21/01/2022 di Luca Volontè

Cosa accade dopo che si legalizza l’eutanasia? La risposta, drammatica, arriva dal Canada

Il numero di canadesi che accedono al suicidio assistito e all'eutanasia è aumentato bruscamente dal cambiamento della legge avvenuto cinque anni fa. Lo confermano le statistiche recenti. Un rapporto di Health Canada pubblicato la scorsa settimana indica che il numero di decessi “assistiti” registrati in Canada è cresciuto da 2.838 nel 2017 a 7.383 nel 2020 – un aumento di oltre il 160%.

La legge canadese “Medical Aid in Dying” (MAiD) è stata approvata nel 2016, legalizzando il suicidio assistito con cui i medici prescrivono farmaci letali. Fu presto esteso per consentire anche l'eutanasia vera e propria, quindi con il ruolo dei medici attivo per provocare la morte dei pazienti. C'è stato un aumento costante dell'accesso alla morte assistita ogni anno, con – come dicevamo -2.838 casi nel 2017, 4.478 nel 2018, 5.425 nel 2019 e 7.383 nel 2020, mentre i dati per il 2021 non sono ancora disponibili.

Il cancro è stato registrato come la ragione della maggior parte delle richieste di morte assistita nel 2019 e nel 2020 (67%), con condizioni cardiovascolari e respiratorie croniche come seconda e terza malattia per cui si chiede l’eutanasia. L'età media dei cittadini canadesi che hanno fatto domanda per il suicidio assistito o l'eutanasia nel 2019 e nel 2020 è stata di 74 anni.

Nel Regno Unito, invece, gli attivisti pro-life hanno messo in guardia contro l'introduzione del suicidio assistito, proprio visto il drammatico esempio della fulminea espansione di questa pratica in Canada.

In una lettera al quotidiano ‘The Herald’ dei giorni scorsi, Gordon MacDonald, CEO della ‘Care not Killing Alliance’ inglese, ha avvertito come le proposte di legge sulla eutanasia in discussione in Scozia minerebbero la medicina palliativa: "Il disegno di legge fornirebbe una soluzione economica per i responsabili politici o i manager del NHS (servizio sanitario nazionale), consentendo loro di eludere i loro obblighi di affrontare il bisogno insoddisfatto di cure palliative. L'esperienza di quei paesi che hanno imboccato la strada del suicidio assistito o dell'eutanasia dimostra che lo sviluppo delle cure palliative è ostacolato quando tale legislazione è in vigore. Di fronte alla scarsità di risorse del NHS, al sovraccarico di lavoro per medici ed infermieri, a causa della pandemia, e alla prospettiva di enormi risparmi da realizzare consentendo ai pazienti di porre fine prematuramente alla loro vita, possiamo davvero fidarci dei politici per elaborare una legge che limiti davvero gli abusi in questa pratica?".

La risposta, vista proprio l’esperienza in Canada, non dissimile per crescita dei morti per eutanasia a quella registrata in Belgio recentemente, porta ad una sola risposta: NO! Meglio prevenire (ed evitare ogni legge sull’eutanasia o suicidio assistito) piuttosto che ‘curare con la morte’ il paziente.

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