03/04/2020

Covid-19, per le femministe il vero problema sono le parole maschili dell’autocertificazione

Oltre al virus del razzismo con cui, in queste settimane le sardine ci hanno martellato sui social, dimostrando di ignorare l’emergenza sanitaria in corso, ora c’è un altro pericoloso virus, potente almeno quanto il Covid-19, a detta di alcune. E qual è questo nuovo flagello? Tenetevi forte…il virus del patriarcato!

A sostenerlo sono le femministe di “Non una di meno” che, dopo la brillante idea del canale Telegram per sostenere gli aborti in tempi di epidemia e le liste di proscrizione online, per segnalare farmacie e consultori prolife, adesso si dedicano all’altissima arte dell’analisi grammaticale dei moduli di autocertificazione.

E sì perché l’utilissima azione di denuncia delle femministe che non esitano ad imbrattare farmacie con le loro scritte e ad organizzare cortei con cartelli al limite dell’indecenza, questa volta si è svolta su Facebook, attraverso un loro post (dopo qualche tempo rimosso) in cui si scagliavano contro i modelli di autocertificazione tutti declinati al maschile. Perché non accada mai che in tempi di pandemia, oltre all’alto numero di morti che sta seminando questo terribile virus, si abbiano pure sulla coscienza tutti i “generi” esclusi dal punto di vista grammaticale, da questo “discriminatorio” modello di autocertificazione.

Infatti nel post che ha l’effetto di un’autoparodia si legge “Il maschile universale non rappresenta tutt* !!! Rivendichiamo un linguaggio che rappresenti tutte le soggettività. Un linguaggio in cui ciascun* si possa riconoscere […] Come Non Una di Meno, diffondiamo una versione con asterischi del modulo di autocertificazione, in modo che il senso di responsabilità che si è chiamat* ad esprimere possa trovare una forma realmente adeguata a ciascun*”. Un messaggio che ha dell’incredibile sia per il suo contenuto, sia per il modo in cui è strutturato: neanche di fronte ad un simile dramma si può sperare che la mente entri in rapporto con la realtà, quella vera e non quella frutto di una reinterpretazione ridicolmente ideologica? Ma poi ci verrebbe da dire “lasciate che l’asterisco faccia l’asterico” e non venga usato e reinventato anch’esso per indicare sulla carta, generi che nella realtà non esistono.

Ma il messaggio del collettivo in questione, non fa che riconfermare ciò a cui era arrivato anche Poe, il quale sosteneva che “ogni estremismo è indistinguibile dalla sua caricatura”. Insomma, siamo di fronte ad un nuovo, illuminato intervento, di quelli a cui ci hanno abituato le nostre amiche femministe e di cui, in questi tempi di emergenza, si sentiva davvero la mancanza.

 

di Manuela Antonacci

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