare immediatamente le sperimentazioni medico-farmacologiche sulla pelle dei bambini in corso in tutto il paese.

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