17/11/2020 di Giuliano Guzzo

Con il ddl Zan in pericolo anche le libertà universali e i diritti umani

E se il ddl Zan-Scalfarotto fosse contrario alla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani approvata il 10 dicembre 1948 dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite? Forte ed apparentemente provocatoria, questa domanda – che finora quasi nessuno sembra essersi posto – potrebbe in realtà avere più di un fondamento, confermando quanto la legge contro l’omotransfobia, più che introdurre e tutelare diritti, vada a lederne: e, per di più, di fondamentali.

Tale pensiero, che di certo sarà rigettato con sdegno - se non con orrore - dai fautori della citata legge, così cara al mondo arcobaleno, poggia in effetti sulla semplice lettura dell’articolato della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, che tra i tanti che elenca fa emergere con chiarezza due diritti fondamentali che il  ddl Zan-Scalfarotto pare mettere seriamente in discussione.

Il primo diritto è quello della libertà di opinione e di pensiero, ossia un principio che la celebre Dichiarazione scandisce neppure in uno bensì in due distinti articoli, che sottolineano come ciascuno abbia da un lato «diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione» (art.18) e, dall’altro, conseguentemente, vi sia il «diritto alla libertà di opinione e di espressione incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione» (art.19). Ora, come si conciliano questi due solenni diritti con la «propaganda di idee» fondate «sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere», che all’articolo 2 il ddl Zan-Scalfarotto sanziona, sfuggendo peraltro alla tipizzazione delle norme penali?

A questo dubbio, già grave, se ne somma uno ancora più rilevante. La Dichiarazione Universale dei Diritti Umani riconosce infatti la famiglia come «nucleo naturale e fondamentale della società» avente «diritto ad essere protetta dalla società e dallo Stato» (art. 16 comma 3), prevedendo pure in modo chiaro che i genitori abbiano «diritto di priorità nella scelta del genere di istruzione da impartire ai loro figli» (art. 26 comma 3). Anche qui: come si conciliano queste norme, di straordinaria limpidezza, con la disposizione, che si legge nel ddl già approvato alla Camera, secondo cui la Giornata nazionale contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia debba essere un appuntamento per le  «scuole di ogni ordine e grado» (art. 7 comma 2)?

Si avanza il dubbio dal momento che è evidente come esista un conflitto tra il primato educativo della famiglia così come proclamato dalle Nazioni Unite e l’inserimento tassativo di un appuntamento Lgbt nelle «scuole di ogni ordine e grado»; senza peraltro dimenticare un altro passaggio di non poco conto, e cioè che già parlare di famiglia come «nucleo naturale» - come abbiamo ricordato che fa la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani – appaia in contrasto con la filosofia che ispira l’intero impianto del ddl Zan-Scalfarotto, iniziativa legislativa che prende le mosse dall’idea che non esista una famiglia «nucleo naturale» ma, ormai, tante “nuove famiglie” che sarebbe semplicemente intollerabile, anzi omotransfobico, non riconoscere.

Non serve insomma esser fini giuristi per osservare come la nuova legge che il nostro Parlamento – con determinazione e fretta degne di miglior causa – sta approvando, ed anzi ha già approvato in uno dei suoi rami, si ponga in conflitto non solo con il diritto naturale, questo sconosciuto, ma anche con vari passaggi della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani che proprio al diritto naturale, in effetti, è sotto più profili ispirata.

Non resta allora, a questo punto, che augurarsi che tali considerazioni – difficilmente contestabili e, lo si ripete, alla portata di tutti – possano incoraggiare gli oppositori al Zan-Scalfarotto affinché, allorquando esso sarà oggetto di discussione in Senato, possano ricordare che la libertà di opinione e pensiero da un lato, e il primato educativo delle famiglie dall’altro, sono fondamenta di civiltà prima che giuridiche che nessun Legislatore positivo, tanto meno il nostro caro Parlamento, può permettersi il lusso di porre fra parentesi.

 

 

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