07/01/2020

Chelsey Nelson, la fotografa costretta a lavorare per i matrimoni gay

Dopo il no dei pasticcieri, arriva quello della fotografa. Sì perché oggi avere un mestiere che ha a che fare con un evento come il matrimonio, può diventare davvero rischioso, se si decide di seguire la propria coscienza e non solo il dio denaro.

Stiamo parlando di Chelsey Nelson, una fotografa specializzata in montaggio video e blog matrimoniali che ha avviato una causa contro un’ordinanza di Louisville, in Kentucky, perché la costringerebbe a fotografare matrimoni omosessuali e a tacere la sua fede cristiana sul suo sito web.

Cosa dice l’ordinanza di Louisville? Con la solita, apparente, solfa della “non discriminazione”, in realtà nega la libertà di pensiero e di scelta a chi si oppone ad una certa visione antropologica e di conseguenza anche del matrimonio e della famiglia che da essa deriva: L’ordinanza di Louisville, infatti, rende illegale che «una persona possa negare a un’altra il pieno ed uguale godimento di beni, servizi, strutture, privilegi, vantaggi e alloggi» sulla base anche dell’ «orientamento sessuale».

Infatti i legali di Chelsey, che si è affidata all’ Alliance Defending Freedom, un’organizzazione cristiana senza scopo di lucro, sostengono che la suddetta ordinanza calpesti proprio il primo emendamento della Costituzione degli Stati Uniti che garantisce la terzietà della legge rispetto al culto della religione e il suo libero esercizio, nonché la libertà di parola e di stampa, ma l’ordinanza violerebbe anche il Kentucky Religious Freedom Restoration Act che vieta al governo di limitare la libertà religiosa dei cittadini, in nome del rispetto delle norme.

Insomma, tempi duri per chi decide di vincolare la propria coscienza alla sola legge morale, per sottrarsi a quello che rischia di diventare sempre di più un modello di Stato simile allo Stato etico, il grande Leviatano che con i suoi tentacoli arriva ad insinuarsi anche nella sfera più intima della vita dell’individuo, lì dove regna una libertà inviolabile che persino Dio rispetta.

 

di Manuela Antonacci

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