09/10/2015

Contraccezione e famiglia – Il futuro è dei metodi naturali?

In occasione del Sinodo sulla famiglia, l’ostetrica aretina Flora Gualdani – fondatrice dell’opera Casa Betlemme – ha pubblicato il saggio “Occidente, procreazione e Islam”.

Nel testo vengono trattati temi molto attuali (dalla contraccezione, alla PMA, all’ecologia umana) con un linguaggio scientifico ma nel contempo accessibile, frutto di anni e anni di esperienza sul ‘campo’ e di colloqui in quello che la Gualdani ama definire il ‘confessionale ostetrico’.

Il blog dell’Associazione Libertà&Persona ne ha recentemente pubblicati alcuni estratti, che noi ora vi riproponiamo organizzati in sintesi.

Flora Gualdani inizia il suo approfondimento rilevando la schizofrenia di cui è vittima l’Occidente. Da un lato, infatti, si combatte il legittimo desiderio di maternità delle donne sotto varie modalità – si pensi in primis ai vincoli lavorativi, economici e sociali – e si propaganda un ricorso indiscriminato alla contraccezione e all’aborto, in favore di una soddisfazione del desiderio sessuale libera da qualsiasi vincolo e responsabilità. Nel contempo, tuttavia, si mira a distruggere i muri dell’infertilità e, grazie alla fecondazione artificiale (omologa o eterologa non cambia) o alla pratica dell’utero in affitto, si favoriscono le politiche del ‘figlio sano’ e del ‘figlio a tutti i costi’.

Questa impostazione, lo si capisce subito, è però piena di contraddizioni e, anziché essere per l’uomo, è un boomerang che gli si rivolge contro. “Il paradosso cui accennavo – scrive la Gualdani – è nocivo perché alla fine ci facciamo del male da soli. I danni della fecondazione artificiale cominciano ad essere abbastanza conosciuti: in Gran Bretagna ormai da diversi anni l’Authority ha imposto l’obbligo di un’adeguata informazione alle coppie che si vogliono sottoporre a queste tecniche, circa i rischi potenziali di salute per i nascituri. [...] La maggior incidenza di complicanze subite dai figli della provetta (parti prematuri, malformazioni, difetti genetici e problemi di salute a lungo termine), fa dire al neonatologo Carlo Bellieni che si tratta di «un problema clinico prima che etico» (Le nuove tecniche riproduttive: rischi etici e clinici, Journal of Medicine & the Person, 2004). Ai pericoli assai gravi che la donna corre in prima persona con le iperstimolazioni ovariche, si aggiungono quindi i danni alle generazioni future”.

Ma, continua l’ostetrica, il problema più grave riguarda la contraccezione, che interessa molte più coppie (‘solo’ 1 su 5 soffrono di infertilità). “La contraccezione (specialmente quella ormonale) è invece ormai da decenni un comportamento di massa a livello globale. Tuttavia certe preoccupazioni per i suoi pericoli vengono sottovalutate o sottaciute, al di là del bugiardino nella scatola”, mentre tanti esperti – da Lejeune, Chargaff e Billings, solo per citarne alcuni – già decenni fa ne denunciavano la pericolosità, ovviamente rimanendo perlopiù inascoltati.

Pericolosità della contraccezione che riguarda la salute delle donne, dei bambini, ma anche degli uomini, “poiché i residui ormonali della pillola, usata ogni giorno da cento milioni di donne nel mondo, dalle fogne finiscono per riversarsi nei fiumi e poi nel ciclo delle acque, danneggiando non soltanto gli ecosistemi ma anche la delicata fertilità maschile”.

Cosa ci riserva il futuro, quindi? “Dal mio ‘confessionale’ ostetrico, dopo mezzo secolo di esperienza professionale e pastorale accanto alla donne, mi sono convinta – afferma la Gualdani – di un paio di cose: la contraccezione è una proposta vecchia e la provetta non ha futuro. Il futuro è dei metodi naturali: da lì passa la qualità dell’amore e la qualità della generazione. Dopo la de-medicalizzazione del parto e della gravidanza (e dopo aver riscoperto l’allattamento al seno) la prossima tappa riguarderà la gestione della fertilità. Educando alla disciplina dell’autocontrollo. [...] Una volta una coppia che avevo istruito sui metodi naturali, tornò a ringraziarmi con queste parole: «Ci hai insegnato a spostare una montagna con la punta del mignolo». Si tratta di una consapevolezza corporea (fertility awareness) sempre più apprezzata non soltanto dalle coppie e dalle femministe, ma anche dalle donne consacrate: giovani e meno giovani. Avendola insegnata ad ogni tipo di donna, posso confermare che questa è la strada educativa nella quale le persone diventano «veramente libere e liberamente vere» (cardinale Carlo Caffarra). In una società che parla di amore liquido, è la strada per costruire famiglie solide“.

Redazione

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