31/07/2021 di Luca Volontè

Cosa possiamo imparare dalla legalizzazione dell’eutanasia in Olanda?

Il Movimento Politico Cristiano Europeo (EPCM) e l’organizzazione di bioetica NPV-Zorg voor het leven (NPV-Care for life) hanno presentato una ricerca sulla eutanasia in Olanda, che fa emergere come la legalizzazione dell'eutanasia venga discussa in un numero crescente di parlamenti nazionali e che in alcuni Paesi sono state sviluppate proposte legislative per realizzarla in modo simile a quello che accade da decenni proprio in Olanda.

Spesso, infatti, i Paesi Bassi sono visti come un esempio “positivo” di una società in cui l'eutanasia è integrata nel sistema sanitario nazionale. Al fine di garantire che i responsabili politici di altri paesi possano prendere decisioni informate sulle questioni dell'eutanasia, la pubblicazione fornisce una panoramica storica, una descrizione dello stato attuale delle cose e un'analisi della pratica olandese dell'eutanasia.

La ricerca mostra quali lezioni – e criticità - possono essere apprese dai Paesi Bassi. Nel 2001 i Paesi Bassi sono stati il primo paese al mondo a legalizzare l'eutanasia adottando la "Legge sull'interruzione della vita su richiesta e legge sul suicidio assistito". Inizialmente, questa legge era destinata alle persone che erano nell'ultima fase della vita o per i malati terminali. Nel frattempo, tuttavia, le categorie di persone che possono chiedere l'eutanasia ha continuato ad espandersi.

Addirittura anche l'eutanasia su neonati e pazienti con demenza è diventata una pratica legalizzata. L'eutanasia, dunque, su persone indifese che non si rendono conto di essere ‘messe a morte’. In un ulteriore sforzo per erodere gli standard della legge sull'eutanasia, una forte pressione politica è ora indirizzata per approvare una "legge sulla eutanasia lungo tutta la vita" e per legalizzare una "pillola assassina" per coloro che, pur non ammalati,  pensano che la loro vita sia completa e finita. Nel dibattito pubblico si sottolinea spesso che l'eutanasia riguarda persone autonome che decidono da sole quando porre fine alla loro vita. Tuttavia, se si scava più a fondo, si scoprono sempre tutti i tipi di fattori esterni che esercitano un'influenza indebita su quella che dovrebbe essere la decisione di una persona autonoma.

La ricerca in questione ha infatti evidenziato che nei casi di "vita completata" la solitudine è spesso il principale problema, così come la paura di essere considerati un fastidio per i propri figli. Le persone che dicono che la loro vita è ‘finita’ sono spesso persone che sono stanche della loro esistenza o hanno una paura terribile di continuare a vivere. La morte, quindi, viene presentata come una soluzione.

Guardando al drammatico quadro olandese, il timore è che una "legge per l’eutanasia lungo tutta la vita" metta un'indebita pressione sulle persone vulnerabili. Se qualcuno chiede assistenza per porre fine alla sua vita, la risposta dovrebbe concentrarsi sulle cause sottostanti e sul tentativo di aiutare la persona a sentire che la vita è degna di essere vissuta.

Per questo motivo, quindi, la speranza – non solo per l’Olanda, ma anche per la stessa Italia – è quella di accrescere e sostenere l’uso delle cure palliative: un aiuto e un'assistenza di alta qualità e personalizzata che salvaguardi la dignità di una persona negli ultimi stadi della vita piuttosto che la sua fine.

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