11/03/2019

Congresso mondiale delle Famiglie. Facciamo il punto dopo le polemiche

Minacce, offese e polemiche, ultima quella del sottosegretario pentastellato Stefano Buffagni, il quale ha rispolverato la spericolata equazione cattolicesimo uguale caccia alle streghe. Più si avvicinano gli inizi dei lavori, più sul Congresso Mondiale delle Famiglie (World Congress of Families, Wcf) che si terrà a Verona a fine mese, dal 29 al 31 marzo, piovono accuse ridicole e critiche infondate. Cose che amareggiano eppure, al tempo stesso, che in qualche modo incoraggiano, dal momento che sottolineano la natura controcorrente di questo grande evento per il quale, a breve, si terrà la conferenza stampa di presentazione. Non solo. Oltre che controcorrente, l’appuntamento si annuncia come estremamente ricco. A dirlo, diversi elementi.

Il primo che balza all’occhio è quello – notevole – dell’importanza degli ospiti. Si parla infatti del vicepremier Matteo Salvini, del ministro della famiglia Lorenzo Fontana, del presidente moldavo Igor Dodon, del patriarca della Chiesa Cattolica Sira Ignazio Giuseppe III, di Massimo Gandolfini del Family Day, oltre che di Katalin Novak, segretario di Stato e ministro per la famiglia ungherese e, naturalmente, di Toni Brandi e Brian Brown, presidenti rispettivamente del World Congress of Families di Verona e di quello internazionale. Da questo punto di vista, l’evento veronese sarà anche un’occasione per rinnovare solidarietà al professor Gandolfini, recentemente oggetto di gravissime minacce di morte.

Tornando alle ragioni che rendono il Congresso Mondiale delle Famiglie assai interessante, non si può non evidenziare, ancora una volta, lo spessore dei temi che verranno affrontati. All’evento, al quale sono già assicurate centinaia e centinaia di presenze, si parlerà infatti di bellezza del matrimonio, di diritti dei bambini, di ecologia umana integrale, di donna nella Storia, di crescita e crisi demografica, di salute e dignità della donna, di divorzio e le politiche aziendali per famiglia e natalità. Uno sguardo a tutto tondo, insomma, sulle questioni antropologiche e bioetiche fondamentali. Nessuna criminalizzazione della donna, dunque, né alcuna difesa di stereotipi o posizioni ideologiche, diversamente da quanto i detrattori di questo appuntamento, da tempo, vanno dicendo, anzi infamando.

Merita una sottolineatura un altro aspetto chiave del World Congress of Families 2019, vale a dire la possibilità – quanto mai concreta – che le tematiche affrontate, diversamente da quanto spesso accade in occasioni simili, non vadano a esaurirsi in un magari elevato ma alla fine inconcludente confronto tra esperti. Anzi, c’è quasi la certezza che così non sarà, con quanto ci si dirà a Verona destinato – in tempi che ci si augura ragionevoli – a tradursi in atti politici se non in vere e proprie iniziative legislative. Non sarà dunque “solo” un ritrovarsi tra pro family di tutto il mondo, che pure sarebbe qualcosa di decisamente importante. Sarà l’occasione per tracciare assieme un percorso di rilancio della cultura del matrimonio e della famiglia.

Rafforza questa confortante prospettiva il fatto che la totalità degli esponenti istituzionali presenti – fra i quali non mancheranno rappresentanti locali come il presidente del Veneto Luca Zaia e il sindaco di Verona Federico Sboarina – ha già dimostrato con i fatti, prima che con le parole, il proprio interesse a lavorare a difesa e promozione della “cellula fondamentale della società”. L’ipotesi che a fine marzo dalla città scaligera possa quindi nascere qualcosa di eccezionale e durevole è dunque, a ben vedere, ben più che una ipotesi. È quasi una certezza. Un motivo in più, per quanti hanno a cuore i valori non negoziabili, per fare il possibile per esserci.

Giuliano Guzzo

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